Espiazione o la redenzione della colpa: I Dis-Adattati

Article by · 13 marzo 2018 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).

#16 Espiazione

Espiazione è uno di quei film che si dovrebbe vedere solo accompagnati.

Finito San Valentino, torniamo a occuparci di film/libri strappacuore, duri e difficili da mandare giù ma che si sanno far valere. Per la rubrica di oggi, si analizzerà uno dei più struggenti degli ultimi anni, Espiazione di Ian McEwan.

Inghilterra, 1935. In una famiglia benestante, le sorelle Tallis (Saoirse Ronan e Keira Knightley) vivono la loro vita nel lusso e negli agi. Un amico di famiglia, coetaneo della sorella maggiore, Robbie (James McAvoy), si dichiara alla sorella maggiore, scatenando una serie di eventi che cambieranno tutto.

I Dis di questa storia…

Il Dis più grosso della storia di Joe Wright (famoso per aver diretto la Knightley in quegli amati film in costume) è nella scelta del narratore. Se nel romanzo viviamo tutta la storia nella testa di Briony, la sorella minore (la Ronan), nel film la cosa non è possibile, spostandoci quindi su tutti con un occhio onniveggente. La pièce teatrale che la ragazzina vuole allestire (a sottolineare il suo carattere di “scrittrice”) è relegata a un capriccio di bambina, quando in realtà sarà proprio questo capriccio a scatenare tutto. Il voler mettere in scena a tutti i costi una rappresentazione teatrale mette in gioco ben sei vite, con Briony ancora ignara che, quando si dice qualcosa di grave, la colpa ricadrà su tutti i presenti.

I fatti di quella sera, nel libro, sono tutti secondo la versione di Briony, che noi ci crediamo o meno. Poco importa se Cecilia (la Knightley) difenderà a spada tratta Robbie, la loro relazione è inumana innanzitutto perché, nell’età georgiana, la figlia di ricchi non potrà mai scappare col giardiniere, per quanto colto sia. E la violenza ai danni della cugina Grace (Juno Temple) è sempre causata dal giardiniere.

Scavallando così la possibilità di parteggiare per qualcuno in modo diretto, Joe Wright ci dà una sola versione di questa storia, cioè gli occhi “asettici” di una Briony meno paranoica e più giudiziosa.

…E gli adattati

Questa netta divisione dunque manda avanti la storia nella seconda parte, dove un matrimonio riparatore viene accennato di pochissimo e dove seguiamo, per poco, la storia d’amore tra Cecilia e Robbie. Se ci mettessimo ad analizzare il titolo, potremmo vederci che tutti, a modo loro, hanno cercato di espiare una colpa. Robbie è figlio di una rivalsa proletaria, accudito e coccolato dalla famiglia Tallis, mentre Cecilia è appunto figlia di quei ricchi che, a un certo punto, rinnega e va addirittura al fronte come crocerossina. Se prendessimo alla lettera il titolo, si può dire che ognuno di loro espia una colpa a sua misura.

Forse, se proprio si vuole essere pignoli, la conclusione della storia era già rivelata dalla copertina, con quel titolo spiattellato in bella vista, ignorante del fatto che i lettori capiranno tutta la farsa solo alla fine del libro (e con fine intendiamo proprio ultima pagina). Robbie decide di andare al fronte, lui che poteva andare a Eton, e Cecilia fa lo stesso, entrando come infermiera.

E dunque è lei, Briony, la “scrittrice eletta e autonominata” che muove la sorella Cecilia in giro per il mondo; in attesa del suo Robert, al fronte anche lui.

…Dopotutto ci si misura rapportandoci agli altri, non esiste alternativa.

La grande caduta di Briony, che sarà rovinosa e, purtroppo, mutila nel libro, è proprio questa. Mettendosi in cattedra e facendo avvocato, giurista e giuria, Briony dimentica che anche gli altri hanno una loro volontà e a che ai più potrebbe anche sfuggire, come è avvenuto nel suo caso.

Quando accusa Robbie dello stupro della cugina, lei è così certa che sia stato lui che camminerebbe sui carboni ardenti, tutto pur di sminuire un amore folle nato poco prima tra la lui e la sorella maggiore (e di cui lei è stata testimone).

A fine lettura/ visione

Il finale del libro/film è, come già detto, devastante. E forse questo cambiamento di punto di vista ha alleggerito di molto la visione. Non sapendo infatti che è Briony a muovere i fili, lo spettatore sa solo che la storia d’amore che sta seguendo è quella di Cecilia e Robbie, e non il romanzo che Briony ha scritto per “espiare” le colpe di quella sera.

Joe Wright si muove molto bene e sembra essere a suo agio coi film in costume (infatti questo è il suo secondo, e per giunta con la Knightley). Il terzo arriverà anni dopo con Anna Karenina, ma avrà ben poco da spartire con un film elegante e laborato come questo. Il libro, per coloro già abituati a libri di quest’epoca, è un trionfo di prosa e di linguaggio, e merita tantissimo a cominciare dalla descrizione delle donne che McEwan sa fare in modo così brillante.

Il sì del mese dunque, per questo libro/film che, con lentezza, scava in modo melanconico nell’anima e rimane là due ore, lasciandoci attoniti.

Quindi, se proprio piove troppo, mettetevi comodi sul divano con questo film (o L’ora più buia, da noi recensito) e date il via alle lacrime.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.