Da Topolino a Monster Allergy [intervista a Francesco Artibani]

Article by · 31 maggio 2017 ·

Siamo andati allo Scomics di Roma lo scorso 23 aprile per intervistare lo sceneggiatore Francesco Artibani. Ringraziamo inoltre i ragazzi di Geek Area, media partner dell’evento.


Chi è Francesco Artibani?

Sono un autore di fumetti e cartoni animati,  faccio lo sceneggiatore da circa 25 anni. Avevo cominciato come disegnatore e poi, pian piano, sono passato alla scrittura perché c’era più possibilità di lavoro; insomma è stata una scelta ragionata di cui sono molto contento.

Cosa abbiamo letto di tuo?

Probabilmente qualche storia su Topolino dato che ci lavoro da molti anni, poi, sempre per Disney, ho lavorato su testate come Pk, W.I.T.C.H., MM (Mickey Mouse Mistery Magazine) e Kylion. Al di fuori della Disney scrivo per Lupo Alberto su cui ho creato alcune mie serie insieme a Lello Arena. Ho creato poi assieme a mia moglie, Katja Centomo, Monster Allergy.

Ho fatto molte altre cose sparse, ma quelle principali sono queste.

Come mai hai scelto di raccontare storie per un pubblico così giovane? E perché attraverso i fumetti?

Semplicemente perché era il tipo di storie che preferivo da lettore. Ho sempre letto Topolino, Asterix, Lucky Luke e Gaston Lagaffe, poi ho spaziato anche su altro come Tex e i manga giapponesi. Però il fumetto per ragazzi, in grado di intrattenere i più piccoli e divertire anche gli adulti, mi ha sempre appagato come autore e lettore. Ho scritto anche altri tipi di storie, ma non ho mai avuto la stessa soddisfazione.

Com’è nato Monster Allergy?

L’ho ideato nel 2001 assieme a mia moglie, anche lei autrice dei testi, mentre Alessandro Barbucci e Barbara Canepa sono i creatore grafici della serie. É nata perché volevamo fare qualcosa di nostro e che fosse vicino al fumetto a cui eravamo affezionati, umoristico e avventuroso, ma con elementi di novità (almeno per l’Italia di quelli anni) come l’horror e il grottesco. É nata grazie a queste piccole esigenze all’interno di una casa editrice molto tradizionale come la Disney (che è stata la prima a investire sulla serie).

Com’è stato invece lavorare su W.I.T.C.H.? Quali sono stati i suoi effetti  sul fumetto al femminile?

W.I.T.C.H. è stata una splendida esperienza, che ho seguito fin dall’inizio. Era qualcosa che in realtà non doveva esistere, la Disney era molto titubante sul progetto perché in quel momento non faceva prodotti per ragazze, dato che si credeva non leggessero fumetti, se non alcuni manga. Invece non era così: W.I.T.C.H. ne è stata la prova e ,per un periodo, è stata la rivista più venduta al mondo dopo Cosmopolitan. Aveva edizioni in tutto il mondo e in Italia superava le 200 mila copie al mese.

Abbiamo dimostrato che non solo le ragazze erano presenti, ma che quel tipo di serie poteva esser letto anche da ragazzi: si è superata quella barriera tra maschi e femmine che oggi non esiste più. C’è un pubblico trasversale: se la storia e i personaggi funzionano piace a tutti.

Poi, come tutte le serie longeve, dopo 10 anni è normale ci si stanchi e si arrivi a una fine. Ho avuto la fortuna di lavorarci nei primi tre o quattro anni, i migliori da un punto di vista creativo. Si lavorava tranquillamente su personaggi impensabili fino a pochi anni prima.

Hai scritto sia per i fumetti che per le serie animate, quali preferisci?

Banalmente mi piacciono entrambe per motivi differenti. Sui fumetti ho la possibilità di lavorare su personaggi classici come quelli disneyani o Lupo Alberto.

Il cartone animato invece ti dà la possibilità di rivolgerti a un pubblico più ampio, mondiale. Ho avuto la fortuna di lavorare su progetti molto popolari, come le Winx.

Sono due linguaggi differenti con regole diverse anche se sono molto simili, diciamo “parenti stretti”.

Com’è la situazione italiana per i fumetti e le serie animate?

Da un punto di vista creativo è molto positivo, ci sono un sacco di  idee e creatori. Grazie ad Internet è più facile proporre le proprie idee e, creativamente parlando, è un ottimo periodo.

Da un punto di vista produttivo, sia per il fumetto che per l’animazione, è invece più complicato. In edicola ci sono meno vendite, anche perché le edicole chiudono proprio, visto che il pubblico legge di meno. Per l’animazione invece non si investe troppo in produzione nuove, come fanno all’estero. Siamo legati ancora a vecchie logiche produttive, certi filoni superati dal mercato oltre che dai gusti del pubblico. Manca un po’ di rinnovamento, ecco.

É un peccato perché c’è una fonte creativa fortissima e una produzione debole che ancora non è riuscita a trovare riposte ai problemi che la affliggono; manca ancora una vera alternativa all’edicola, il fumetto digitale non funziona molto e pochi lo usano.

Pensa alla serialità italiana: ha paura di slegarsi dai soliti temi, argomenti e linguaggi, mentre in America non ci sono questi vincoli. Eppure il pubblico italiano non è formato da alieni, sono le stesse persone che guardano le serie americane, più o meno.

Si fa sempre l’esempio di Don Matteo, prodotto che funziona benissimo per un determinato tipo di pubblico. Quello che ancora non si è capito è che c’è tutto un altro mondo e un altro pubblico. Come potrebbe essere un po’ Tex, nel fumetto. Si cambia solo quando si è costretti, con l’acqua alla gola. Probabilmente ci si arriverà quando la situazione sarà peggiore.

Il tuo fumetto preferito e la tua serie animata preferita?

Asterix, perché mi ha fatto scoprire un modo nuovo di raccontare l’avventura e l’umoristico. Poi, ovviamente, Topolino, che prendo in blocco.

Come animazione ne dirò una praticamente sconosciuta, perché veniva trasmessa solo nella Svizzera italiana e che casualmente io prendevo qui a Roma: si chiamava Tofffsy. Parlava di un ragazzino stranissimo che aveva un filo d’erba magico e quando lo soffiava il cattivo di turno diventava sincero. Sembra una cavolata, ma da ragazzino mi colpì molto perché era la prima serie italiana che vedevo. Mi aveva colpito l’idea così particolare e per un pubblico così selettivo. Ovviamente rivedendola so che non è la serie più bella del mondo, però su di me ha avuto un forte impatto.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.