Freddo A Luglio: I Dis-adattati!

Article by · 13 febbraio 2018 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).

 

#15 Freddo a Luglio

Prima dei nostri “Hap e Leonard” (avete letto le recensioni, vero?) c’era Freddo a Luglio, adattamento cinematografico per mano dello stesso regista della serie. Cosa è andato? Cosa no? Vediamo di Dis-Adattare il tutto punto per punto.

Texas, giorni nostri. Il corniciaio (e lo sottolineamo, corniciaio) Dick ha una vita normale, con moglie e figlio a carico. Dick, cresciuto senza genitori, è un uomo “d’una volta”, che crede nei valori sani ed è contrario alla violenza. Finché qualcuno non entra in casa loro. Da quel momento la spirale di violenza che si aprirà per caso sarà incontrollabile.

I Dis di questa storia…

Se diciamo Lansdale diciamo subito “Texas”, è un binomio imprescindibile, come King col Maine, le patatine col ketchup, la Coca cola e la fetta di limone. Nel film questa cosa è data così per scontata che, se non arrivasse Jim Bob Luke, altro personaggio ricorrente in Lansdale, penseremmo di essere altrove. Ovunque ma non in Texas. Alcune frasi del libro, tipo “si cammina nella gelatina” non rendono, visto che sembra essere primavera e lui porta persino la camicia a manica lunga. A Luglio? In Texas? Anche no.

Un altro “Dis” molto grosso è il cambiamento repentino del personaggio della moglie. Ann è cazzuta, come tutte le protagoniste di Lansdale, e ridurla a mera maestrina d’asilo che fa la maglia sul divano è una coltellata alle spalle. Anche le scene più epiche, dove ferma i ladri prendendoli a lampadate in testa, sono state tolte. Ciao violenza gratuita, ciao alla “donna con le palle”. Siediti sul divano e fai ai ferri un maglione rosa, anche se avete solo un figlio maschio.

Ah già, il figlio, la causa scatenante di tutti i casini. Quando il ladro entra in casa, Dick gli spara, uccidendolo. Per vendetta, il padre del rapinatore tormenta Dick, minacciandolo di rapirgli il figlio. Ecco perché Ann lo ferma nel modo sopra citato.

Qui non solo il figlio è una palla al piede (ok, ha 4 anni e li ha anche nel libro, ma là vedevamo l’amore del padre, qua no) ma apparirà sì e no in dieci scene. Poi ciao, anche lui sul divano con la mamma, a tenerle il gomitolo.

Un’altra cosa che spinge sul forse è proprio l’attore che fa Dick, l’indimenticabile Michael C. Hall. Sì, il Dexter della situazione. Ecco, dalla sua interpretazione, sembra che Dex abbia solo cambiato domicilio e moglie, quindi alcune sue reazioni sono un po’… temperate, come se fosse ancora nei vecchi panni.

Insomma, di tutta la messa in scena l’unico che si salva è Jim Bob Luke. Perché è cazzuto, perché ha i suoi maiali e perché cambiare un personaggio del genere sarebbe un affronto.

…E gli Adattati.

Va da sé che, prendendo i personaggi e “trattandoli” così, molto della storia sia cambiato. Senza Ann che picchia selvaggiamente tutti, Dick è “costretto” a salvare il tizio che lo perseguita dalla polizia, in un improbabile tentato omicidio. Ok il Texas, ok la polizia cattiva ma questo pezzo è tirato per i capelli.

“Cos’è che fa di un uomo un uomo (Lebowski)?”

La domanda tematica del libro si sente in tutto il film: Russell, il nostro padre delinquente, è al capolinea; Jim Bob se ne frega delle condizioni umane “standard” e Dick è “il corniciaio”.

È buffo dare una categoria a qualcuno sul suo mestiere, ma Dick è proprio quello. Vive in modo lento, progressivo, come quando si costruisce una cornice. I pochi “picchi” di adrenalina che ha avuto, per ironia, ci sono stati quando s’è unito a quei due matti, rischiando l’osso del collo.

Perché se c’è una cosa che è stata adattata veramente bene è la Dixie Mafia, un tipo di organizzazione criminale che va dal Texas fino in Messico e che fa parte di ¾ della bibliografia di Lansdale. I Dixie sono dediti alla droga, lo spaccio e gli snuff movies, cosa che non li rende così popolari in una camera piena di signore.

Il nostro “corniciaio”, ormai in preda a delirio mistico che neanche Simba quando vede Mufasa, si lancia nella mischia, armato di fucile come ogni buon Texano e pronto ad abbatterli tutti.

È buffo che, nonostante l’ora e mezza di film, a nessuno sia venuto in mente di spiegare perché un uomo che fa cornici debba saper sparare. Oddio, siamo in Texas, ormai è chiaro, ma almeno una battuta sul fatto che lui sappia sparare ci stava bene.

Sì, ce lo presentano come il Clint Eastwood dei mariti normali, però una volta che si scopre e lo si definisce col suo mestiere, viene poco credibile quello che è disposto a fare, sebbene l’amore smuova le montagne.

A fine lettura/visione

Se prendiamo il film come “prova” per lanciare la saga di Hap e Leonard sul piccolo schermo, il film si incastra con riserva. È vero che non doveva essere un film di apertura su di loro, ma mostrare uno dei più complessi personaggi di Lansdale non è una cosa da poco e qua risulta riuscita a metà. Non si darà la colpa a Michael che è stato bravissimo, ma in parte dipende anche da lui.

L’espressività camaleontica dell’attore è quasi azzoppata qui, perchè, alla fin fine, ci si aspettava un’uscita più alla Dexter che alla Dick, siamo sinceri. Quei cinque minuti di celebrità durante la mega sparatoria finale sono carini ma, rispetto ad altro del regista, i toni sono tenuti molto bassi.

Il recupero del libro è consigliato se si vuole aggiungere un pezzo all'”universo Lansdale”, sennò è meglio finire la serie di Hap e Leonard e poi lanciarsi su altro. Il film, visto da solo è molto carino, alla fine: è un noir un po’ più movimentato e con meno femme fatal, ma pur sempre un noir. E poi fa sempre bene rimanere in contatto con questo universo finché non esce la stagione tre di Hap e Leonard (a Marzo! A Marzo!).

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.