Il Libro di Henry: flop o azzardo?

Article by · 27 novembre 2017 ·

Colin Trevorrow negli ultimi anni ha fatto molto parlare di sé. In primo luogo, per aver diretto Jurassic World, sequel di Jurassic Park e primo di una trilogia. Dopodiché per esser stato licenziato dal suo ruolo di regista per un altro importante franchise: Star Wars. L’episodio IX della saga doveva, infatti, doveva essere girato proprio da lui, ma è stato scartato per esser diventato ingestibile (e sarà infatti J. J. Abrams a occuparsene).
Ed è stato facile sbatterlo fuori, dopo il flop de Il libro di Henry.

Chi è Henry?

Henry Carpenter (Jaeden Lieberher, forte della sua interpretazione del recente IT) è un undicenne sveglio e con uno sguardo molto più profondo rispetto ai suoi coetanei – e, perché no?, rispetto anche a molti adulti. Vive insieme alla madre Susan (Naomi Watts) e al fratellino Peter (Jacob Tremblay) in una piccola e tranquilla cittadina.

Il libro di Henry

Il film non comincerebbe se non fosse che gli occhi attenti di Henry si soffermano sulla casa accanto a lui, dentro la quale sembra accadere qualcosa di strano, qualcosa di terribile. Il ragazzino, infatti, inizia a temere che la propria vicina di casa e compagna di classe, Christina (Maddie Ziegler), venga abusata sessualmente dal padre.

Inizia così l’indagine del protagonista sul caso, che s’improvvisa un Detective Conan, solo più sfortunato. Se al famoso detective giapponese è toccata la sorte di essere ridotto ad altezza di bambino, Henry deve lottare con qualcosa di molto più grave: un tumore.

Sarà proprio questo a dare il titolo al film. Il libro di Henry è quel quadernetto su cui lui comincerà ad appuntare il frutto delle proprie ricerche. In questo modo, i posteri, nel caso che la malattia avesse la meglio, potrebbero comunque risolvere il caso.

Dov’è il flop?

Ho parlato di flop, all’inizio, ma a leggere la trama non si può certo dire che sia una cattiva idea. I personaggi sono ben realizzati, gli attori fanno un ottimo lavoro e gli spunti sono vincenti. Probabilmente sono proprio gli spunti ad aver rovinato questo film.
Gli spunti, al plurale.

L’alcolismo, la violenza su minori, la malattia infantile. I temi sono così tanti e così importanti da diventare caotici in un film di nemmeno due ore: non riescono a omologarsi. Il film è un thriller drammatico che non sconfina in altri generi, quindi non è tanto quello il problema, quanto invece le atmosfere.

Il libro di Henry

Pregio o difetto?

Questo mescolarsi di atmosfere, questo susseguirsi di trame non troppo convergenti tra loro è il motivo per cui il film è stato tanto disprezzato dalla critica.
C’è da dire che il pubblico è stato molto più clemente e le valutazioni molto più alte.
Perché?

Perché c’è qualcosa che nessuno spettatore può negare: Il libro di Henry ha carattere, ha personalità. Pecca ogni tanto nel non rispettare le regole fondamentali del cinema classico, questo sì, ma Colin Trevorrow ha osato. Forse troppo, ma non è questa la strada per riuscire a cambiare il mondo della narrazione?

Siamo nell’epoca dei remake e dei reboot (che il regista di questo film conosce bene) e ogni giorno siamo invasi, in bene o in male, da questo o da quell’altro rifacimento.
Per quanto io sia il primo a fremere all’idea di un nuovo Hellboy, non è emozionante il pensiero di qualcosa di totalmente nuovo? Di totalmente originale?
E forse, Il libro di Henry ha provato proprio a fare questo.

 

Se fossi un Pokémon probabilmente sarei Bulbasaur e Mr. Z sarebbe il mio allenatore. Non essendo così, mi limito a guardare ogni serie televisiva che parli di dinosauri o supereroi.