I segreti di un film Horror [intervista ad Andrea Cavaletto]

Article by · 12 aprile 2017 ·

Abbiamo incontrato Andrea Cavaletto al Circolo dei lettori di Torino per fargli un paio di domande sul suo lavoro nel mondo del cinema e dei fumetti. Andrea è specializzato nel genere horror:  appartiene al genere anche Paranoyd Boyd, il fumetto che ha creato e pubblicato con Edizioni Inkiostro.


Chi è Andrea Cavaletto?

Questa domanda potrebbe essere facile ma anche metafisica… diamo la risposta facile. Sono uno sceneggiatore cinematografico e di fumetti; sono un designer e un creativo a tutto tondo. Ho iniziato quindici anni fa, anzi, una ventina. Piano piano mi sono fatto strada in questo campo cominciando con i fumetti – sono la mia prima passione – e poi sono arrivato fino al cinema, che credevo una meta inarrivabile.

Ultimamente i tuoi film stanno ricevendo moltissimi premi. Come si fa a scrivere un film pluripremiato?

Culo. No, scherzi a parte, i premi sono condivisi da tutta la troupe, anche perchè un premio di sceneggiatura deve ancora arrivare. Quindi, forse non sono così bravo come faccio credere o forse lo sono ancora di più.
Io consiglio passione e impegno, ovviamente deve piacere ciò che si fa. Consiglio di credere in ciò che si scrive, andare sempre avanti soprattutto quando ti dicono che non ce la puoi fare. A me è stato detto più e più volte di cambiare direzione e fare tutt’altro, stoicamente ho continuato. E adesso mi sto godendo i risultati.

Quali sono le caratteristiche che distinguono un buon film horror?

Premetto che parlo per me, perchè non ci sono delle regole universali. Il mio punto di forza sono i personaggi, i quali a volte vincono anche sulla storia. Ho lavorato principalmente su soggetti non miei e mi è capitato di avere storie non troppo brillanti: è giocando bene sui personaggi e facendogli fare un buon percorso evolutivo, che si può ottenere qualcosa di interessante. Soprattutto all’interno dell’horror, se si gioca sulla psicologia, si arriva ad avere ottime cose. Mi è stato detto più volte che non ci si aspetta, nei miei film, quella profondità dei personaggi in una storia horror. Soprattutto se indipendente e di serie B – i miei campi. La maggior parte del resto di questi prodotti, infatti, tende ad essere confezionata in serie, con personaggi molto stereotipati, dove la psicologia è dimenticata e non ci sono evoluzioni, sono solo carne da macello. C’è tanta struttura ma poca sostanza: quella la si può dare con i personaggi. Prima di scrivere, studio sempre dei catcher interessanti.

Qual è il prossimo festival del cinema a cui participerai?

Cannes probabilmente.

Cosa pensi del successo che sta avendo”Hidden in the woods”?

Quando qualcosa ha successo rimango sempre abbastanza sorpreso, perchè dopo che l’ho finita e mi ritrovo a riguardarla, provo una specie di sdoppiamento della personalità. Sento un sacco di colleghi che non sono mai soddisfati del proprio lavoro, dicono che se lo rifacessero ora lo farebbero meglio o che lo cambierebbero tutto anche subito dopo averlo consegnato; io invece no. Sono tutt’oggi soddisfatto anche delle prime cose che ho scritto, anche se indubbiamente riconosco che non avevo le capacità e la professionalità che ho adesso, anche perchè per quelle – per forza di cose – serve tempo, esercitazione e dedizione. La cosa bella – e credo che sia legata alla passione – è che ogni lavoro che faccio è più bello di quello precedente. Poi magari alla gente fa schifo, ma l’importante è che piaccia a me, che io sappia esattamente dove voglio arrivare con quel progetto. Che poi si capisca o meno, non sta a me. Ci sono un sacco di fattori che ne definiscono il successo o l’insuccesso, l’importante è che tu stesso ne sia soddisfatto.

Primo corto o film che hai scritto completamente da solo?

Il primo corto che ho scritto tutto da solo è il secondo che ho fatto, “Hellequin“, tratto da un mio fumetto breve. Il primo corto era “Il protezionista“, ma mi ero fatto aiutare da Francesco Cortonesi – che mi ha introdotto nel mondo del cinema indipendente e ringrazio ancora –. Mi ero affidato a lui perchè ne sapeva più di me e mi ha indicato la via.

Il tuo film horror preferito? E perchè?

Hellraiser, perchè… è il primo che mi viene in mente. A queste domande non ci si deve pensare, perchè ce ne sono una marea. Il primo che ti viene in mente è quello che ti ha segnato di più.

Come andranno i film horror in Italia?

Male. Per diventare sceneggiatori bisogno andare all’estero: non intendo tanto lontano, ma anche solo oltre le Alpi, Francia, Spagna, Germania… So di sembrare un pessimista, ma se continuo a fare ciò che faccio è perchè in fondo credo che le cose cambieranno prima o poi. Altrimenti, morirò nel tentativo di farle cambiare.

Andrea Cavaletto

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.