L’importanza di un buon “cattivo”

Article by · 14 Dic 2017 ·

Prima di cominciare è necessario fare una precisazione importante: antagonista e cattivo non sono la stessa cosa. Il cattivo è ciò che fa qualcosa di eticamente sbagliato, quindi negativo. L’antagonista invece è il nemico del protagonista e può essere anche buono, come Hank di Breaking Bad, o semplicemente un suo rivale (come Hugh Jackman in The Prestige).

Il cattivo potresti essere tu

Qualche settimana fa abbiamo recensito Seven Sisters, il quale presentava un mondo con un enorme problema di sovrappopolazione. La governatrice Nicolette Cayman (Glenn Close) introduce, quindi, la legge del figlio unico. Purtroppo, però, in quel mondo distopico le probabilità di avere un parto gemellare sono molto elevate. La soluzione  proposta consiste nell’indurre tutti i bambini “di troppo” a un sonno criogenico (tipo quello di Fry di Futurama) per essere poi svegliati in un ipotetico futuro senza problemi di sovrappopolazione.

Difficile dare torto alle scelte della Cayman, costretta a prendere una soluzione difficile per salvare l’umanità. Peccato che poi alla trama servisse che fosse anche cattiva e quindi: i poliziotti del Bureau (quelli che si occupavano di prelevare/catturare i fratelli) sparano sulla folla e uccidono senza problemi; inoltre si scopre che i bambini non venivano congelati bensì carbonizzati. Tutto questo per convincere lo spettatore che il governo era il cattivo e le sette sorelle erano le buone.

Eppure le si può dar torto? Bureau che spara sulla folla a parte, tenere in sonno criogenico migliaia (se non milioni) di bambini non è economicamente sostenibile, siamo sicuri che non avremmo fatto lo stesso?
È qui che sta la differenza tra un cattivo fatto bene e uno creato solo per necessità. Le sue motivazioni devono essere chiare e, in qualche modo, condivisibili.

I migliori cattivi

Per fortuna esistono capolavori come il già citato Breaking Bad che, molto semplicemente, racconta la creazione e della vita di un cattivo, lo dice il titolo stesso. Durante il pilota della serie vediamo brevemente la vita di Walter White (Bryan Cranston) ed è tutta sbagliata, fa schifo. Il suo lavoro è penoso, la sua vita sessuale è imbarazzante, suo figlio cammina solo con le stampelle, è povero, fa un secondo lavoro che fa schifo più del primo, nessuno lo rispetta… è un perdente totale. Quindi, quando ha finalmente l’opportunità di riprendersi qualcosa dalla vita, noi spettatori siamo con lui: speriamo che riesca finalmente a raggiungere gli obiettivi che ha sempre mancato.

Il suo cambiamento, inoltre, è lento e graduale. Ci mostra proprio quello che mancava a Seven Sisters: noi sappiamo perché Walter è disposto a fare quello che fa, lo conosciamo bene e soprattutto vive un continuo conflitto interno. Le scelte che fa non sono prese dagli sceneggiatori per farlo sembrare più cattivo, ma per renderlo più reale. È qui che sta la differenza: quanto un personaggio è coerente a se stesso e quanto cambia solo perché la logica del film lo richiede.

Un altro cattivo che il pubblico ama e che, per certi versi, è l’opposto di WW, è Joker. La differenza principale tra i due è nella quantità di cose che sappiamo su di loro. Se del personaggio creato da Vince Gilligan sappiamo praticamente tutto, di quello della DC Comics non conosciamo neanche il vero nome. Eppure lo amiamo proprio per il suo fascino: la totale assenza di informazioni su di lui attrae lo spettatore che vorrebbe conoscerne il passato e le origini, che però non verranno mai rivelate. In questo caso, non è il contenuto di un segreto a essere interessante, ma il segreto stesso.

Il fascino e l’estetica

Il fascino è una caratteristica difficile da catalogare perché unica. Si può, però, provare a capire quali sono gli elementi che, in genere, vengono ritenuti affascinanti.

  • Innanzitutto, il modo di parlare. Pensiamo a Joker (prendiamo come esempio quelli di Ledger): fa un sacco di pause, spesso si lecca le labbra e ride in continuazione. Allo stesso modo, Negan (The Walking Dead) si esprime con un sacco di parolacce. Pensiamo anche a Darth Vader: ha una voce metallica, intervallata da lunghi e profondi respiri.
  • Il modo di muoversi. Per riprendere l’esempio di Negan, avrete notato che, quando è in piedi, ciondola sempre con il busto. O ancora, ricordate la scena in cui lo Zingaro (Lo Chiamavano Jeeg Robot) uccide i mafiosi ballando?
  • Da non sottovalutare, l’interpretazione dell’attore.
  • Infine, la rottura degli stereotipi. Quando il cattivo sa di essere tale, non vuole cadere nei soliti cliché perché se no, è cosa nota, per lui finirà male. L’esempio perfetto è Richmond Valentine (Samuel L. Jackson) in Kingsman: quando il suo personaggio sta per sparare in testa a Galahad, afferma che non avrebbe fatto un monologo in cui avrebbe svelato il suo piano. Coerentemente, spara e basta.

L’estetica, invece, rende i personaggi iconici e memorabili. La faccia di Voldemort, il giubbotto di pelle di Terminator, il trucco e la mazza da baseball di Harley Quinn, solo per citarne alcuni. 

Perdenti, Freaks e il Male in persona

Se dovessimo definire il personaggio cattivo, probabilmente lo si potrebbe catalogare in una di queste tre categorie: Perdenti, Freaks e il Male in persona. Dato che sono molto diverse tra loro (ed è proprio questo il bello) è interessante cercare di stabilire in quale categoria rientrano determinati personaggi. Walter White sicuramente non rientra nei “freaks”, nonostante abbia una sua estetica molto precisa, anzi, si potrebbe dire che è il completo opposto. Allo stesso modo, Darth Vader non è tra i “perdenti ed è uno dei cattivi più iconici della storia del cinema.

Ovviamente queste categorie non sono dogmi assoluti, ma il frutto del ragionamento presente nell’articolo. Ogni categoria ha degli elementi differenti che si possono mescolare, per creare personaggi sempre nuovi. Pensiamo a Joker e Darth Vader: hanno molto in comune: un’estetica molto forte, un passato misterioso (prima che facessero la trilogia prequel di Star Wars), un modo di parlare e muoversi molto riconoscibile. Caratterialmente, però, sono completamente opposti e Vader, in questo, assomiglia più a Heisenberg. 

Ciò che invece funziona solo in determinati contesti è il cattivo che incarna il Male in persona. Un personaggio che è cattivo solo perché cattivo al cinema non piace più. Quello che vuole conquistare il mondo “perché si”, è ormai rifiutato dallo spettatore. Così come si evolve il cinema, si evolve anche lo spettatore. Quest’ultimo è sempre più astuto e necessità di una qualità e una precisione sempre maggiore. 

C’è un elemento che tutti noi amiamo di un antagonista: le sue abilità. Più un cattivo è bravo e più lo amiamo (o lo odiamo), perché capace in quello che fa e anzi, magari è il migliore nel suo campo. E, dato che anche noi allo stesso modo vorremmo essere i migliori in ciò che facciamo, lo seguiamo, forse per invidia o forse per stima.

I diversi

Non dimentichiamo che esiste anche l’opposto, ovvero il cattivo incapace, com’era Joffrey Baratheon (anche se quello è un personaggio scritto proprio per essere odiato) o il più recente Kylo Ren che è amato o odiato dal pubblico proprio per questo, perché diverso: è immaturo e non è del tutto sicuro delle proprie convinzioni.

L’estetica, assieme al fascino e alle abilità, crea degli individui fuori dal comune che il pubblico ama: sono diversi e incarnano il nostro desiderio di essere speciali, fuori dall’ordinario.

 

 

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.