Non lasciarmi: I Dis-Adattati!

Article by · 18 settembre 2018 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).

#22 Non lasciarmi

Bentrovati al consueto appuntamento con “I Dis-Adattati”. Il libro/film scelto per questo mese è del Nobel per la Letteratura Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi, libro scritto nel 2005. Il libro, una ucronia, narra di un gruppo di ragazzini, poi divenuti adulti, che sono nati per il semplice fatto di essere dei “pezzi di ricambio umani” per gli altri, permettendo così operazioni e organi freschi a chi ne ha bisogno. Il libro segue le vicende di tre di loro: Kath, Ruth e Tommy. Kath è il nostro narratore, sia nel libro che nel film e ci illustra, dal suo punto di vista, com’è la vita di un donatore e cosa deve passare per diventarlo a tutti gli effetti.

I Dis di questa storia…

Strano ma vero, in questa storia non ci sono Dis, anzi, il film ricalca così tanto il romanzo che, sembra brutto dirlo, vedere solo il film restituisce a pieno quello che fa il libro. La voce di Kath (Carey Mulligan) così sincera sin dall’inizio, induce il lettore/spettatore a crederle e a “darle la mano” durante questa passeggiata di ben 250/270 pagine. Kath ci spiega sin da subito come sono cresciuti e in che contesto sono stati allevati. Molti di loro, prima di diventare donatori, possono diventare assistenti, cioè coloro che seguono i donatori nelle loro donazioni. Ogni donatore ha a disposizione tre cicli per completare il suo corso, anche perché dopo il terzo c’è il rischio di morire o che stacchino la spina, visto che il ciclo è finito. Fa paura, ma Kath è abbastanza coraggiosa per accettare il suo destino e soprattutto farlo accettare a noi.

…E gli Adattati

La sua calma e il suo modo serafico di affrontare il tutto è quasi surreale, e dà al film il ritmo adatto. Vediamo nei loro giochi di bambini la realtà surreale in cui erano costretti a vivere, lontani dal mondo reale, tant’è che facevano dei giochi per insegnargli come si doveva stare al mondo. La prima volta che i ragazzi vedono il mondo esterno sono adulti e non hanno mai mangiato in un bar, non sono mai andati a scuola altrove (se non nell’istituto che li ha allevati) e non avevano mai visto la televisione.

Il titolo del libro/film riprende una vecchia canzone contenuta in una cassetta che Tommy (Andrew Garfield) regala a Kath durante quello che viene definito “lo scambio”; una volta al mese i ragazzini potevano usare i loro “buoni” (bottoni) per comprare cose provenienti dall’esterno dell’istituto. Già, l’istituto. Il luogo dove tutti i ragazzini erano tirati su come pezzi di ricambio umani; addirittura, per non permettergli di andare via, la preside ed altri insegnanti inventavano storie sull’esterno, come quella del bambino ritrovato senza piedi e senza mani legato a un albero.

Il triangolo no, non l’avevo considerato

Se la storia non fosse così drammatica, la vicenda sarebbe un tipico triangolo. Infatti sia Kath che Ruth (Keira Knightley) amano Tommy, ma lo amano a modo loro. Addirittura, sul finale, Ruth si scusa con Kath per averle rubato Tommy e per essersi comportata da stronza nei suoi confronti. Ma, da un lato, forse capiamo anche perché Ruth si sia comportata così, e come Kath ci dice in una sequenza “le ragazze fanno le crudeli con i ragazzi che gli piacciono” e forse è proprio là la differenza tra Kath e Ruth. Kath è un narratore fidato che sa perfettamente cosa sta dicendo e non ci tiene a prendere in giro lo spettatore, anzi, più la vicenda va avanti e lo spettatore chiede almeno una menzogna, più Kath continua ad essere sincera con lui e a parlargli apertamente del loro destino di donatori e di tutto ciò che hanno fatto.

Forse, per dovere di sincerità, non dovremmo credere così tanto a Kath, visto che, in fondo, erano tre bambini soli in un mondo più grande di loro ma la storia non lascia spazio di giustificazione per Ruth, neanche a volerlo.

Tirando le somme

La batosta finale, che arriva nella fine del film, dove ci spiegano perché la galleria d’arte era così importante per la scuola è un’ulteriore dimostrazione di quanto poco contassero le vite dei ragazzi, tolti i loro doveri medici. Anzi, visto che sono cloni, servono proprio per quello, a dimostrare che erano anime anche loro, con una creatività e un cuore. Il dilemma morale sollevato dalla galleria d’arte non conta niente però, perché tutto ciò che i ragazzi hanno sono voci che circolano un po’ sulla vita come donatori, un po’ su altri che “ce l’hanno fatta” e sono riusciti a uscire dal giro. Anche se, come rivelerà la preside alla fine del film, tutto era finalizzato solo per impedire che le malattie dominassero ancora il mondo.

Il film è davvero ben fatto e rispecchia a pieno quello che l’autore voleva dirci quando ha deciso di scrivere un romanzo come questo. Il finale, per quanto struggente, rende al massimo la potenza delle parole di Ishiguro e racchiude l’essenza del film, iniziato con le note della canzone che dà il titolo al libro. “Non lasciarmi”.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.