House of Cards: la recensione della serie completa

Article by · 15 Nov 2018 ·

House of Cards è una serie statunitense, prima produzione originale Netflix, e racconta le vicende del politico Frank Underwood e della moglie Claire. Prima dell’uscita della sesta stagione, dopo gravi accuse a carico di Kevin Spacey (che interpretava il protagonista), il suo personaggio è stato eliminato per l’ultima stagione, che vedeva Robin Wright (Claire) come protagonista.

L’ultima stagione

Cominciamo dalla fine. Come se la sono cavati in una stagione scritta e girata in (quasi) fretta e furia senza il suo imponente protagonista? Decisamente bene: non sono stati perfetti, ma sono caduti in piedi. Nonostante il personaggio sia fortemente presente nella serie, non si vede mai in viso (nemmeno in foto o per sbaglio) e tanto meno sentiamo la sua voce. Del personaggio si parla in continuazione, ma l’attore che lo interpretava è stato completamente cancellato.

Ora il presidente è Claire, spietata come il marito – ma questo già lo sapevamo–, è capace di farci (quasi) dimenticare la sua assenza. La bravura di Robin Wright è innegabile, la quale, come di consueto, si cimenta anche nella regia di alcuni episodi.

I personaggi funzionano e non c’è davvero bisogno di spiegare perché se avete già visto le altre stagioni. Sono forti, completi, pieni di segreti che li rendono fragili e contraddittori.

A zoppicare sono le situazioni. Primo fra tutti, il finale non sembra chiudere tutto ciò che era stato detto, pare frettoloso e che più che porre una fine sembra mettere le basi per un rilancio. Anche se questo, già lo sappiamo, non sarà possibile.

L’ascesa al potere

Probabilmente le stagioni migliori della serie sono le prime tre, mentre le ultime due si potrebbero considerare le più “divertenti”. Nelle prime vediamo l’ascesa al potere degli Underwood che, al termine della seconda, termina con Frank dietro la scrivania dello studio ovale. Paradossalmente questo lo si potrebbe considerare un finale migliore e più calzante dell’ultimo episodio della serie, perché era la fine di un percorso. Poi tutto è cambiato: non si doveva più arrivare a un obiettivo, ma mantenerlo e accrescere il proprio potere.

Andando avanti, però, l’asticella doveva alzarsi sempre di più. Gli intrighi politici dovevano essere sempre più scandalosi, le ultime stagioni sono decisamente meno verosimili delle prime, mostrando una politica ancora più corrotta e sanguinolenta. Per i fan della politica questo è stato un problema, perché c’era troppa azione e gli argomenti venivano esagerati a favore della spettacolarità. Per altri, come il sottoscritto, questo non è stato un ostacolo, anzi ha reso la serie un po’ più facile e divertente.

La nascita del binge watching

House of Cards è la primissima serie prodotta e distribuita da Netflix, il primo contenuto originale, la prima serie a essere distribuita tutta assieme. Insomma, gli Underwood sono i genitori del binge watching. Questa è una serie fatta per essere vista tutta assieme, dal primo all’ultimo episodio;  è complessa e piena di personaggi, nomi, fatti, situazioni, trame e sotto trame. Ovviamente non era la prima e non sarà l’ultima. Anche Lost era complessa, ma siamo su due piani differenti. La serie sulla Casa Bianca è composta da parole non dette e bugie che nemmeno lo spettatore comprende. Diverse volte Frank faceva una cosa, poi diceva in camera un’altra cosa, mentre agli altri personaggi ne diceva una terza. Per non parlare di tutte le mosse di scacchi fatte per convincere gli investitori o arginare ostacoli.

House of  Cards non ha mai ammesso distrazioni: era per un pubblico sempre attento, al quale piace doversi sforzare per seguire gli avvenimenti e a cui piace un realismo quasi estremo.

Le rivoluzioni

Per concludere, possiamo dire che House of Cards ha preso la rottura della quarta parete, già esistente in serie come Malcolm in the Middle, e l’ha fatta sua. La differenza dalle altre serie stava nella naturalezza con cui Frank si voltava per parlare con noi: non erano momenti separati, ma si estraniava per parlarci. Non era un narratore, ma un’interazione, come se parlasse con l’unica persona che non avrebbe mai potuto fermarlo.

Un altro elemento chiave della serie erano le grafiche per i messaggi, mostrate fuori dal telefono. O la regia sempre pulita, mai sfocata; l’incredibile attinenza con l’attualità e, ovviamente, come già ampiamente detto, la prima serie nata per essere vista tutta assieme.

Ripensandoci, probabilmente, House of Cards è una serie che va vista più volte, per essere apprezzata di più e compresa in tutte le sue sfaccettature.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.