L’Uomo di Neve: un thriller che non funziona

Article by · 19 Ott 2017 ·

L’uomo di neve: cosa sapere sul film [NO SPOILER]

Il 12 ottobre è stata per gli appassionati di crime e thriller una data da cerchiare in rosso sul calendario: è infatti uscito nelle sale italiane L’uomo di neve (The Snowman), tratto dall’omonimo romanzo del maestro del giallo norvegese Jo Nesbø.
La versione cinematografica è stata adattata da Hossein Amini e Peter Straughan e diretta da Tomas Alfredson.

“Con la prima neve lui ucciderà ancora”

La storia tratta del detective della polizia di Oslo Harry Hole (Michael Fassbender), alle prese con alcuni omicidi particolari, iniziati ben nove anni prima.
Dopo una serie di nevicate, alcune donne vengono trovate decapitate. A pochi passi dai loro resti, un pupazzo di neve (con un sorriso inquietante composto da chicchi di caffè) viene ritrovato ogni singola volta. L’unica cosa che hanno in comune è l’essere madri e un matrimonio fallito alle spalle.
Ad affiancare Harry nella caccia, c’è la giovane poliziotta
Katrine Bratt (Rebecca Ferguson), che sembra avere motivi molto personali per volere il colpevole dietro le sbarre.
La ricerca dell’assassino porta Harry incredibilmente vicino a perdere ciò che ama. Ne scaturisce, quindi, una presa di coscienza – ammetterà di essere alcolizzato – e soprattutto si renderà conto che è finalmente pronto a riprovarci con l’ex compagna Rakel (Charlotte Gainsbourg) e il figlio Oleg (Michael Yates), che ha cresciuto come proprio.

Ma c’è qualcosa che non va…

L’uomo di neve, che dal trailer appariva intrigante, denso di emozioni e con un ritmo tachicardico (sempre vicino al punto di rottura senza però raggiungerlo davvero…), purtroppo si è rivelato non avere nulla di tutto ciò.
La narrazione è terribilmente lenta, succedono tantissime cose. Il
 tempo, però, si dilata all’ennesima potenza e due ore di pellicola sembrano raddoppiare. Di conseguenza, non si percepisce l’atmosfera carica d’ansia e aspettative (tipica dei thriller) se non all’inizio, quando viene mostrata la prima sparizione.
Elementi indispensabili nel libro risultano qui decisamente trascurabili. Ad esempio,
 la vicenda di Arve Støp (interpretato da J.K. Simmons), un uomo d’affari perverso con la passione per le belle donne.

Il cast non vanta solo stelle del calibro di Fassbender e Simmons, ma anche Val Kilmer, Chloë Sevigny, James D’Arcy e Jamie Clayton. Sfortunatamente, ciò non basta a dare spessore alle vicende raccontate, che risultano piuttosto come un’accozzaglia di storyline poco coinvolgenti e a tratti noiose.
Lo sviluppo di personaggi interessanti (come quello di Katrine) viene messo da parte per arrivare faticosamente verso la risoluzione, nonché delusione più grande dell’intero film.
Incredibilmente banale il modo in cui viene svelato l’assassino e le sue motivazioni: non per l’identità – lo si individua subito – ma per gli indizi grossolani e frettolosi seminati qua e là che impediscono allo spettatore di scervellarsi e tolgono qualsiasi speranza per un plot twist.

L’unica nota davvero positiva è, naturalmente, la fotografia mozzafiato: le panoramiche sulle splendide Oslo e Bergen e le zone limitrofe sono una vera gioia per gli occhi, anche per quelli che da L’uomo di neve si aspettavano molto di più.

 

 

La mia vita è un pendolo che oscilla tra le serie crime e i period drama.
Va bene tutto, purché sia British.
Mr. Z sta cercando di combattere la mia ossessione per Daniel Sharman, ma per il momento non ci è riuscito.