Altered Carbon: Netflix vince nel mondo del cyberpunk

Article by · 7 Febbraio 2018 ·

2384, Bay City

Gli esseri umani non sono più schiavi della morte. La mente viene salvata su una pila alla base del collo. Una volta che il corpo muore basta spostare la pila in un altro ed è fatta.
Certo, cambiare troppi corpi diversi rischia di far diventare schizofrenici. La soluzione è inserirsi nei cloni, ma solo i ricchi possono permetterseli. Perfino i corpi normali costano troppo per la maggior parte delle persone, portando a una divisione ancora più netta tra ricchi e poveri.
Questo è il setting di Altered Carbon, serie Netflix creata da Laeta Kalogridis e arrivata sulla piattaforma il 2 Febbraio.

I Mat e gli altri

I Mat, diminutivo di Matusalemme, sono i ricchi. Coloro in grado di vivere in eterno. È uno di questi, Laurens Bancroft, a riportare in vita dalla sua ibernazione/prigionia durata 250 anni Takeshi Kovacs, Kinnaman, scaricandolo nel corpo di un poliziotto morto da poco. Takeshi è un ex militare imprigionato per aver preso parte a una ribellione più di due secoli prima. A Bancroft questo non importa, lui vuole il meglio. Qualcuno ha provato a ucciderlo, sparandogli alla testa e tentando di cancellare il suo backup. L’omicidio è fallito, ma il tentato killer non è stato trovato. Per la polizia si tratta di un suicidio andato male.

Il potere di Bancroft è evidente. Ha 460 anni, vive in una villa sopra le nuvole, domina la città così come controlla la sua famiglia. I Mat sono poco meno che Dei. Hanno accesso a vite infinite, così da accumulare ricchezze e potere in eterno. Sotto di loro le persone muoiono, in una città sovraffollata, scura e piovosa come nei migliori mondi cyberpunk.
Il contrasto è chiaro, sottolineato in ogni scena. Da una parte ci sono buio e degrado, dall’altro ville enormi con grandiosi giardini e pareti bianche, abitate da persone sempre più distanti dalla condizione umana.

altered carbon netflix why so serial recensione

Non è la tecnologia il male, ma l’uso che se ne fa

In un mondo dove si può morire solo se viene distrutta la pila delle persone e il corpo è diventato un accessorio sostituibile si sono adeguate leggi, religioni e credenti. Gli hotel hanno permessi per uccidere i corpi dei criminali ed esistono combattimenti fino alla morte per il divertimento degli spettatori.
I cristiani condannano il prolungamento della vita dopo la distruzione del corpo, ovviamente.
Protestano fuori dalle cliniche dove le persone vengono riportate in questo mondo, certi che questa pratica porti alla distruzione dell’anima.

Da un lato, vedendo come si comportano i Mat, non è difficile capire il perché di certe conclusioni. Dall’altro, però, perché dovrebbe essere negato a una bambina di tornare in vita dopo essere stata uccisa? Perché non riportare in questo mondo una vittima di omicidio così da condannare l’assassino?

Se l’abuso che ne fanno i Mat appare disumanizzante, allo stesso modo l’estremo opposto non appare come veramente fattibile. Come per qualsiasi cosa, la soluzione dovrebbe stare nell’equilibrio, in personaggi come la Dective Ortega (Higareda). Non è giusto che la morte sia definitiva, neanche che la vita sia eterna. Che senso ha restare al mondo, se si ha già tutto? E come si può morire lasciandosi dietro così tanto da vivere?

Altered carbon kovacs spedi envoys why so serial netflix

Dove Villeneuve fallisce, Altered Carbon riesce

Un paragone con Blade Runner 2049 non poteva non venire fatto. Il film è stato un flop, incapace di appagare i gusti del pubblico. Troppo lungo, troppo lento, troppo approssimativo con la rappresentazione dei personaggi. Altered Carbon invece, funziona. Mantiene le regole base del cyberpunk ed esteticamente si rifà molto al vecchio Blade Runner, giustamente. Ma questo non impedisce alla serie di essere moderna. I nuovi gusti degli spettatori vengono integrati, così da aggiungere realismo ed empatia.

Scene action, flashback ed esplosioni si susseguono, alternandosi al parlato e all’indagine, movimentando lo spettacolo. I personaggi si mostrano in tutte le loro sfaccettature. Kovacs non è solo il detective imbronciato, è una persona complessa con dubbi e fragilità, intelligente e forte, ma non per questo indistruttibile. Ride, piange e uccide. I personaggi attorno a lui non sono da meno. Poe, la I.A. che gestisce l’hotel dove alloggia Takeshi, si rivela più umano degli umani (in più di una ripresa). Ortega è il conflitto tra religione e modernità: sebbene sia di una famiglia credente, non è questo a definirla, così come non lo è l’amore per le persone perse o il suo senso di giustizia.

I personaggi, come persone vere, si rivelano più della somma delle loro parti. Sono più di un dettaglio funzionale alla storia. Respirano e camminano in un mondo complesso e variegato almeno quanto loro.


    Leave a comment