About A Boy: I Dis-adattati!

Article by · 11 luglio 2018 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).

#20 About A Boy 

Forse il libro/film più famoso di tutta la carriera di Nick Hornby, About a boy è l’incarnazione del londinese moderno, ancora prima che il XXI secolo si affacciasse. Candidato ai premi oscar come miglior sceneggiatura non originale, ha consacrato Hugh Grant come “eterno ragazzo” del grande schermo.

Londra, 1993. Will (Hugh Grant) è un ricco londinese che non fa nulla per vivere e che incassa la rendita di un successo musicale del padre, ” la super slitta di Babbo Natale”. Incurante degli altri, Will è un perfetto Peter Pan contemporaneo, non pensa che ai fatti suoi e non ha intenzione di aiutare nessuno. Finché nella sua vita non appare Marcus.

Marcus, figlio di Fiona, è un ragazzino strano, che canta a occhi chiusi “Killing me softly” e vive con la madre, aspirante suicida salvata in extremis proprio da Will. Ma come fanno due persone così diverse a  trovarsi?

In questo ruolo di eterno Peter Pan Hugh Grant è perfetto, tant’è che ancora se lo ricorda così il pubblico. Questo ruolo e quello di Daniel in Bridget Jones sembrano cuciti addosso a Grant che, fino alla fine, ci regala il perfetto uomo egocentrico che, nonostante tutto, a volte sa aiutare qualcuno in difficoltà.

Anche l’attore che fa Marcus (Nicholas Hoult) è perfetto per esprimere il disagio generazionale: il ragazzino, infatti, è bullizzato. E la madre, Fiona (Toni Collette), non sembra far caso a questa cosa, madre single e rimasta col cervello nella sua giovinezza hippie. Marcus, da bravo figlio qual è, vorrebbe qualcuno per sua madre, ed ecco che lui e Will si incrociano. Will ha messo in atto l’ennesima bugia e si è presentato in un gruppo di genitori single insieme. Come non approfittarne per mettere i due insieme?

I Dis di questa storia…

Di Dis non ce ne sono molti, tolto il cambio sul finale dove sono eliminati i riferimenti sui Nirvana (è pur sempre il 1993/1994) e che nel libro non c’è il minimo riferimento sulla gara di canto della scuola. Anzi, nel film non c’è proprio il riferimento di Marcus che si “fidanza” con Ellie, sua coetanea immersa nell’atmosfera grunge che aleggiava su Londra negli anni ’90. Tolto il riferimento a Will che compra a Marcus “In Utero” dei Nirvana con un lettore cd, i riferimenti alla band sono spariti. Sparito è anche il “Championship Vinyl”, altro luogo di un altro romanzo di Hornby, “Alta fedeltà” (e sempre adattato per il grande schermo). La relazione tra Rachel (Rachel Weisz) e Will inoltre è ripresa in toto dal libro, così come il gruppo “genitori single soli insieme”, gruppo dove Will si imbuca per rimorchiare mammine.

…E gli adattati

Come abbiamo già detto, il finale è cambiato, con la rimozione della morte di Kurt Cobain e la gara di canto scolastico. Qui Marcus, sicuro delle sue capacità, decide di cantare perché “quando canto mia madre è felice” e poco importa se sarà un suicidio sociale, lui vuole farlo per impedire alla madre di ritentare il suicidio e perché, grazie all’amicizia di Will, si sente più sicuro come ragazzo. Anche Will, abbandonati i panni dell’egoista, interviene in uno dei duetti più famosi del cinema. Perché, se “Ogni uomo è un’isola”, come dice Will e attribuisce erroneamente a Jon Bon Jovi, allora forse all’uomo serve un arcipelago di isole per vivere bene. Marcus, senza rendersene conto, ha scardinato le convinzioni di Will, rendendolo più empatico.

Per la prima volta Will è sincero, ammette i suoi errori e giura di non andare più ai gruppi per mamme single a rimorchiarle. Poco importa se ha conosciuto Marcus con l’inganno, durante le due ore il personaggio di Will cresce, così come Marcus, reso indipendente proprio da Will. È Will che lo lancia nell’adolescenza, proprio perché lui ancora vive come un ragazzino. Vivendo di rendita del successo del padre, Will non ha mai lavorato un giorno e mai lo farà, restando così in un limbo che si rompe quando entra Marcus nella sua vita. Però è lui la guida di Marcus, che con le scarpe nuove, il lettore cd e i Nirvana lo introduce nell’adolescenza.

Marcus e Will

Sfigato tra gli sfigati, Marcus vive in una sua magica bolla dove, con la madre, il tempo si è fermato, tant’è che quando cantano “Killing me softly” al piano, Marcus non si vergogna di chiudere gli occhi per metterci enfasi, cosa che Will trova assolutamente ridicola.  Anche Marcus però avrà la meglio su Will, specie quando lo smaschera davanti alle mamme del gruppo di single. Will, infatti, per entrare ha inventato un fantomatico figlio di due anni, e di lui padre single “sedotto e abbandonato” da una donna tanto fatale quanto inesistente.

Will è un isolano (ogni uomo è un’isola) e, in quanto tale, è cocciuto e isolato dal mondo, eterno egoista che ignora gli altri. La superficialità di Will cozza con la profondità emotiva di Marcus, solo in una scuola piena di bulletti che lo torturano in ogni modo.

Tirando le somme

Il film è davvero ben costruito e rappresenta quello che si può definire un buon adattamento. Senza mettere troppo la mano sul fuoco, nonostante il cambio di finale, si potrebbe tranquillamente vedere il film senza passare dal libro. I personaggi sono costruiti benissimo e rievocano l’attinenza ai personaggi londinesi di Hornby, maestro della capitale inglese e buon rappresentatore dei suoi abitanti. E se il film non basta, avevano provato a farne una serie tv.  Se si volesse recuperare il libro, è edito dall’editore Guanda.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.