Narcos: Messico – la recensione della serie sulla droga di Netflix

Article by · 18 Nov 2018 ·

Narcos: Messico è la nuova stagione del già noto format “Narcos” ambientata a Guadalajara durante gli anni della sua ascesa al potere.

Ascesa del cartello di Guadalajara

L’agente della DEA Kiki Camarena (Micheal Pena) è da poco arrivato a Guadalajara per smontare sul nascere il cartello della droga. Il patron del cartello è Félix Gallardo (Diego Luna), ex agente federale messicano, che ha racchiuso in sé tutto il male che il cartello rappresenta. Il cartello comanda lo spaccio di marijuana in tutto il continente, esportando la merce in USA e Colombia, ancora prima dell’ascesa di Pablo Escobar e del suo cartello.

I tipi di Guadalajara però non sono organizzati bene come quelli di Escobar, tant’è che molto spesso si ritrovano a cozzare con la polizia che non sa come fermare il cartello. Kiki Camarena, infatti, prova varie volte a intrufolarsi nel cartello e ci riesce quasi, ma non tutti i tentativi vanno a buon fine. Il cartello messicano è intenzionato a prendersi tutta la nazione, complice l’ex agente federale e la sua cricca (che semina il panico per le strade con nonchalance).

Prendi la droga, spacciala in giro

La serie si focalizza su una parte di storia ampia del Messico, partendo addirittura dalle proteste degli anni ’60 per stopparsi là dove abbiamo già detto, con la costruzione del cartello da parte di alcuni federali e dei signori della droga messicani. Questi ultimi, però, non (nuovamente) sono come Pablo Escobar, tant’è che sta a Félix riordinare i loro casini e rimetterli in riga. La serie risulta comunque ben scritta e girata e, nonostante la mancanza di personaggi che già conoscevamo, non si sente la nostalgia dei personaggi mancanti e chiave, come Javier Pena.

Félix risulta essere quindi un ottimo erede di Escobar, con i suoi alti e bassi durante la serie che sottolineano la doppia umanità di un personaggio come lui. La corruzione che lo guida è fondamentale per questa stagione, gettando così esche ai telespettatori che vogliono saperne di più su di lui e su ciò che sta costruendo dal nulla. A tratti i cattivi risultano un pelino macchiettistici, con i loro continui pippare droga e sparare a caso per le case dei ricchi che assaltano di quando in quando. Tolto questo, si lasciano ben guidare dal loro leader nella corsa alla cima del narcotraffico mondiale, ancora privo di quel genio del male che è stato Pablo Escobar. I buoni, invece, non sanno esattamente cosa fare essendo schiavi del sistema che, a quanto pare, è corrotto fino al midollo in una nazione come il Messico.

E i buoni?

I buoni non stanno di certo a guardare, ma, con il sistema così legato al governo, è difficile operare per sventare un cartello del genere. Aree del Messico piene di marijuana sono il risultato di questo governo doppiogiochista e corrotto come pochi altri governi lo sono stati, tolto forse quello colombiano. Il ritmo della serie è incalzante e la serie si guarda che è un piacere, come già detto non rimpiangendo personaggi come Pena o come Pablo Escobar – che rimangono comunque nel cuore dello spettatore ma non glieli fanno mai rimpiangere.

Consigliamo quindi la visione della serie, non solo perché è un ottimo prodotto, ma per vedere anche altre realtà della droga nel mondo, come vogliono i creatori della serie.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.