Girlboss: se il lunedì fosse una serie

Article by · 24 aprile 2017 ·

Capelli castano chiaro, frangia spessa, grandi occhi azzurri.

Ecco l’aspetto fisico di Sophia Amoruso, la protagonista di Girlboss, nuovo drama firmato Netflix uscito il 21 aprile. Quella di Sophia è una storia vera: racconta la sua scalata al successo tramite la vendita di abbigliamento vintage su e-Bay.

Una storia di impresa, scommesse andate a buon fine e donne indipendenti, sulla carta.

Peccato che la nostra Sophia, il cui aspetto sembra un mix tra la Zooey Deschanel di New Girl e un’Anastasia Steele in svolta femminista, ci fa rimpiangere la simpatia scoppiettante di figure quali Voldemort o Sauron. Il Signore Oscuro voleva solo vivere qualche anno in più, e il Grande Occhio aveva perso l’anello lasciato in eredità dalla nonna, che poi la senti tu sua madre se le dici che non lo trovi più.

Sophia è solo odiosa. Ha mollato l’università perché “tanto trovo tutto su internet”, ha un lavoro da cui si fa licenziare perché maltratta la sua collega e si presenta in ritardo, è maleducata anche con chi le offre aiuto, non paga l’affitto e ruba. E si lamenta. Finisce in lacrime sotto la pioggia a piangersi addosso perché la vita le è crollata sotto i piedi, non ha un lavoro, la stanno sfrattando e suo padre ha osato offrirle aiuto. Povera.

L’età adulta per lei è una trappola: vuole solo trovare un posto nel mondo e dare un significato a tutto quanto. E a quanto pare mandare a quel paese qualsiasi essere umano che provi a farle un sorriso è un passo avanti verso l’illuminazione.

Ma in realtà Sophia, se gestita bene, potrebbe essere un personaggio rivoluzionario. Potrebbe insegnarci che i vincitori non sono sempre quelli che se lo meritano, che a volte la fortuna sorride a chi le capita davanti e che il protagonista non deve essere sempre giusto e impavido. Sophia sarebbe potuta essere la mosca bianca nella narrazione sempre più comune della “ventenne intraprendente che vive da sola e deve trovare un posto nel mondo”. Ci insegnerebbe che ci sono le stronze, che a volte le Regina George vincono e noi non possiamo farci niente.

I primi due episodi di Girlboss, invece, non prendono la palla al balzo perché sembrano volerci far passare il messaggio: sì, Sophia non è simpatica, ma guardala, è divertente, è esuberante e tutti le vogliono bene e gliela fanno passare liscia.

Il problema più grande non è infatti lei, ma il cast che le ruota attorno. Ha un’amica che la adora, un nuovo ragazzo che asseconda i suoi capricci e nessuno che la mandi a quel paese.

Non c’è una voce della ragione, eccezion fatta per la nonnina che la rimette in riga all’inizio del primo episodio, che le dice “Sophia, sei insopportabile, quello che fai non è cool, è solo da persona di merda”.

Ma nessuno lo fa, tutti la compiangono e la lasciano andare perché alla fine si tratta di una ragazza carina, esuberante e, diciamocelo, bianca. Prendiamo,  ad esempio, la scena in cui lei ruba un tappeto davanti all’esterrefatto proprietario del negozio, che, dopo un attimo di smarrimento, la lascia andare. Sostituiamo Sophia con un uomo afro-americano di mezza età. Forse non sarebbe neanche riuscito a tornare a casa a raccontarlo.

Si capisce che l’intento di Netflix sia quello di cavalcare l’onda delle serie molto hipster con un goccio di Amelie in cui i personaggi sono tutti strambi, hanno tutti qualche tic particolare e traggono piacere dalle piccole e insignificanti cose che noi non vediamo. Chi se ne frega di pagare l’affitto quando posso avere una conversazione finto-intellettualoide con quello che mi vende giacche usate?

Per concludere, quindi, i primi due episodi di Girlboss sanno di occasione sprecata. Dove poteva esserci il racconto oggettivo di una persona antipatica e la sua scalata al successo, si è invece cercato di rendere il tutto brillante scadendo però nell’irritante.

Pollice su per RuPaul, che si fuma un bong parlando di cani nei passeggini.

Quando non sto inseguendo Mr. Z per farmi ridare la mia bacchetta magica, scrivo di serie tv e film storici perché sono nata troppo tardi per fare la piratessa.

6

Unghie su una lavagna

Un'occasione persa che si trasforma in un irritantissimo tentativo di drama brillante.

Speriamo che i rimanenti episodi includando un redemption arc come si deve.


+
Netflix non delude dal punto di vista formale. Girlboss è confezionato bene.

Vedere RuPaul spuntare sul pianterottolo vale la via crucis sopportata fino a quel punto.
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Sophia vince il premio essere umano e non terrestre più odioso di ogni angolo dell'universo raggiungibile dal Tardis.