Band of Brothers: Spielberg e Hanks cambiano le regole della tv

Article by · 17 luglio 2018 ·

Band Of Brothers è una miniserie ad alto budget della HBO andata in onda nel 2001, nata dalla collaborazione tra Tom Hanks, Steven Spielberg e lo storico Stephen Ambrose. Basata su un libro dello stesso Ambrose, racconta le vicende della Compagnia Easy dal loro addestramento fino alla fine della II guerra mondiale.

Fratelli al fronte

From this day to the ending of the world,
But we in it shall be remembered,
We few, we happy few, we band of brothers.

È da questi versi dell’Enrico V di Shakespeare che è stato tratto il titolo della miniserie. La banda di fratelli identifica il legame strettissimo che intercorre tra i commilitoni durante le operazioni di guerra. È un rapporto che va oltre l’amicizia, che supera il normale sentimento della vicinanza. I compagni d’armi sono quelli che devono guardarti le spalle, quelli che potrebbero salvarti la vita in casi estremi. Diventano importanti quanto la propria famiglia e si innesca un processo di condivisione e di fiducia reciproca. È quello che accade all’interno della compagnia Easy comandata dal maggiore Richard Winters (Damian Lewis) in una delle serie spartiacque della storia della televisione: Band of Brothers.

Una produzione colossale

Spielberg e Hanks. Basterebbero questi nomi per attirare l’attenzione degli spettatori più giovani. Band of Brothers, dopotutto, è uno show dei primi anni duemila, successivo di soli tre anni all’exploit cinematografico della stessa coppia creativa sul grande schermo con Salvate il soldato Ryan. La serie HBO non è però un semplice tentativo di riproporre una formula vincente, ma qualcosa del tutto nuovo. Grazie ad un budget mostruoso, infatti, uno dei più famosi registi americani ha avuto l’onore e l’onere di ridefinire la distanza che intercorreva tra cinema e televisione. Le cifre dietro Band of Brothers (125 milioni di dollari totali, 12 circa per episodio) oggi non impressionerebbero come allora. Sono ormai frequenti le produzioni che superano – e di gran lunga – questi numeri, eppure se oggi possiamo avere investimenti tali in tv lo dobbiamo soprattutto al successo di questa miniserie che si è accaparrata anche numerosi premi (6 Emmy).

Band of Brothers è la storia della Compagnia Easy del 2° battaglione, 506° Reggimento di Fanteria Paracadutista, 101° Divisione Aviotrasportata dell’esercito degli Stati Uniti. A partire dal loro addestramento a Camp Toccoa la serie mostra le (dis)avventure che portano il maggiore Winters e compagni fino al cuore dell’Europa, passando per il celebre sbarco in Normandia. L’arco di tempo preso in considerazione è quello che va dal 1942 al 1945.

L’orrore della guerra

Uno dei punti di forza di questo show è la ricerca dell’aderenza storica quasi maniacale. La guerra e il suo effetto sugli uomini è raccontata in modo esemplare, riuscendo a far trasparire tutta la folle crudeltà dello scenario bellico di metà secolo. Attraverso passaggi storici conosciuti e vicende vagamente romanzate, il viaggio della compagnia li porta fino al Nido delle Aquile, l’ultimo rifugio di Hitler. Un viaggio che non manca di raccontare alacremente – e rendere visivamente spettacolari – le battaglie, i dissapori e la vita dei commilitoni.

Una storia rafforzata dal numero enorme di grandi nomi, anche tra gli attori, che si susseguono nel corso degli episodi. A partire dallo splendido primo episodio incentrato sulla figura del capitano Herbert Sobel, interpretato da David Schwimmer (Ross in Friends). Oltre a lui vale la pena citare Neal McDonough, Michael Fassbender, Tom Hardy, Colin Hanks, ma la lista sarebbe ancora molto lunga.

Se ancora non bastasse per suscitare curiosità su questo pezzo di storia televisiva, è da rimarcare che ogni episodio comincia con delle dichiarazioni dei veri protagonisti della guerra. Sono interviste ai veterani, reduci della compagnia Easy, tratte dal documentario We Stand Alone Together.
Cos’altro dire su questa miniserie decisiva per la serialità del nuovo millennio? Un’opera incredibile e un successo di pubblico e critica. Tale che nel 2010 verrà replicata con un altro progetto, The Pacific, che racconta l’altra faccia della guerra, quella che ha coinvolto il Giappone sul fronte del Pacifico.

Non ci si può definire appassionati di serie televisive se non si possiede Band of Brothers nel proprio bagaglio culturale. Un progetto che ricorda quanto sia importante conoscere e ricordare la Storia per vivere il presente, non solo quella della televisione ma soprattutto quella dell’umanità.

Qualunque cosa abbia una storia la divoro: film, serie TV, fumetti, libri, videogiochi. Mr. Z dice di stare attento alla linea, ma io rispondo che di cultura pop non è mai morto nessuno. Finora.