I nerd salveranno il mondo – intervista a Fulvio Gatti

Article by · 29 marzo 2017 ·

Il 27 febbraio siamo andati al Circolo dei Lettori di Torino per incontrare Fulvio Gatti durante la presentazione del suo libro “I nerd salveranno il mondo”. Inoltre ha tenuto una tavola rotonda con altri nerd, rendendoci partecipi a un dibattito sulla cultura nerd passata e contemporanea.


Chi è Fulvio Gatti?

Sono un giornalista e mi occupo da diversi anni di cultura pop e immaginario nerd. Il motivo per cui ho scritto I nerd salveranno il mondo,  titolo accattivante per attirare l’attenzione, nasce da Star Wars. Dodici anni fa avevo scritto un saggio sulla saga, che all’epoca sembrava essere appannaggio di un ristretto numero di appassionati. Oggi, invece, è ovunque: pensa a gadget come i Rollinz al supermercato, oppure a magliette in quasi tutti i negozi. Un prodotto che un tempo era quasi di nicchia ora è un esempio di mainstream. Mi sono chiesto cosa sia successo e cosa abbia portato il cambiamento.

Il fenomeno Star Wars però si era già ampliato con la trilogia prequel negli anni 2000.

Sì è vero, però restava comunque un po’ di nicchia. È stata l’acquisizione della Disney a rendere il franchise hollywoodiano e a maggiore diffusione. In molti hanno ignorato i prequel ed è come se Il risveglio della forza sia stato il primo, vero sequel, da alcuni percepito come l’unico film oltre a quelli originali. Personalmente penso che la trilogia prequel comunque sia un’opera autoriale, con moltissima originalità – come la creazione dei mondi, il design dei personaggi, Darth Maul per dirne uno – e innovazioni, come la gara degli sgusci e molte altre. Il risveglio della Forza è diventato un franchise “come gli altri” pur rimanendo Star Wars, privo per esempio di quella ricerca di design ha reso la saga inconfondibile.

Ormai fanno molti film in questo modo. Un esempio sono i cinecomic, che hanno uno stile molto definito.

Sì, tendono un po’ ad appiattirsi e a raccontare tutti la stessa storia. Se ci fai caso, i due Avengers ripercorrono la stessa trama, motivo per cui questi film sono gradevoli per noi nerd della prima ondata, ma non sono più qualcosa che ci interessa perché, in un certo senzo, è come se fossero trattenuti e attenti a non uscire mai dal seminato. Non hanno quell’urgenza che avevano gli Star Wars originali, o persino Men in Black (un cult un po’ sminuito, ma che raccontava uno sguardo sulla società differente). Questi Star Wars invece no, sono prodotti di massa, privi pressoché del tutto di sottotesti metaforici.

Quindi meno sostanza e più fanservice.

Esatto. Poi, la cosa divertente avverrà quando un regista forte metterà le mani su uno di questi franchise. Per Rogue One in parte è successo. Pensiamo alla trilogia di Batman firmata da Christopher Nolan: quando succederà qualcosa di simile per Star Wars, allora vedremo qualcosa di davvero forte, che io aspetto. O anche una serie tv su Star Wars, data la qualità di scrittura che hanno ora le serie – vederla applicata sulla “galassia lontana lontana” mi piacerebbe molto.

A proposito di prodotti di nicchia diventati cult e di serie tv, cosa ne pensi di “Sherlock” della BBC?

Lo Sherlock Holmes della BBC è stato eccezionale perché ha creato un personaggio iconico: Benedict Cumberbatch deve la sua fama internazionale a Sherlock ed è l’ultimo della generazione contemporanea di attori hollywoodiani così riconoscibile e iconico.
Personalmente mi piace – ma non sono un fan –. Ora sto seguendo Designated Survivor, serie Netflix con Kiefer Sutherland, perché in questo  momento mi interessa molto la politica. Sherlock è forse l’ultimo dei cult, in tempi più recente fenomeni analoghi, ma forse comunque non paragonabili, sono successi solo con Westworld e Mr. Robot. Due serie con aspetti fantascientifici, molto contemporanee, che sanno parlare a tutti.

Come possono spettatore e autore combattere la massificazione che svilisce i prodotti?

Lo spettatore, il nerd, deve cercare altre storie, non accontentarsi. Non limitarsi a un singolo portale streaming, non seguire un solo filone di generi o nazionalità produttiva. In più fidiamoci di alcuni influencer, su Facebook ho tra gli amici Andrea Fornasiero: ha accennato più volte a The Patriot, ora sono davvero curioso di vederla. Aiutiamoci e consigliamoci tra noi: io consiglio Lexx, una serie sci-fi disponibile completamente su YouTube, assolutamente non mainstream con passaggi davvero strani e disturbanti.
Un altro consiglio, per chi può, è contribuire a mescolare, frullare e reinventare l’immaginario nerd. Due ottimi esempi Usa sono Nostalgia Critic How Should have ended, entrambi hanno canali di YouTube.

Cosa trovo dentro il tuo libro “I nerd salveranno il mondo”?

Il mio libro racconta l’improvviso passaggio da nicchia a mainstream di molte opere, saghe e autori dell’immaginario nerd. È una piccola rivendicazione. In realtà non solo mia, ma generazionale. Per varie ragioni, c’è una parte di questa cultura che non è ancora riconosciuta, laddove meriterebbe, quantomeno, uno status di parità. Ho cominciato a leggere sci-fi più complessa grazie a Star Wars, quindi non è vero che il contenuto più commerciale non sia di valore, basta essere curiosi e andare oltre, cercare sempre qualcosa di nuovo.

Vorrei che questa diventasse una piccola guida perché, senza pretese di completezza, prendo i nomi e i titoli più popolari a partire da quelli cerco di aiutare a scovare tutto ciò di interessante, ma meno conosciuto, sta attorno. Per esempio, prima ho citato Lexx, per la fantascienza spaziale: se vi è piaciuto, magari avete visto Battlestar Galactica o la più contemporanea The Expanse. Sappiate che se andate indietro, anche di pochi anni, merita assolutamente di essere vista Babylon 5. Senza mai dimenticare le cinque serie di Star Trek – forse un po’ datate – ma con grandi messaggi di un’umanità futura che ha superato i conflitti. Insomma, piccoli spunti per chi è davvero curioso e in cerca di storie.

Ci consiglieresti tre opere imprescindibili per un nerd? Una vecchia (del secolo scorso), una contemporanea e una italiana.

Ok, ho parlato di fantascienza quindi passiamo all’horror con La notte dei morti viventi (1968). L’horror politico nasce qui, è il film di zombie per eccellenza, ora che gli zombie sono popolarissimi. Eppure, andate a vedere quanto ancora può far paura un piccolo film in bianco e nero, tra l’altro ricchissimo di sottotesti sociologici. Volendo, c’è anche da riscoprire John Carpenter, ormai un po’ dimenticato.

Contemporaneo direi Guardiani della Glassia e, quest’anno, The Arrival. Bellissimo e autoriale quest’ultimo, sebbene io sia convinto che la storia vera del film riguardasse l’incontro e il dialogo con gli alieni, mentre tutto il resto sia un’aggiunta forzata, dovuta alla natura commerciale del film.

Film italiani: Lo chiamavano Jeeg Robot e L’arrivo di Wang dei fratelli Manetti. Un piccolo B-movie di fantascienza fatto bene e con intelligenza.

Fulvio Gatti

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.