Atypical 2: il coming-of-age autistico torna su Netflix

Article by · 8 settembre 2018 ·

Atypical torna su Netflix con la seconda stagione: Casey affronta il cambio di scuola, i genitori stanno in crisi e Sam torna ad affrontare l’autismo.

Stagione all’insegna degli sconvolgimenti

Per chi non ricordasse molto della prima stagione, facciamo un recap veloce veloce: Sam ha superato l’infatuazione per la sua terapeuta Julia (dopo essersi fatto fare una s**a da Paige), Casey sta per cambiare scuola grazie ai suoi successi sportivi e i genitori Elsa e Doug sono in crisi piena dopo che Elsa ha avuto una tresca con un barista belloccio.

Quindi, la seconda stagione comincia sconvolgendo da subito la vita dei personaggi, che tanto per cominciare devono affrontare la separazione dei genitori. Non che ci sia troppo conflitto visto che si schierano subito col padre contro la madre fedifraga, che per il resto della stagione dovrà farsi perdonare… anche se finora i risultati sono pessimi.

Casey si trova in una scuola molto più upper class e subisce classismo fin dal primo istante in cui osa respirare. D’altro canto, Sam deve affrontare la sua vecchia scuola senza la sorella protettrice e vivere la sua relazione aperta con Paige, che finora è stata la cosa più succosa.

Ladies love autistic boys

La relazione aperta con Paige è seriamente la parte più gustosa di questo inizio di stagione (oltre al divorzio e metaforica lapidazione dell’antipaticissima Elsa). Dopo l’iniziale spaesamento per una relazione senza regole, che per Sam e per il suo autismo è qualcosa di inconcepibile, il ragazzo viene consigliato dal sempre presente Zahid e scopre il gusto di avere una relazione aperta.

Forse la parte migliore viene fuori in questi momenti: Atypical non fa pietismo spicciolo e non si fa problemi a mostrare Sam come uno stronzetto arrapato che una volta scoperta la libertà dagli impegni sentimentali non fa altro che pretendere limoni a intervalli regolari.

Rispetto al Sam che abbiamo visto nella prima stagione, ora lo ritroviamo decisamente cresciuto, più deciso a prendere in mano la sua vita.

Il tono un po’ sit-com che rende l’autismo divertente

Bisogna smorzare un po’ le lodi: Atypical è un teen-drama con l’aggiunta di un autistico. Non è un drammone, non è una commedia irriverente: è una serie tranquilla con un tono molto tranquillo, come ce ne sono molte altre, che ogni tanto caccia momenti davvero divertenti e che rendono valido il tutto.

Il suo più grande merito non è quello di aver raccontato l’autismo quotidiano (non quello dei bambini super-geni che ti fanno sbancare al casinò) in modo profondo, perché profondo non lo è. Atypical ha normalizzato l’autismo, mostrando un lato meno disperato e più comune che di solito non ci si aspetta.

Con la prima stagione abbiamo conosciuto Sam per quello che era: un adolescente con l’autismo, che nonostante le differenze mentali, vive come tutti gli adolescenti, con le cotte e i momenti di disperazione e tutto il resto che rende gustoso ogni teen-drama.

La stagione due tiene questo trend, facendo crescere ulteriormente Sam, mostrandocelo capace di affrontare la vita, a modo suo.

L’Anti-Telethon continua

Insomma, la seconda stagione si riconferma una serie leggera e piacevole, che racconta una malattia in modo tranquillo e privo di drammi esagerati e inutili.

Inoltre, il focus si è leggermente spostato da Sam e ha cominciato a dare molto più spazio ai suoi familiari e ai loro problemi (che a ‘sto giro sono pure più grossi), mostrando un mondo fatto di personaggi che, per quanto siano approfonditi quanto un teen drama consente, sono comunque ben costruiti e tutti tenuti in considerazione.

Tranne Zahid, lui compare solo per dare pessimi consigli, ma vabbè.

La mia vita è fatta di serie TV e film a livello da tossicodipendenza. Dicono che ho un problema, ma Mr. Z dice che finché faccio le recensioni va tutto benissimo, quindi…