Jane Eyre: I Dis-Adattati!

Article by · 16 Gennaio 2018 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).

#14 Jane Eyre (2011)

Jane Eyre è un classico della letteratura moderna, se non addirittura antesignano del femminismo. Le vicende di Jane, famose in tutto il mondo, sono state trasposte ben 24 volte, tutte di differente fattura. Cosa cambia, quindi, in un film come questo?

Cary Fukunaga, dirige in modo elegante – eppure un po’ sfilacciato – il film, conducendoci sin da subito nell’azione più viva del film. Abbiamo la nostra eroina, Jane (Mia Wasikowska), mentre vaga per le campagne inglesi, appena fuggita dalla casa di Mr. Rochester (Michael Fassbender). In un secondo momento, quando la ragazza torna in sé e si rende conto di essere stata accolta in una casa, ci rivela tutto il suo passato.

Dei classici e delle rivisitazioni

Se per anni il pubblico ha identificato con Charlotte Gainsbourgh la famosa eroina, bisogna ammettere che, nella nuova versione, la Wasikowska fa un lavoro eccellente nel dare vita alla famosa insegnante proto femminista della Brontë. Al contrario della precedente attrice, infatti, questa Jane si dimostra subito volitiva eppure cupa, seria, oscurata dalla sua crescita travagliata e priva di affetti. Se Zeffirelli aveva dunque basato tutto il film sul romanzo “in toto”, ridandoci persino una prima parte intensa dell’infanzia, Fukunaga dà solo fugaci occhiate: quanto basta per sottolineare la sofferente crescita di una donna così forte.

Lo sguardo, il modo di camminare, tutto nell’attrice riflette la volontà del personaggio di affermarsi e capire chi è, non essere un semplice strumento “prima per insegnare, poi per procreare.”

Le cucine, le stanze buie, la mancanza dell’uomo, tutto richiama quella grande casa di campagna dove le sorelle (e il fratello) Brontë sono cresciuti, con un’eccezionale Judi Dench che richiama un’altra figura brontiana, la governante di Cime Tempestose, Nellie.

L’intento, del tutto rispettato in due ore di film, era di ridare allo spettatore l’anima gotica del romanzo, limando il quanto più possibile la parte melodrammatica (e soprattutto melo-) di un romanzo e un film come questo.

“Caro lettore, l’ho sposato”

La fugace e breve (sono in tutto quindici minuti) storia d’amore tra Jane e Mr. Rochester è priva di fronzoli e melensaggini che, nei tempi passati, “riempivano” la scena d’azione del film quasi per ridare una chance a Jane, povera, sola e orfana.

L’interpretazione asciutta della Wasikowska, ora seria e ora passionale con il suo Mr. Rochester, sono riuscitissime; nonostante la tempesta, Jane non si piega, pur ripiegando su un discutibile metodo di fuga per liberarsi da una vita che potrebbe diventare peggio.

Fin dalla sua prima apparizione, Fassbender incarna un personaggio che non fa per niente rimpiangere i suoi predecessori, dandogli quella rudezza di carattere e di cuore che fa il paio con Jane, sempre in conflitto eppure sempre più vicini come vuole il libro.

Il confronto tra uomo e donna è attuale, ben costruito e stupisce che abbiano mantenuto i dialoghi originali (o quasi) per alcuni passaggi del film.

Anche la resa materna di Jane su Adele, la bambina di Rochester, è molto toccante, aumentata specialmente dal fatto che, durante quasi tutto il film, le due si parlino solo in francese (è figlia di una ballerina morta di tisi).

L’ambiente e l’atmosfera

Fukunaga, stanco dei soliti remake “tutti uguali”, rende l’ambiente circostante una parte fondamentale del film. Già dall’inizio, quando lei fugge, tutto appare al pubblico come spaesante e privo di riconoscimento. Il corteggiamento di Rochester a Jane, inoltre, offre un interessante spunto di riflessione: se prima, durante la prima ora e mezza, c’era solo il buio e la notte alla magione; mentre i due sono insieme c’è una nuova primavera, quasi a sottolineare la rinascita di spirito dell’amore nella coppia.

Qualche critica? Certo che sì.

Se appunto, l’ambientazione gotica è una grossa carta a favore del film, viene spontaneo chiedersi perché abbiano introdotto la moglie di lui in modo così rapido, così come l’infanzia di Jane. Tolta l’allusione che Adele fa, durante una conversazione con Jane, non ci viene data una vera “manifestazione” della moglie, come avveniva nelle versioni precedenti.

A livello canonico, tutto viene rispettato, eppure lascia con l’amaro in bocca la poca rappresentazione orrorifica della moglie. Certo, l’incendio della casa viene mantenuto e così la cecità di lui, però ci si aspettava, solo in quel senso, una manifestazione più “plateale” della folle rinchiusa nella torre.

Per il resto, il film risulta ben costruito, armonioso e reso al massimo dall’interpretazione degli attori. Certo è che va abbinato alla lettura del grande classico da cui è tratto.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.