I Peggiori: un film frettoloso (ma che va visto)

Article by · 20 maggio 2017 ·

I Peggiori è un film uscito il 18 maggio scritto diretto e recitato da Vincenzo Alfieri con Lino Guanciale.  Narra la storia di due fratelli sui 30 anni che, per guadagnare dei soldi e mantenere la sorellina tredicenne, diventano eroi a pagamento, i “Demolitori”. Indossano la maschera di Maradona e vanno in giro a sputtanare truffatori, evasori fiscali e stronzi vari.

Sapete che film è, vero? No? Male, perché è una commedia che parla di vigilanti, un secondo “cinecomic” dopo Lo chiamavano Jeeg Robot (leggi qui intervista allo sceneggiatore).

L’Italia sta cambiando, ragazzi, e il minimo che possiamo fare noi che ci lamentiamo sempre e guardiamo l’America con gli occhi sognanti è sostenere questo tipo di cinema.

Non ti piacciono gli eroi in maschera? Va benissimo, ma fai uno sforzo e sostieni comunque questo film. Sosteniamo i film di genere! Basta commedie romantiche o cinepanettoni, torniamo alla fantascienza, il fantasy, la distopia, il noir. Non si parla di copiare e dire “facciamo i super eroi perché va di moda”, perché l’Italia non è per Super-Man o Spider-Man, ma è il paese di Rat-man, Jeeg Robot (del film di Mainetti ovviamente) e dei Demolitori.

Detto questo, il film non è perfetto: si vede che è un’opera prima e ha, infatti, qualche ingenuità. L’antagonista è un personaggio assurdo; non si capisce che tipo di persona sia, di lei sappiamo solo che vuole arricchirsi in ogni modo tramite gli appalti a Napoli. Il suo lavoro è legale, ma usa ogni mezzo per guadagnarci il più possibile (anche sequestrare i passaporti  ai dipendenti stranieri per poterli sottopagare).

Tutto bene e chiaro fino a quando non tira fuori la sua “anima da cattiva”. Si comporta quasi come se fosse il Joker. Nella seconda metà del film, quando entra in contatto con i due fratelli, sembra completamente pazza. Come se il Padrino a un certo punto si mettesse il trucco in faccia e cominciasse a chiedere delle sue cicatrici.

Lei è presentata come un’antagonista cinica e poi diventa una pazza sadica che quasi flirta con le due vittime che si trova davanti. Non è che tutti sono cattivi allo stesso modo, chiudere un occhio su un omicidio non ti rende automaticamente un torturatore. Inoltre di lei non sappiamo praticamente niente, chi è, oltre a essere una palazzinara?

Un altro problema è che la trama prevarica sui personaggi. Le azioni sono più importanti di questi, quando dovrebbe essere il contrario. I due fratelli non si relazionano mai davvero con il mondo esterno e sono quasi sempre assieme, non hanno una vita al di fuori di quelle azioni. Infatti non parlano mai, se non alla fine con uno dei personaggi principali, il commissario Natale Piervi (per altro, alla fine è lui a risolvere la situazione finale).

I personaggi non hanno una base solida forte e archetipica subito riconoscibile. Mancano loro caratteristiche forti che li rendono unici ma al tempo stesso veri e concreti; questo vale soprattutto per l’antagonista e il commissario.

In più, ci sono due scagnozzi russi veramente assurdi, sembrano degli idioti che parlano da idioti e non con un accento straniero eppure sono loro a scoprire la vera identità dei Demolitori. Come se fosse Shocker a scoprire che Spider-Man è Peter Parker. Non sapete chi sia Shocker? Appunto, uno dei cattivi più sfigati della Marvel.

Il film comunque fa ridere e disegna bene il rapporto concettuale dell’Italia con gli eroi americani. Ci sono molti momenti comici esilaranti, quelli con la cinese, Fabrizio che se le prende sempre, la nascita del simbolo dei demolitori…

I tre fratelli insieme funzionano: Fabrizio è quello severo, che si arrabbia con la sorella, che non vorrebbe fare l’eroe in maschera perché è un avvocato che si accontenterebbe anche del suo stipendio di 520€ al mese se non dovesse mantenere da solo una famiglia. Massimo invece resta in accappatoio tutto il giorno, è disoccupato ed è quello a cui la sorellina dice tutto, è il bambino dei due a cui in qualche modo va tutto bene.

Chiara è la più piccola, ma al tempo stesso la più matura tra tutti; è l’unica che si sa ambientare bene nel luogo (i tre vivono a Napoli ormai da un po’ e lei è l’unica a sapere il dialetto) e nel tempo (conosce bene i social network e internet, è grazie a lei infatti se i Demolitori riescono a essere ingaggiati senza problemi). L’unica nota a sfavore è che non so quanto sia credibile che una bambina di 13 anni sia un hacker pari a Mr. Robot.

Una nota veramente positiva è che è riuscito a fare qualcosa che neanche Jeeg Robot era riuscito a fare. Non si parla di mafia.

È bello vedere un film italiano senza Mafia, che sembra diventato un cattivo d’obbligo per i film italiani. Qui, finalmente ce ne siamo liberati.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.