Escape at Dannemora: la recensione della serie di Ben Stiller con Benicio del Toro

Article by · 26 Nov 2018 ·

Escape at Dannemora è una miniserie di ShowTime creata da Brett Johnson e Michael Tolkin, diretta da Ben Stiller, e con protagonisti Benicio del Toro, Patricia Arquette e Paul Dano. R acconta la fuga (realmente avvenuta) dal carcere Clinton Correctional Facility, nel 2015.

Il carcere

La storia comincia nell’agosto del 2015: una agente governativa interroga Tilly Mitchell (Arquette) sulla sua presunta relazione con due detenuti. Il dialogo tra le due donne non ci lascia capire molto (a parte il fatto che Tilly non sia disposta a dire la verità) e, infatti, dopo pochi minuti, ci spostiamo nel gennaio dello stesso anno. Tilly è sposata con un uomo che, come lei, lavora per il carcere. Lei, nello specifico, è la capa del laboratorio di sartoria e ha una “relazione” con il detenuto David Sweat (Dano). Relazione-tra-virgolette perché fanno semplicemente sesso in uno stanzino con la scusa di andare a prendere degli oggetti sul retro. 

La figura più affascinante all’interno del penitenziario, però, non è nessuna di quelle presentate finora, ma è Richard Matt (Del Toro), un detenuto che è un po’ il capo della prigione. Ovviamente non comanda a bacchetta nessuno, viene perquisito come tutti gli altri, ma è colui a cui si rivolgono gli altri carcerati per avere qualcosa e ha un ottimo rapporto con una delle guardie che gli agevola il soggiorno. 

In tutto il primo episodio non si respira la difficoltà del carcere, anzi, non è neanche un brutto ambiente (considerato il contesto). Non ci sono risse o pericoli; hanno il loro da fare, una piccola tv, la possibilità di disegnare (Richard è un ottimo pittore) e passano molto tempo all’aria aperta. Ovviamente non è un resort a 5 stelle, ma rispetto a quello che abbiamo visto al cinema/televisione, qui va quasi di lusso.

I personaggi

In una prima puntata innegabilmente lenta che introduce solo le dinamiche e i personaggi, a rendere la serie affascinante sono proprio questi ultimi.

  • Tilly non è assolutamente simpatica, anzi, è probabile che nelle successive puntate la odieremo. Lei vuole sentirsi forte con chi ha davanti facendo intravedere una delusione per ciò che ha fatto della sua vita. Magari, dopo averla odiata, la ameremo anche un po’. Potrebbe essere uno di quei personaggi un po’ stronzi dal passato difficile con la quale, alla fine si empatizza dopo averla odiata.
  • David ha la faccia da ragazzino che vuole fare il duro, ma che in un branco difficilmente sarebbe il capo. Sembra uno che potrebbe impazzire da un momento all’altro e, infatti, è l’unico ad essersi lamentato a voce della sua situazione.
  • Richard è talmente affascinante che lo seguiresti in capo al mondo, anche se sai che i crimini per cui è incarcerato sono probabilmente terribili. Il suo modo di porsi con le persone, il suo sguardo, la sua tranquillità e la necessità di essere sempre quello con l’ultima parola lo rendono un protagonista forte e carismatico.

La vera forza di Escape at Dannemora, però, sono i suoi attori, in grado di dare una forte e memorabile caratterizzazione ai protagonisti. Nonostante il lavoro di scrittura sia decisamente positivo, Del Toro, Dano e Arquette sono la vera forza di questa serie perché danno una voce forte a dei personaggi che altrimenti rimarrebbero dimenticabili. Non c’è niente di nuovo in loro, sono tutte figure già viste e non hanno segni o caratteristiche particolari, ma è il loro carisma a caratterizzarli maggiormente.

E Ben Stiller?

La regia è come si suol dire pulita. Non c’è niente di sensazionale alla Dunkirk, è molto regolare e azzeccata con il tono della serie. Le riprese sono lunghe, non ci sono eccessivi stacchi per dare velocità; il dialogo iniziale tra Tilly e l’agente è un lentissimo piano sequenza che mette subito in chiaro il tono della serie. Molto bello come spesso ci siano panoramiche che mostrano la neve, il freddo e la desolazione di quella città che è, simbolicamente, la prigione di Tilly. Non c’è nulla di colorato o luminoso, nulla risalta tra le distese di neve bianca.

Forse, se volessimo fare una critica, potremmo dire che la ripresa del gabbiano che vola all’inizio era evitabile perché insomma, il volatile che rappresenta la libertà e bla bla bla l’abbiamo già visto e rivisto no?

Insomma, un pilota lento ma praticamente privo di difetti, vedremo se le altre sei puntate convinceranno come la prima.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.