Malcolm in the Middle e la vita ingiusta

Article by · 27 Maggio 2018 ·

Era il lontano 2000 quando la Fox iniziava a trasmettere una delle sitcom più scorrette del tempo: Malcolm in the middle.

Nel mulino che vorrei…

Avete presenti le pubblicità del Mulino Bianco dove la famiglia è perfetta, tutti sono sorridenti e felici, c’è il sole che splende nel cielo, la casa perfetta e zucchero e caramelle nel cuore di ogni persona? Ecco, prendete tutto questo e ribaltatelo, aggiungeteci cinismo e cattiveria: più o meno avrete davanti la famiglia di Malcolm.

Per chi non avesse visto questa serie, un piccolo riassunto. Malcolm è il terzogenito di quattro di una famiglia che definire disadattata è un complimento.

Hal, Cranston, è il padre, follemente innamorato di sua moglie Lois, Kaczemarek, ma senza spina dorsale e in balia della sua famiglia. Lois è una madre autoritaria che farebbe di tutto per i suoi figli, compreso farsi odiare a morte da loro, purché questo li tenga al sicuro. E infine ci sono i figli. Francis, il maggiore, è stato mandato a una accademia militare. Reese è un mix di stupidità e desiderio di fare del male al prossimo. Malcolm è un genio lamentoso, fa parte della classe di ragazzi dotati della scuola e per questo è spesso vittima di bulli (che gli fa vivere questo suo dono come una maledizione). Dewie, infine, è il più piccolo, vittima degli altri fratelli e spesso ignorato dai genitori, costretti a star dietro ai maggiori.

La storia, che segue la vita del protagonista dal momento in cui viene messo nella classe dei geni fino a quando andrà al college, esplora e mostra senza imbarazzo tutte le vergogne e i, tantissimi, conflitti di questa famiglia senza soldi e odiata da tutti nel quartiere.  Ed è bellissimo. I tre fratelli rimasti a casa sono danni e distruzione, il padre è totalmente incapace a controllarli, mentre Lois è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. E malgrado tutto questo, se qualcuno si mette contro questa famiglia che più disastrata di così non si può, rischia di finire con una macchina nella piscina o una pioggia di uova marce in giardino.

Una sigla che dice tutto

La sigla di Malcolm è Boss of Me. Quando finisce, appena prima dell’inizio della puntata, dice “life is unfair”, la vita è ingiusta. Ecco, qui sta il punto di questa serie, la vita è ingiusta. Lo è con Lois e Hal, che sono solo due genitori amorevoli costretti a lavorare tutto il tempo per mantenere l’esercito di figli che hanno. Lo è con Dewie, ignorato e vessato per la maggior parte del tempo. Lo è con Malcolm, che se fosse nato in una famiglia più ricca non dovrebbe faticare così tanto. Lo è sempre, con chiunque entri a contatto con questa famiglia. A ogni puntata sembra che qualcosa possa andare bene, che in qualche modo la situazione possa migliorare e invece si tratta solo speranze vane. Eppure, malgrado tutto, si va avanti.

Senza peli sulla lingua

Malcolm e famiglia vengono mostrati, descritti e trattati come il peggior tipo di persone con cui si possa avere a che fare. Rumorosi, disordinati, dannosi. Ma dopo qualche puntata si vede come l’unica ragione per cui sono visti così è la sfortuna della famiglia. La relazione di Lois e Hal è sempre stata mal vista dai genitori di entrambi. Lui perché ha spostato una povera (Hal è ricco di famiglia). Lei perché ha tradito le tradizioni polacche della sua famiglia. E quando Hal si trova ad avere problemi con il suo primo lavoro e Lois si vede costretta a dover cercare velocemente un impiego, lì è il momento in cui tutto comincia a crollare.

E quindi 11 anni dopo la situazione non può che essere peggiorata e Malcolm non può che essere il risultato di un ambiente familiare stressato e al limite. Eppure, malgrado questo, non c’è un solo momento in cui si metta in dubbio l’affetto della famiglia. Il conflitto tra i figli e i genitori è sempre evidente e presente, ma senza drammi smielati alla Dawson’s Creek. I problemi vengono messi giù chiaramente, la situazione è palese a tutti e nessuno teme di ferire i sentimenti altrui, se questo può aiutare a risolvere tutto.

Cinica e scorretta, Malcolm in The Middle era la sitcom perfetta per un adolescente. Non c’erano buoni o cattivi, non c’era mai nulla di buono ma, alla fine, ci si divertiva troppo. Come nella vita vera.


    Leave a comment