Battlestar Galactica o la rivoluzione dell’epica fantascientifica in tv

Article by · 17 Maggio 2018 ·

Quando si comincia a parlare di una serie come Battlestar Galactica si è consapevoli di entrare nel merito di una colonna portante della serialità contemporanea. Al di là dei meriti puramente qualitativi del prodotto, è la fama del nome che porta, e di tutta la fanbase che lo sostiene, a rendere lo show uno dei più importanti – e amati – degli anni duemila.

All this has happened before, and it will happen again

La serie di cui parliamo prende il via nel 2003 ed è il remake della serie omonima del 1979.
Battlestar Galactica racconta del ritorno dei cylons, androidi umanoidi progettati dagli esseri umani che, dopo una guerra decennale con i loro creatori, prendono coscienza della loro identità di specie e di popolo. Partiti alla ricerca di un pianeta da colonizzare, nessuno ha più notizie di loro. Nei quarant’anni di silenzio che seguono questi eventi, i cylons si sono migliorati ed evoluti, al punto da diventare pressochè indistinguibili fisicamente dagli esseri umani. In questo modo hanno potuto inserire agevolmente delle spie all’interno della società delle Dodici Colonie e sterminare gran parte della razza umana conquistando i loro pianeti. Tutto questo è l’antefatto. La serie racconta della flotta dei sopravvissuti umani e del loro viaggio alla ricerca di una nuova casa, lontano dalle macchine che continuano ad essere sulle loro tracce.

La flotta dei sopravvissuti è guidata dal Galactica, una vecchia nave da guerra che stava per essere adibita a museo, e dal suo capitano, il Colonnello Adama (Edward James Olmos). La guerra ritorna prepotentemente nelle vite dei personaggi, costringendoli a costruire e gestire una vera e propria società, con tanto di governo (la presidentessa Laura Roslin interpretata da Mary McDonnell), esercito e addirittura un apparato mediatico per diffondere le notizie su tutte le navi.

Da quella che può sembrare in apparenza una serie fantascientifica già vista con nulla di nuovo da dire, gli autori riescono a tirare fuori una grande epopea spaziale, che scandaglia in profondità il concetto stesso di umanità e di identità.

Una serie al passo coi tempi

Tra gli aggiornamenti e i cambiamenti più importanti – e azzeccati – che Ronald D. Moore (creatore e showrunner, oggi conosciuto anche per Outlander) e gli autori introducono rispetto alla serie originale vi è sicuramente la trasformazione del ruvido protagonista Starbuck (ai tempi Dirk Benedict) in un personaggio femminile, interpretato da Katee Sackhoff.

Non è però l’unica novità di questo remake di successo: l’elemento più affascinante dell’intera produzione è, infatti la creazione di un universo vivo e realistico, che trasforma l’impianto narrativo della serie in una sorta di documentario storico. La regia è tipicamente quella del mockumentary: le citazioni da grandi eventi della storia dell’uomo si sprecano. Vi è, soprattutto, un discorso sulla religione (quella monoteista dei cylons e quella politeista degli uomini) ben articolato e mai superficiale. Vi è addirittura chi ha visto nel terrorismo dei cylons e nella loro caratteristica di infiltrarsi dietro le linee nemiche un parallelismo con Al Qaeda. Si noti che si parla di una serie del 2003, nel pieno dell’isteria post-11 settembre.

Le possibilità quasi infinite di sconfinare oltre il mero prodotto televisivo hanno fatto sì che Battlestar Galactica creasse attorno a sé una galassia di prodotti paralleli, formando una fanbase solidissima. Film per la tv, webisodi, giochi da tavolo, videogiochi. Erano gli anni in cui anche Lost spopolava grazie alle sue incursioni extra-televisive; entrambe, infatti, sono state serie in grado di proiettarsi oltre il loro tempo e anticipare le tendenze del pubblico di massa. Ed entrambe, anche grazie a questa loro caratteristica, hanno fatto la storia della tv contemporanea.

 

Maledetti tostapane!

Cosa c’è di più spaventoso di una macchina talmente avanzata che sembra un uomo ma non lo è? Di chi ci possiamo fidare? È il dilemma alla base del confronto tra gli umani e i cylons. Uno scontro più ideologico che fisico (anche se l’azione di certo non manca nella serie) che porta tutti a dubitare di tutti. L’invasione silenziosa, d’altronde, è uno dei topoi classici della fantascienza, forse dell’intera narrativa mondiale. In Battlestar Galactica la ricerca dei personaggi che non sono chi dicono di essere diventa il cuore della componente mistery della serie, che punta a fare letteralmente impazzire lo spettatore in una caccia all’uomo forsennata. La ricerca e la scoperta degli “ultimi 5”, infatti, è una delle migliori trovate dello show.

Una serie fondamentale

Battlestar Galactica non è solo una serie che consigliamo, quindi, ma un recupero necessario per chi voglia capire come si è evoluta la fantascienza in televisione. Una grande saga spaziale che nulla ha da invidiare a prodotti più recenti per la perizia con cui è stata realizzata. Una serie storica, avvincente, con grandi battaglie, grandi personaggi e dibattiti filosofici sull’esistenza: insomma, cosa volete di più?


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