La magia nelle serie storiche è sempre un bene?: A Long Time Ago…

Article by · 23 luglio 2018 ·

Vecchi fantasmi

A volte sappiamo poco di personaggi o eventi storici. Abbiamo nomi, qualche data e tante fonti inattendibili. Tra informazioni contrastanti e dati che non tornano, per gli storici è una faticaccia snodare la matassa della storia. Una cosa però, anche se non era chiara ai nostri predecessori, è sicura: non esisteva la magia.

Fiabe, leggende ma anche resoconti di avvenimenti storici sono spesso farciti di eventi soprannaturali e personaggi magici, possiamo capire e comprendere il perché. Quando la scienza non era ancora in grado di rispondere a certi interrogativi, solo gli dèi e la magia potevano sembrare la risposta sensata a eventi eccezionali, come le eclissi o ai successi di persone estremamente skilled, come diremmo oggi.

Altro compito degli storici è stato dunque quello di ripulire gli annali da queste credenze, lasciando solo i fatti nudi e crudi.

L’ardua scelta delle serie storiche

Cosa hanno fatto invece le serie storiche al riguardo? Sappiamo bene che la narrativa non è racconto fedele della realtà, e che magia e soprannaturale possono sempre farle comodo come pizzico di pepe in più o metafora della condizione umana. O anche solo per dare l’atmosfera giusta e creare personaggi speciali.

Ci sono serie che fanno della loro verosimiglianza un punto d’onore, in cui il sovrannaturale non trova luogo. I protagonisti devono vedersela con gioie e dolori con i soli strumenti che potevano possedere all’epoca. Possono sì credere che alcune cose siano causate da dèi o stregoni, ma la cosa non sarà mai confermata dalla serie stessa.

Altre serie invece prendono la palla al balzo e utilizzano la magia in diversi modi. Appoggiati da antiche credenze, questi prodotti approfittano di questo fascino selvaggio e mistico. Senza avere l’ambizione di diventare serie fanstasy, alcune riescono con successo a mischiare verosimiglianza storica e magia, mentre altri creano una brodaglia confusa e non è chiaro dove volessero andare a parare.

Pollice su

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Outlander è un buon esempio di un prodotto riuscito, che si fa anche beffe delle superstizioni dell’epoca in cui è ambientato. La magia si riduce infatti a quella delle pietre che permettono il viaggio nel tempo a Claire (Caitriona Balfe). La magia è un evento scatenante, ma l’aspetto interessante di Outlander è proprio il conflitto tra epoche e civiltà in senso razionale. Quando in altri casi ci viene il dubbio se ciò che vediamo sia frutto del sovrannaturale, ci arrivano presto le prove che c’è sempre lo zampino di qualcosa di più reale. Alla fine la scienza vince sempre, e Claire, come donna istruita, cerca di farlo capire agli altri.

Il bambino non è quindi posseduto, ma ha mangiato delle bacche e il rituale portato avanti da Geillis (Lotte Verbeek) riceve una spintarella grazie a del veleno vero. Claire stessa non crede alle superstizioni, ma il suo assecondare il popolo credulone le farà rischiare diverse volte la pelle.


Così così

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Esempio, invece, in cui il sovrannaturale è quasi superfluo ma comunque funziona è Vikings. La magia qui si snoda in forme diverse. Ci sono gli Asi, gli dèi norreni, che appaiono a Ragnar (Travis Fimmel) fin dal primo episodio; c’è l’enigmatico personaggio di Harbard (Kevin Durand), che appare e scompare portando con sé sospetti di origine divina, e c’è il famoso veggente. La magia qui influisce tramite profezie da seguire, ma non in modo diretto e invasivo. Permette di conoscere e agire di conseguenza.

I creatori della serie però hanno fatto la mossa intelligente di farci dubitare anche di questa magia. Floki (Gustaf Skarsård), ad esempio, presenta chiari segni di malattia mentale, per cui il suo possibile ruolo di veggente potrebbe avere poco a che fare con la vera magia. E se anche il veggente attuale soffrisse di disturbi simili? Se Harbard fosse solo un uomo qualunque, ma molto furbo? Vikings non ci dà queste risposte, e sta a noi scegliere da che parte stare.


Pollice giù

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Serie in cui invece la magia non funziona e ha poco senso è The White Queen (di cui vi abbiamo parlato qui). Elizabeth e la madre vengono presentate come streghe, ma streghe per hobby. Sono donne sapienti, conoscono certi incantesimi e hanno certe sensibilità, ma non le mettono quasi mai in atto. Il problema in questa serie è che la magia sembra essere stata aggiunta in seguito, quasi per dare una svolta in più di cui non c’era bisogno.

Possiamo prendere sul serio certi riti di buona sorte, considerando un caso quando avviene proprio ciò che era stato auspicato, come l’incoronazione di Elizabeth. Ma i suoi poteri, e poi quelli della figlia, vengono usati anche per spiegare eventi naturali che potrebbero essere benissimo lasciati alla scienza. Ciò che rende il tutto debole è l’incostanza di questi poteri.

Elizabeth passa intere puntate da donna normale, alle prese con la Guerra delle Due Rose, agendo in modo giusto o sbagliato senza alcuno supporto magico. Poi, dal nulla, decide di tornare ai suoi poteri. Un tocco fantasy assolutamente inutile, che rende ridicoli certi aspetti della storia.


You decide!

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Caso in cui invece la magia ha diviso le opinioni è The Terror. Sebbene opera storica, è quasi puramente speculativa, perché molto poco si sa di cosa sia successo all’equipaggio della Terror e dell’Erebus dalla loro sparizione. Ci sono poche tracce, resti umani, qualche lettera e poco più. L’autore del libro da cui è stata tratta la serie ha dovuto quindi inventare e ha voluto dare un tocco fantasy e horror a questa tragedia. A rendere ancora più difficile la situazione, infatti, c’è Tuunbaq, uno spirito Inuit sotto forma di gigantesco orso polare del viso antropomorfo che non dà tregua all’equipaggio. È comandato da uno sciamano locale, ma quando questo muore la creatura diventa ingestibile.

In una narrazione come questa un pizzico di pepe non fa male, perché raccontare di come decine di uomini finiscano col morire di fame, malattie e stenti nel giro di molti mesi non è molto interessante. Allo stesso tempo l’aggiunta del sovrannaturale sembra quasi una mossa pigra. Ci sono diverse opere che narrano egregiamente del tema dell’uomo messo di fronte a se stesso in ambienti ostili. L’essere umano è estremamente complesso e interessante, e la socialità si plasma e modifica in modi inaspettati in situazioni del genere. 

The Terror ha inoltre già un cattivo, se così vogliamo chiamarlo, nella figura di Hickey (Adam Nagaitis), che dà già da solo del bel filo da torcere all’equipaggio ed è un buon esempio della complessità umana di cui si parlava prima. Tuunbaq, però, ha anche la sua attrattiva, anche come vendetta contro uomini la cui ubris li ha portati troppo lontani.

Voi che ne pensate, Hickey sarebbe bastato o Tuunbaq è quell’elemento in più che rendere The Terror un prodotto unico?

 

 

Quando non sto inseguendo Mr. Z per farmi ridare la mia bacchetta magica, scrivo di serie tv e film storici perché sono nata troppo tardi per fare la piratessa.