Lodge 49: la recensione del primo episodio

Article by · 8 agosto 2018 ·

Lodge 49 è una nuova serie creata da Jim Gavin, prodotta da AMC e trasmessa in Italia da Amazon Prime Video, un episodio a settimana.

Senza uno scopo

Sean Dudley (Wyatt Russell) è un ex giovane surfista in crisi. Il padre è morto, l’attività di famiglia è fallita e non ha il becco di un quattrino. Oltretutto non può nemmeno più salire su una tavola da surf a causa di un brutto incidente che ha coinvolto un serpente in Nicaragua. Insomma, la vita di Dud è un trascinarsi senza uno scopo, tra dormite abusive in appartamenti vuoti a tentativi di racimolare qualche soldo. Tutto pare cambiare quando, per cause altamente fortuite, il suo cammino si incrocia con quello di Ernie (Brent Jennings). Anche quest’ultimo sta attraversando un periodo difficile, tra debiti e sentimenti non corrisposti del tutto. Grazie alla sua intermediazione Dud è iniziato a questa loggia fraterna – Lodge 49 per l’appunto – nella quale cercherà di ritrovare se stesso.

Chi è Dud?

“As Above, So Below”, questo il titolo di un pilot che nonostante i suoi 50 minuti si lascia guardare piacevolmente dall’inizio alla fine. Non è una partenza col botto, ma è tutto quello che ci si aspetta dall’episodio d’esordio di una serie che vuole puntare al massimo sui suoi personaggi. Dud, infatti, si presenta come una sorta di Jeffrey “Drugo” Lebowsky; la stessa noncuranza nei confronti di ciò che lo circonda, la volontà di allontanare ogni preoccupazione. Quello che lo contraddistingue dal personaggio dei Coen è il dolore che si porta dietro, ma che lo spettatore conoscerà solo nel finale. Un rapporto con il padre complicato, per ora mostrato solo con un rapido flashback, e un mondo che inspiegabilmente gli è crollato addosso. Senza prospettive e senza speranze, Dud trova nella Loggia un segno del destino per poter svoltare. Sarà così?

Chi è Ernie?

Ernie sembra essere da subito il co-protagonista della serie. Molto più anziano del surfista, anche lui si trova a fare i conti con il tempo che passa e con la voglia di essere ricordato. È una necessità quella di avere il proprio volto appeso sulla parete della Loggia, l’unica cosa che potrebbe separarlo dalla pazzia. In tutto ciò rientra anche il rapporto – a quanto pare non esclusivo – con Connie (Linda Emond), per la quale sembra provare più di semplice affetto. Sull’asse della relazione tra questi due personaggi dovranno costruirsi le dinamiche narrative di Lodge 49 e, per il momento, ci sono tutte le potenzialità di fare un buon lavoro.

Long Beach, California

Personaggi e ambientazione vincono e convincono. Lodge 49 potrebbe essere proprio il risultato del connubio tra questi elementi. La creazione di un microcosmo ambientale forte e definito, infatti, può rivelarsi lo zoccolo duro su cui creare una storia avvincente e profonda. Questo processo emerge già dal primo episodio, con il ripetersi di luoghi (la loggia, il bar, la vecchia casa dei Dudley, il compro oro), personaggi (la cameriera, lo strozzino, il folle Larry) e situazioni. Il tutto circoscritto e ben definito per lasciare che lo spettatore familiarizzi con gli scenari di Long Beach.

Un buon pilot non implica sempre una serie eccellente, ma di certo lascia un’ottima sensazione e voglia di vedere gli episodi successivi. Lodge 49 riesce nell’intento di intrigare e ti invita, senza presunzione, a darle un’opportunità. Chissà che magari non resteremo delusi, anzi.

Qualunque cosa abbia una storia la divoro: film, serie TV, fumetti, libri, videogiochi. Mr. Z dice di stare attento alla linea, ma io rispondo che di cultura pop non è mai morto nessuno. Finora.