L’amica geniale e un pilota non così brillante

Article by · 28 Nov 2018 ·

La nuova serie prodotta da Rai, HBO e TimVision, è finalmente arrivata. Le otto puntate de L’Amica Geniale sono tratte dall’omonimo romanzo di successo mondiale di Elena Ferrante, con l’intenzione, in teoria, di dar vita a un prodotto capace di cavalcare la fama del libro e far conoscere i prodotti italiani nel mondo. In teoria.

L’amica geniale e la narratrice

La storia segue le vicende di Elena “Lenù” Greco e Raffaela “Lila” Cerullo, due bambine che dalla prima elementare in poi saranno unite da una forte amicizia. Cresciute nella Napoli del secondo dopoguerra, povera e con poca speranza, le due bambine si incontrano a scuola. Lenù è brava e carina, la bimba perfetta, cocca della maestra e con molte amiche. Lila, ci viene ripetuto fino all’esaurimento, è cattiva. Più piccina e minuta non riesce a legarsi con nessuno e, anzi, fa del suo meglio per inimicarsi il prossimo. Cosa allora la rende affascinante agli occhi di Lenù? Il fatto che sia più brava di lei a scuola e sembri essere totalmente incapace di provare paura. Insomma, è diversa dalle altre.

Si entra in questo mondo antico, ma recente, che pare lontanissimo dopo pochi minuti di puntata, quando una ormai adulta Elena si mette davanti al suo Mac e inizia a scrivere la sua storia, fin dal primo giorno in cui ha trovato Lila sulla sua strada. La voce della narratrice è sempre presente, andando a spiegare ogni pensiero, sguardo o inquadratura, come farebbe una maestra dell’asilo a un bambino. Ed è tremendo. Vero che la Napoli degli anni ’50 non l’hanno vissuta molte persone al mondo e che ancora meno sono state bambine in quel periodo e in quel luogo, ma non solo non si sente la necessità di tutti i commenti fuori campo, ma diventando molto velocemente una gran seccatura. Anche perché L’amica geniale non è una storia difficile o intricata. Non solo la presenza della narratrice è inutile, ma perfino deleteria.

Il mondo, l’Italia e Napoli

L’amica geniale ha fatto parlare un po’ di sé per diverse ragioni. Tra queste c’è il fatto che sia una serie italiana, in napoletano, che viene venduta al mondo non doppiata ma in lingua originale. Da un lato questa scelta può venire difesa, perché in questo modo si mantiene la purezza della serie. Dall’altro però anche molti italiani si stufano a vedere serie in dialetto, e, dopo Gomorra, davvero si può pretendere che lo facciano oltre oceano, dove di sottotitolato hanno poco o niente? Una decisione che può venire considerata coraggiosa, ma può anche tranquillamente apparire ingenua o un po’ arrogante.

Soprattutto c’è da chiedersi che utilità possa avere. Insomma, mantenere un po’ di napoletano in italiano non crea problemi, non è impossibile da capire e spesso il dialetto sfuma più che altro in un accento marcato. Ma è davvero necessaria una scelta del genere anche per il mercato estero, quando sarebbe potuto bastare un doppiaggio accentato il giusto?

Iniziare tardi e finire presto

A volte capita di trovarsi a guardare qualcosa, arrivare a fine puntata e chiedersi come sia possibile che 40 o 50 minuti siano passati così velocemente. Ecco, con L’amica geniale è il contrario. Ci sono un’infinità di sguardi e inquadrature lente, solitamente lasciate immobili per permettere alla voce narrante di dire ovvietà. C’è una regola quando si scrive, “iniziare tardi e finire presto”: significa che non c’è bisogno di allungare il brodo e aggiungere cose decorative. Tutto deve essere fondamentale alla narrazione e non bisogna perdere tempo.

Questo non significa che non ci possano essere momenti di immobilità, ma devono essere messi con un senso. Qui invece viene tutto allungato all’estremo, annacquato senza troppo motivo. Per esempio, in una scena le due bambine stanno giocando con le bambole. Basta uno sguardo per capire come andrà a finire, ma la scena invece ci mette più tempo per arrivare al punto. Ci si trova, quindi, in una serie dove anche le immagini, oltre alla narratrice, accompagnano in modo eccessivo gli spettatori. Sembra seguire una mentalità vecchia, di un mondo dove le persone guardavano le serie TV in modo distratto, magari facendo altro, quindi con la necessità di ricevere le stesse informazioni più volte. Ma ora siamo nell’era del binge watching e Netflix.

Un po’ di bene, un po’ di male

Ultima nota negativa: gli attori. I bambini sono tutti bravi, ma gli adulti non sono all’altezza, dando vita a una situazione dove il cast non riesce a mantenere viva l’attenzione che si perde per via della lentezza.

L’amica geniale, comunque, non è una brutta serie, ma è pesante nel senso negativo del termine. Sotto una scorza troppo Rai/italiana si vede che c’è qualcosa di più, ma trovarlo diventa più difficile ogni momento che passa

Visto che Mr Z e io apprezziamo entrambi la frase Sapere è potere ho il compito di gestire le news, nel tempo libero scrivo anche qualche articolo.