Camping: un’indagine sociologica

Article by · 19 ottobre 2018 ·

Camping è la versione americana dell’omonima serie tv inglese creata da Julia Davis. L’adattamento porta le firme di Lena Dunham e Jenni Konner (entrambe portate al successo da Girls). Se questo non bastasse ad alimentare un certo hype, basta nominare gli attori protagonisti per infiammare i cuori di chiunque: Jennifer Garner e David Tennant.

Un tranquillo weekend nella natura

Il formato è quello di una comedy di una trentina di minuti a episodio. Un running agile e leggero, che trascina Camping nel variegato mondo della commedia di primo impatto. Quella formata da personaggi riconoscibili che si stampano subito nelle menti degli spettatori e da gag basate – anche – sulla ripetizione.
La trama è più semplice di quanto si pensi. Kathryn organizza la festa di compleanno per i 45 anni di suo marito Walt in un campeggio preso in affitto. La donna, maniaca del controllo, ha organizzato l’intero fine settimana per filo e per segno. Le circostanze e le vicende personali degli altri invitati sconvolgeranno questo programma alimentando la nevrosi della protagonista, costretta a barcamenarsi tra imprevisti spiacevoli e una salute psicofisica a rischio.

Matrimoni fragili e dinamiche di gruppo

Il punto di forza di Camping sta sicuramente nell’assortimento del gruppo di personaggi. Sebbene siano appena accennati – si tratta di un pilot, è giusto che sia così – si possono fin da subito riconoscere i caratteri variegati che li contraddistinguono. Si è già parlato della sclerotica Kathryn che deve essere padrona di ciò che la circonda e non riesce ad accettare errori. La tabella di marcia è ben definita e se qualcuno non si muove secondo il programma potrebbe danneggiare la perfezione con cui è stata allestita la vacanza. Questo, ovviamente, genera gag e momenti assurdi a gogò, anche se non sempre così divertenti come ci si aspetterebbe.
Suo marito Walt sembra essere l’unico a tollerare il carattere della donna. Molto più rilassato, il festeggiato sembra accettare passivamente sia gli ordini che gli inconvenienti. Eppure quando ci sarà la possibilità di trasgredire al programma per un improvvisato divertimento non si tirerà indietro. Sul loro rapporto pesa anche la mancanza della sessualità che, per motivi medici a suo dire, la donna tiene a distanza. Questo genera frustrazione in Walt e non sarebbe strano se causasse problemi ben più gravi nel loro equilibrio matrimoniale durante la vacanza.

Si aggiungono al gruppo la sorella di Kathryn, Carleen, e il suo pigro e antipatico compagno Joe (il Chris Sullivan di This Is Us) che si porta dietro anche la figlia adolescente; il migliore amico di Walt, George, e consorte, Nina-Joy; l’altro amico, Miguel, con la nuova fidanzata post-separazione Jandice. Apprendiamo immediatamente le dinamiche che già intercorrono tra loro, che siano espresse o solo suggerite. Sappiamo per esempio che è successo un qualcosa tra Kathryn e Nina Joy tale che la prima vuole a tutti i costi recuperare il rapporto.

Cosa va e cosa non va

Ok, le autrici prendono questo compleanno atipico e lo usano come pretesto per mettere insieme un gruppo di persone molto differenziato. Molti di loro si conoscono, sono addirittura amici, altri sono dei perfetti sconosciuti. È quello che accade un po’ in molti gruppi che si frequentano nella vita: ci sono gli amici intimi, i vari partners che a volte faticano a inserirsi perché considerati “estranei”, ci sono dissapori e inimicizie molte volte tacite e nascoste. I personaggi di Camping sono persone che devono riuscire a convivere senza scannarsi a vicenda per un intero fine settimana. Niente di più difficile.

Si tratta quindi di un modo per analizzare i rapporti di un gruppo, una vera e propria analisi sociologica sul come questi caratteri collidono e vanno in conflitto tra loro. Quindi la serie è una lucida e perfetta analisi delle dinamiche di team building? Sì e no. Potrebbe diventarlo, ma al momento ci sono delle note stonate.
Intanto dal punto di vista comico siamo carenti: l’umorismo da black comedy funziona fino a un certo punto, non è né troppo spinto né totalmente edulcorato, si limita a rimanere in un limbo – ma come si è detto è il primo episodio, c’è tutto il tempo per recuperare. Secondo problema è la volontà di dipingere quasi tutti i personaggi come fastidiosi e pieni di difetti, fin troppo gridati e didascalici nei loro primi incontri.

Al netto di qualche imperfezione questo primo episodio di Camping lascia la curiosità di vedere come si evolverà questo sparuto gruppo di persone in mezzo alla natura selvaggia. Consapevoli che l’animale più pericoloso in natura non è certo l’orso bruno, ma l’essere umano.

Qualunque cosa abbia una storia la divoro: film, serie TV, fumetti, libri, videogiochi. Mr. Z dice di stare attento alla linea, ma io rispondo che di cultura pop non è mai morto nessuno. Finora.