Doctor Who: la rivoluzione è servita!

Article by · 12 ottobre 2018 ·

Doctor Who non ha bisogno di presentazioni. Basterebbe dire “la serie più longeva della storia (oltre 50 anni)” per descriverla. Ma seriamente, c’è ancora qualcuno che non la conosce? Questa undicesima stagione del nuovo corso iniziato nel 2005 era particolarmente attesa per via del nuovo interprete del Dottore. Come sarà andata Jodie Whittaker alla sua prima prova in un ruolo che è da sempre stato esclusivamente maschile?

Una nuova era

Bisogna fare delle premesse a questa premiere. Intanto siamo di fronte ad un nuovo corso per la serie, in tutti i sensi. Non è solo il primo Dottore donna (Dottoressa? Dottora? L’italiano pone questo problema spinoso), infatti, a suscitare curiosità – e timore – in alcuni fan più conservatori. Anche il passaggio di consegne da Steven Moffat (showrunner della serie dalla quinta stagione) a Chris Chibnall è un evento, considerato che è solo la seconda volta che accade dall’addio di Russell T. Davies.
Nuovo showrunner, nuovo Dottore (siamo al tredicesimo) e per giunta per la prima volta con un’interprete femminile. Una vera e propria nuova era per uno show così eccezionale tanto che dopo una programmazione lunghissima si dimostra ancora capace di far parlare di sé e – bisogna dirlo – di dividere il pubblico ma di convincere quasi sempre la critica.

Non c’è bisogno di presentazioni

Rigenerazione. L’espediente narrativo più intelligente della storia della serialità televisiva. Una razza aliena che è capace di mutare il proprio aspetto e rigenerare il proprio corpo in punto di morte. In due parole, i Signori del Tempo (Time Lords).
Grazie a questo escamotage gli autori hanno potuto continuamente rinnovare l’interesse degli spettatori, ciclo dopo ciclo, modificando l’approccio e il taglio della narrazione ma mai lo stile generale del racconto, da sempre improntato a un target familiare ma mai infantile o ingenuo. Anzi, Doctor Who è caratterizzato da una brillantezza senza pari, capace da sempre di parlare ad un pubblico multiforme e multigenere. Lo dimostra il suo essere sempre al passo con i tempi e in grado di ragionare con la contemporaneità.
In questa sua eterna trasformazione lo show si reinventa e Chibnall ha il compito di introdurre un Dottore difficilissimo: Jodie Whittaker, appunto. E come presentarla se non farla piombare improvvisamente nel bel mezzo dell’episodio? Senza Tardis (nello speciale di Natale cadeva dal suo mezzo e precipitava nello spazio) e senza cacciavite sonico. Non c’è bisogno di presentare il personaggio, la trama verticale della puntata la ingloba fin da subito e la trascina con veemenza nella narrazione, come se fosse già nota a tutti la sua identità (ed effettivamente è così).

Cambiare tutto per non cambiare niente?

Il tredicesimo dottore non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori e la Whittaker pare fin da subito a suo agio con il personaggio. È ancora difficile inquadrare le caratteristiche precise di questa incarnazione, ma quello che traspare al momento è una protagonista perfettamente integrata nelle dinamiche della serie.
Come avviene sempre per la presentazione di un nuovo Dottore, si segue uno schema ben preciso (a parte che per Tennant, il cui ingresso è stato insolito). Evento inspiegabile, formazione di un team, inizio del viaggio. A sottolineare ancora una volta la novità, questa volta come companion (compagni di avventure) non c’è una donna, né una sola persona, bensì un gruppo di individui accomunati da legami familiari o di amicizia. Ryan, Yaz e Graham attirano sin da subito la simpatia degli spettatori, garantendo la giusta dose di umorismo e dramma (è un lutto a concludere questo primo episodio). In attesa di maggior approfondimento, il team sembra ben assortito e in grado di dare spettacolo negli episodi a venire.

Il ritorno del Dottore è come rivedere un vecchio amico. Uno che non vedevi da talmente tanto tempo che ti accorgi subito che è cambiato, quasi non è più la stessa persona. Dopo pochissimo in sua compagnia, però, realizzi che è sempre lo stesso e che non è cambiato affatto. Insomma, Doctor Who è tornato ed è più in forma che mai!

Qualunque cosa abbia una storia la divoro: film, serie TV, fumetti, libri, videogiochi. Mr. Z dice di stare attento alla linea, ma io rispondo che di cultura pop non è mai morto nessuno. Finora.