Baby, la serie di Netflix a Roma

Article by · 3 Dic 2018 ·

La nuova serie di Netflix, Baby, è arrivata da qualche giorno sulla piattaforma di streaming e ha già fatto parlare di sé. Anche se non sempre bene, anzi, quasi mai. Ma è davvero così male o è solo tanto divertente lamentarsi dei prodotti italiani a prescindere?

Baby: tra Roma, OC e 13

L’istituto Collodi, un liceo privato della Roma bene, potrebbe sembrare un luogo perfetto per chiunque lo guardi da fuori, compresi i genitori degli alunni che ne fanno parte. Al suo interno, invece, i suoi studenti sono i più tormentanti degli adolescenti. Più o meno. Chiara e Ludovica sono due stundesse del Collodi. Una è la ragazza perfetta, popolare, bella, sportiva e brava a scuola. L’altra è l’anima tormentata, quella che ha i genitori separati, la madre incapace di stare da sola, il padre che non si fa mai vedere. È stata additata da tutta la scuola come la troia del momento, dopo che un video dove faceva un pompino a quello che era il suo ragazzo è diventato di dominio pubblico. Non potrebbero essere più diverse non fosse che entrambe, alla fine dei conti, hanno sedici anni, un sacco di problemi e non sanno dove sbattere la testa.

Una sera escono, Ludovica presenta a Chiara due sue conoscenze: Saverio, padrone di un locale fighetto di Roma, e il suo tirapiedi Fiore. Le due ragazze toccano con mano questo mondo dove vengono trattate da adulte, almeno in apparenza. Prima che se ne rendano conto, questa realtà fatta di soldi, uomini adulti e festini entra piano piano a far parte delle loro giornate.

Così da una parte c’è questo nuovo mondo e dall’altra la scuola, i problemi, i genitori e gli amici. E Damiano, l’ultimo protagonista di questa storia. Lui è quello arrivato per caso nel mondo dei ricchi, il Ryan di O.C. dell’occasione. Figlio di un ambasciatore, alla morte della madre è finito con l’andare a vivere con il padre che non ha mai conosciuto. Nel suo tentativo di fuggire da questo mondo di ricchi e bulli di cui non vuole far parte, anche lui rimane invischiato nel sottobosco illegale di Roma.

Sei puntate per decidere

Non dura tanto, sono solo sei puntate da non più di 47 minuti. Non chiede un grande sforzo per essere seguita e non ci vuole troppo per capire come funzionino i personaggi. I protagonisti sono un po’ stereotipati: Ludovica è sempre problematica, Damiano un po’ coatto e Chiara tenta di fare sempre la cosa giusta, quando vorrebbe solo fare quella sbagliata. I personaggi secondari, poi, sono ancora più semplici da decifrare, ma c’è anche da dire che non è che si vedano così tanto. Saverio è un viscido, ma freddo e consapevole del suo potere. Fiore è prepotente e incapace di controllarsi. Poi ci sono gli altri, i compagni di classe e gli amici, concentrati sulle loro piccole e grandi vendette liceali. E i genitori, incapaci di avvicinarsi ai figli e provare empatia per loro, finché non è troppo tardi.

Sono state dette tante cose su Baby. Che parla di un mondo che non esiste, i personaggi sono stereotipati, la recitazione poteva essere migliore, la sceneggiatura non è da Oscar, alcune scelte sono forzate, altre situazioni casuali e così via. Tutte vere. Baby non è una serie perfetta, anzi. Le scuole private per ricchi in Italia sono qualcosa di non così comune, per esempio. E non tutti i genitori sono completamente assorbiti dai loro problemi da non riuscire a vedere quello che stanno vivendo i figli. Ci sono molte coincidenze che fanno sì che Chiara, Ludo e Damiano rimangano inutili. E sì, ci sono battute forzate e momenti, forse, troppo inverosimili. Malgrado questo Baby riesce a raccontare un mondo fragile e imperfetto fatto di apparenze dal quale i suoi protagonisti vogliono fuggire.

Un po’ di bene, un po’ di male, un po’ teen

Baby non sarà la serie della vita, ma con ciò? Non è neanche così male e su alcune cose ci prende. Per esempio è vero che spesso a sedici anni ci si sente adulti, ma i grandi non permettono a un adolescente di far parte del loro mondo. I genitori continuano a trattarti da bambino, la scuola pretende che tu sia una persona responsabile. È vero che a volte si vive in un limbo dove sembra di non potersi fidare di nessuno e ogni scelta sembra quella sbagliata.

Si sarebbe potuto fare di meglio, ma questo si può dire di qualsiasi cosa. Il tono (non giudicante) e il modo in cui si parla della caduta di Ludo e Chiara nel mondo delle baby squillo è quasi elegante e, forse, più realistico di quanto non si vorrebbe credere. Non c’è nessun uomo incappucciato che rapisce le persone, ma semplicemente degli adolescenti fragili in un mondo dove non trovano un posto. Non si scade in scene di nudo che avrebbero tranquillamente attirato qualche spettatore in più. Forse, la parte migliore, è proprio il modo in cui vengono presentati i clienti delle ragazze, mai i mostri, ma le persone della porta accanto, gente di cui non si sospetterebbe mai.

Baby ha la sfortuna di avere tre caratteristiche che la rendono facilmente odiabile: è teen, è italiana e principalmente per un pubblico femminile.

 

Visto che Mr Z e io apprezziamo entrambi la frase Sapere è potere ho il compito di gestire le news, nel tempo libero scrivo anche qualche articolo.