Bohemian Rhapsody: ascesa e nascita dei Queen

Article by · 4 Dic 2018 ·

Bohemian Rhapsody, il nuovo biopic di Bryan Singer sui Queen è finalmente uscito nelle sale, rendendo giustizia a quel fenomeno della musica che furono i Queen.

La prostituta della musica

Londra, anni ’70. Un giovane Farrouk “Freddie” Bulsara fa l’addetto ai bagagli di Heathrow. In quello stesso periodo, girando per pub, il giovane si imbatte in una band che cerca disperatamente un vocalist nonché un paroliere. Sarà l’inizio di quella che viene definita una delle band più potenti degli anni ’80.

Il film di Bryan Singer dà una buona lettura del fenomeno che la band fu negli anni ’70-’80, rappresentando al meglio ogni membro della storia. Gli attori che impersonano i membri, a cominciare da Rami Malek, mettono la giusta enfasi alla narrazione della storia, ridandoci quello che i Queen hanno rappresentato durante la loro carriera e durante la loro amicizia in musica. Se proprio vogliamo trovare una pecca in questa storia, deve essere il timing della narrazione: ora lento, ora molto veloce, spaesa un po’ la gestione del tempo ma, a essere precisi e giusti, non si poteva fare diversamente, altrimenti sarebbe stato un biopic di almeno sei ore. Timing a parte, la storia è ben congeniata e narrata, soprattutto nella mise en scene che Malek rende al massimo del suo splendore come personaggio.

I want to break free

Nelle due ore di visione, lo spettatore si ritrova a sbirciare la vita di Freddie Mercury e della sua band, con gli alti e i bassi che ha vissuto durante tutta la sua vita. L’emotività di Freddie in particolare è ben resa da Malek che, dopo i primi dieci minuti di resistenza da parte dello spettatore, si ritrova amato e osannato. La difficile vita di Freddie, così come la scoperta della sua omosessualità, sono mostrate piano piano, così come le evoluzioni musicali che la band compie durante tutto il film. C’è da dire però che ci sono delle piccole incongruenze, come lo stop della band prima del Live Aid. In quella occasione, infatti, la band non si era sciolta ma presa semplicemente una pausa dalle tournée mondiali che facevano di continuo. Un altro falso è la scoperta dell’HIV, scoperta molto dopo il Live Aid, l’anno dopo. Tolte queste imprecisioni, il film risulta ben scritto e girato, con una cura nei dettagli quasi maniacali per quanto riguarda i costumi, i capelli e l’atmosfera post sessantotto che si respirava a Londra in quel periodo.

Nella storia assistiamo anche al desiderio di Freddie di uscire da sé stesso e venire amato per ciò che era davvero, cioè un perfomer di straordinario talento, in lotta col suo essere omosessuale, specie con la storica fidanzata Mary, che si dice conscia del fatto che Freddie fosse omosessuale dal primo momento che l’ha incontrato. Ma non basta “l’amore della mia vita” a Freddie, che resterà per sempre unito a Mary fino alla sua morte, per quanto poi gay dichiarato e malato appunto di HIV.

Berlino/Londra

La penultima parte del film, come abbiamo già detto, presenta delle incongruenze a livello storico. È vero che Freddie si trasferì a Berlino per la carriera da solista ma i Queen non si erano sciolti, erano semplicemente messi in standby per via delle numerose tournée che avevano svolto. Berlino risulta quindi l’apice della “gaytudine” di Freddie, dove prende anche l’abitudine di farsi crescere i baffi come una subcultura omosessuale di origine americana.

Il film è comunque promosso, tolta la questione della resa temporale del film come eventi e fatti svolti durante la loro formazione come band.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.