Iron Fist: recensione primo episodio [NO SPOILER ]

Article by · 17 marzo 2017 ·

Iron Fist è la quarta serie targata Marvel-Netflix ed è l’ultimo super eroe “di strada” che sarà portato sullo schermo da Netflix (escluso The Punisher, che abbiamo già visto in Daredevil).
Iron Fist chiude il gruppo dei Defenders, il gruppo di supereroi che si occupa delle strade di New York formato da Luke Cage, Jessica Jones e Daredevil.


Il pilota ha inizio con un’inquadratura bassa, sui piedi delle persone che camminano su un marciapiede di New York: tutti uguali, con indosso scarpe di pelle nera e pantaloni grigi, finché non appaiono dei piedi scalzi. È così che ci appare Danny Rand, tornato a casa dopo aver passato praticamente tutta la vita sperduto in Cina e creduto morto. All’età di undici anni, infatti, l’aereo su cui si trovava, schiantandosi, aveva provocato la morte dei genitori e, apparentemente, anche la sua. Dopo più di dieci anni riesce a tornare a casa (non sappiamo ancora come e perché) e subito si reca nell’azienda di famiglia gestita dai figli del socio del padre, con cui era cresciuto. Non viene accolto come pensava, però: cercano di cacciarlo e per tutto l’episodio Danny rincorre i due proprietari per convincerli di essere chi dice.

Fin da subito, ciò che Iron Fist mostra è la diversità tra il protagonista e il mondo: non appartiene a quel posto, anche se vorrebbe rientrarci. L’unico con cui fa amicizia è un barbone, un esterno alla società, che si pone in modo amichevole e soprattutto cerca di aiutarlo. Tutte le altre persone, quelle inserite nella società, fanno l’opposto: lo minacciano e cercano di allontanarlo – e d’altro canto non gli si può dare neanche troppo torto, è vestito da barbone e dice di essere una persona data per morta da più di un decennio.

Ciò su cui tutto sembra girare è, però, lo scopo della vita scelto dai personaggi coinvolti. Danny è cresciuto con la filosofia orientale, cita quindi, a proposito, Buddha:

Lo scopo della tua vita
è trovare il tuo scopo.

Qual è lo scopo che si ha nella vita? Danny scopre subito le carte a proposito di quale sia il suo: proteggere qualcosa per qualcuno, ma ancora non si sa cosa e neanche come possa diventare un eroe dedito alla protezione di NY.

In questo pilota, così come si era già visto in Luke Cage, gli antagonisti danno la caccia al protagonista. Sono loro, quindi, a dare il via al conflitto che si conclude a fine stagione. Ciò vuol dire che, attualmente, Danny non ha niente contro i suoi rivali (non vi dirò chi sono), ma sono loro ad avercela con lui e, ripeto, con lui Danny Rand e non con il suo alterego mascherato (anche perchè non si è ancora visto). Solo episodio dopo episodio si vedrà se questa sarà una mossa giusta o avremo un altro Luke Cage incapace di appassionare lo spettatore e creare empatia.

Concludiamo con i combattimenti, degni di questo nome. Danny, a differenza del diavolo rosso, ha uno stile di lotta molto più aggraziato e meno violento, non attacca mai ed evita lo scontro quando riesce. Non spezza braccia, ma usa la forza dei nemici contro di loro: ad esempio, quando si trova di fronte a un rottweiler pronto ad attaccare, Danny, come se fosse Crocodile Dundee, lo mette a cuccia, per poi chiuderlo in una stanza.

Insomma, sembra un monaco Shaolin americano tornato in una città priva di spiritualità ma fondata, al contrario, sulla materialità. Così sono infatti i suoi nemici, persone ricche e incravattate che guardano il mondo secondo il suo valore materiale.

Le prospettive per una grande serie ci sono, ma manca quell’eccitazione o grande emozione a cui Marvel-Netflix ci aveva abituato. Ma per quello c’è ancora tempo.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.
6.8

bene ma non benissimo

Netflix sta portando un ottimo prodotto ma non all'altezza di Daredevil


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Combattimenti
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Effetti speciali