1408: I Dis-Adattati!

Article by · 12 giugno 2018 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).

#19 1408

Questo mese prendiamo in esame una storia breve di Stephen King adattata per il grande schermo. Il protagonista, Mike Enslin (John Cusack) è uno scrittore passato dai romanzi alle guide sulle case infestate. Proprio per questo decide di passare la notte nell’albergo Dolphin a New York, anche se scoraggiato dal suo direttore Gerald Olin (Samuel L. Jackson). Deciso a non mollare, Enslin si lascia strappare una promessa. Se riesce a resistere un’ora soltanto nella stanza, avrà diritto a una vacanza gratis. L’uomo, ormai convinto che le camere fantasma non esistano, accetta e si lancia così nella sfida.

I Dis di questa storia…

La storia dura poco meno di 50 pagine e il film due ore. Va da sé che molte cose sono state cambiate (se non mitigate) per permettere la visione del film a tutti. Nel libro, Enslin era più sboccato e disilluso di quello del film, convinto fino alla fine che avrebbe vinto lui e non gli sarebbe successo nulla nella stanza maledetta. Poco importa se ci sono stati numerosi suicidi, lui è convintissimo di farcela e quasi ce la fa.

La camera del film decide di chiuderlo dentro in svariati metodi e grazie agli effetti speciali abbiamo una resa molto forte della stanza che domina su tutto ciò che le sta intorno. Quando Mike chiama l’uomo della caldaia, lui neanche entra dentro, sta sulla porta e lo aiuta perché, come tutti, ha paura di entrare là dentro e preferisce restarne fuori. Solo un pazzo come Enslin potrebbe stare là dentro e provare addirittura a dormirci per un’ora.

…E gli adattati

Durante la lunga ora all’interno della stanza, Enslin vede i suicidi, che lo chiamano e gli appaiono sotto varie forme; vede anche come la stanza stia provando a buttarlo fuori. Anche la parte con la famiglia di Enslin, totalmente inventata, regge la resa del film e ci fa empatizzare con lui, che s’è chiuso da solo in una camera infestata e sembra convinto di restare là a tutti i costi. La parte del film dove è tutta un’illusione della stanza rende benissimo lo spaesamento di lui nei confronti del luogo.

Passiamo quel periodo di film a riprenderci, come a prendere aria dopo che siamo stati per un lungo periodo sott’acqua, senza però capire che siamo ancora sott’acqua e che è la stanza a comandare tutto. Questo tema horror classico della stanza che comanda viene quindi sviluppato bene, senza fronzoli e senza troppe sorprese. Funziona come un orologio ben preciso e regala momenti di sano terrore (o comunque ansia) e ti fa domandare cos’altro potrebbe succedere al protagonista.

Mike Enslin, scrittore

Nella raccolta di racconti, Mike Enslin è uno scrittore convinto che le case infestate non esistano ed è proprio per questo che, convinto, si presenta alla porta del Dolphin Hotel reclamando a gran voce una stanza: non gli succederà niente perché ha dormito in cimiteri, case infestate e altri luoghi ameni, figuriamoci se lo fa desistere una stanza d’albergo. La convinzione di Enslin è resa benissimo da John Cusack, che discute per avere la chiave della stanza. Chiave non magnetica perché l’arredamento è fermo agli anni ’80 e la stanza non figura in quelle prenotabili dal sito dell’albergo.

Nel giro di un’ora dentro la stanza però le convizioni di Enslin paiono decadere; se prima non era convinto dell’esistenza degli spiriti, ora si ritrova chiuso dentro una stanza che potrebbe facilmente ammazzarlo o portarlo alla pazzia. Il plus della storia cinematografica, inoltre, è dato dal passato di Enslin, che ha perso una figlia da poco e si è lasciato con la moglie. Nel racconto questa parte non esiste. Il tema principale del racconto è la presenza di forze oscure in una banale camera d’albergo, ecco perché non ci sono “fronzoli” come quelli adottati dal regista. Mike Enslin è una figura standard, un non credente che pensa di fare una cosa coraggiosa e sopra le righe. La realtà che affronta, però, fa capolino solo dopo aver girato la chiave nella toppa. Da là, la sua ora, segnata dalla radio sveglia, sarà un continuo crescendo di manifestazioni demoniache, con apparizioni spaventose e ripensamenti al suo passato.

Tirando le somme

La parte più tranquilla (quella che la stanza gli induce come visione) riguarda il suo passato e su come non l’abbia saputo affrontare. Enslin soffre e noi con lui perché, finalmente, capiamo i motivi dietro al suo cambio vita come scrittore e sia passato dai romanzi alle guide su dove dormire quando si vuole fare gli spavaldi.

Il film riesce quindi a catturare l’essenza della storia, a renderla com’era e, addirittura, a rendere un personaggio così “piatto” interessante. Visto che la vera protagonista della storia era la stanza, è stato creato, a parte, un personaggio valido che interagisce con lei. La sfida vera quindi è tra la camera e lui: quest’ultimo, dormendoci dentro, decide di motivarla.

Se si volesse recuperare la storia col film, la storia è contenuta nella raccolta di racconti “Tutto è Fatidico“, uscita nel 2001 per Sperling & Kupfer.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.