IT: I Dis-Adattati! (Possibili Spoiler)

Article by · 14 Novembre 2017 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).

#12 IT

Finito lo scalpore per IT, ci resta l’analisi del film che qua su “I Dis-adattati” era in programma da tempo.

Verrà considerato solo il film, visto che l’adattamento per la tv è un prodotto considerabile oggi al pari di uno “sceneggiato rai”.

L’opera di Muschietti – prima, tra l’altro – è ben calibrata e rispetta quasi tutte le tappe del romanzo. Il taglio di pezzi necessari (come il rito di Chud o la creazione di proiettili) si sentono solo in alcuni momenti. Il rito di Chud, che prevedeva inalare del fumo in una buca e avere visioni, è svanito, così come la “magica” apparizione di IT.

Secondo i nostri “nuovi” bambini, IT è apparso dall’inizio, ed è sempre stato nelle fogne, nel pozzo principale per l’esattezza.

A livello di personaggi, spicca su tutti Sophia Lillis, la Beverly Marsh della nuova edizione. La ragazzina, coi suoi occhioni verdi, e il suo modo di fare a metà tra il tomboy e la ragazza già più matura, convince e fa innamorare il pubblico, regalandoci anche scene spettacolari.

La scena del bagno, dove lei sente le voci nel lavandino e c’è la gigantesca esplosione di sangue, richiama quella precedente in cui forse la ragazza ha avuto il menarca e, con una madre assente, non sa quale sia il pacco di assorbenti adatto a lei.

Anche gli altri ragazzi sono stati bravi, chi più chi meno, a cominciare da Finn Wolfhard, che incarna un Richie Tozer ai limiti del sopportabile tra battutacce e riferimenti sessuali facili in un’età del genere.

Il cambiamento temporale, che strizza l’occhio a “Stranger Things”, dà fastidio ma lascia il tempo che trova.

Come già affermato in questa rubrica, è lo spirito del romanzo che dovrebbe venir fuori, e alla fine è uscito, seppur in modo tiepido.

La rappresentazione del pagliaccio diabolico di Muschietti infatti, non è tanto basata sul terrore che lui incarna, ma sulle paure che si instillano nella testa dei bambini.

Il pesante taglio delle scene crude è sostituito dai poster che si susseguono sui muri, coi visi degli scomparsi.

La “bonaccia letteraria”, in cui King inquadra nel quotidiano ogni personaggio, è resa al minimo, lasciando da parte anche le sottotrame dei personaggi secondari.

Perché, va ricordato, It è la tesi “sull’horror” di Stephen King e 1200 pagine sarebbero ingestibili sullo schermo cinematografico per qualunque regista.

I fratelli Corcoran, che appaiono per un attimo con i bulletti, sono rappresentati solo sui poster degli scomparsi.

Anche la stessa definizione di “Perdenti”, data dal libro da subito, è resa al minimo se non contiamo le sevizie che Henry Bowers fa subire ai nostri eroi, in particolare a Mike e Ben.

Quello che ci dà il film dei Perdenti, è un gruppo di amici che vuole aiutare uno di loro ancora sotto shock per la “sparizione del fratello”.

Sparire o non morire affatto: la versione di Muschietti su Georgie Denbrough.

Georgie, la causa scatenante del risveglio di IT, viene ucciso e mangiato dal clown da subito, come vuole la tradizione del libro.

Peccato che, secondo Muschietti, Georgie svanisca, ingoiato dalle fogne e da un mostro più cattivo di lui, che ha nidificato sotto Derry.

La metafora della scomparsa del fratello funziona, per quanto poco ortodossa: anziché darci dei Denbrough insofferenti e noncuranti del primogenito rimasto, sono già rassegnati per la sparizione del bambino.

Bill, che si considera il fautore della sparizione, rappresenta l’accettazione del lutto in un’età di transinzione dove si capisce che tutti, prima o poi, moriranno.

Fregandosene dell’evidenza, la ricerca spasmodica e maniacale del ragazzo li fa finire nella tana del mostro, in trepidante attesa del pranzo.

L’affrontare IT non segna solo un grosso passo verso l’età adulta, ma anche la rassegnazione che prima o poi (come già anticipato) ce ne andremo tutti.

I mostri in casa: gli adulti e le violenze sessuali.

Un altro buon punto del film è rappresentato sempre da Bev Marsh e dal suo rapporto col padre. Morboso e abusivo, Alvin Marsh tratta la figlia come una moglie e una figlia al tempo stesso.

Si preoccupa della sua reputazione perché “esce con troppi maschi” ma, allo stesso tempo, la sessualizza, arrivando ad abusare di lei.

La sparizione del padre (a causa della ragazza per legittima difesa) va a colmare quel vuoto che c’era nel libro, chiudendo così una parentesi che era rimasta in sospeso ai lettori.

Contrapposto a Bev Marsh, c’è Henry Bowers, altro aguzzino e vittima della città e della sua famiglia. Vittima dei continui abusi (mai mostrati nel film) da parte del padre, è colui che, più di tutti, sarà vessato e manipolato da IT, non riuscendo a trovare la forza di reagire.

Uno dei punti portanti del film è proprio questo: l’affrontare o meno il male che ci circonda, scegliendo di fare la cosa giusta.

Bowers, senza forza di volontà, decide di passare dalle mani del padre a quelle di IT, perché è comodo lì dov’è.

Per essere un film da esordiente, Muschietti presenta una “maturità” nell’adattamento abbastanza buona.

Magari ha fatto storcere il naso la mancanza dei Barren, il finale con la donzella da salvare e i cadaveri che “galleggiano”, ma non siamo qui per una trasposizione al 100%. Se, infatti, parteggiassimo solo per i libri, questa rubrica chiuderebbe domani per una reclusione forzata in biblioteca.

Come già affermato l’anno scorso con l’esordio di McGregor alla regia per Pastorale Americana, un film di questa portata emotiva e letteraria poteva venire molto peggio.

Per fortuna non è stato così (almeno secondo chi cura la rubrica) e ha contribuito a dimenticare quell’altro atroce adattamento quale La Torre Nera.

La ristampa di IT, edita da Sperling and Kupfer, capeggia sugli scaffali da mesi ma, come una riedizione del film, anche quella andrebbe svecchiata da una traduzione nuova.

Se volete però avventurarvi nell’universo IT, ricordatevi di tenere la luce accesa o leggerlo solo durante il giorno.

Parola di chi non ha dormito per mesi.

 

 


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