Pose: identità in crisi nella New York degli anni 80

Article by · 5 Giugno 2018 ·

Pose è un dance drama ambientato nel 1987 a New York che esplora il mondo del ballo e affronta le questioni di genere. Creato, tra gli altri, da Ryan Murphy, lo show ha già fatto parlare di sé grazie al record storico di attori omosessuali e transgender.

Live… work… pose!

Non dev’essere facile essere qualcosa di diverso da un maschio bianco benestante negli Stati Uniti di oggi. Le donne e le minoranze vivono in questo particolare momento storico una vera e propria crisi: abbandonate e non rappresentate dalle istituzioni, necessitano di uno spazio per esprimersi. È anche da questo punto di vista che Pose è una serie fondamentale quanto mai oggi, nonostante la storia racconti la fine degli anni ottanta.
Per scuotere le coscienze, per infiammare un dibattito e far prendere coscienza di problemi reali e gravi. L’indifferenza equivale alla complicità, e Ryan Murphy ne è ben consapevole. L’autore più pagato della tv è da sempre attento a inscrivere nei suoi prodotti una forma di attivismo contro le discriminazioni. Si pensi alle due stagioni di American Crime Story, per dire.

Pose è però di più, perché recupera anche il mondo della danza da un’altra serie di grande successo di Murphy (Glee). Blanca, la protagonista, si dissocia dalla House of Abundance per fondare la sua compagnia di ballo. Arruola Damon, talentuoso ballerino cacciato dai genitori a causa della sua omosessualità, e Angel, una prostituta; insieme lanciano la sfida al gruppo da cui hanno preso le distanze.

Questione di identità

Tutti i personaggi che appaiono in questo pilot ci vengono mostrati nel mezzo di una lotta. Per Blanca, che scopre di avere l’AIDS, è una sfida personale; per Damon la difficoltà è trovare un ambiente che lo accetti, dopo la dura reazione dei genitori; Angel vorrebbe una vita normale, forse per questo si invaghisce del giovane Stan, affarista in forza in un’azienda di Trump. Anche quest’ultimo è dilaniato dalla necessità di omologarsi al ruolo che deve interpretare – quello di marito e padre fedele – e la spinta che lo porta a cercare qualcosa di diverso al di fuori della vita coniugale.

La rivendicazione sociale dei protagonisti è dirompente e si esprime attraverso la musica e il ballo. La strada per il successo e per l’affermazione di sé è appena cominciata ma già si presenta ricca di ostacoli. Damon riesce alla fine ad entrare alla scuola di ballo lasciando finalmente esplodere tutto il suo dolore e la sua rabbia. È tuttavia solo una piccola conquista dopo la sfida persa contro il team dominante capitanato dall’esplosiva Elektra. Persa una battaglia, la guerra è ancora lunga e non vediamo l’ora che entri nel vivo.

Colori e musica

Dalle questioni identitarie alla manifestazione esagerata e pomposa del proprio essere. È nella danza e nelle sfilate con lunghi e colorati abiti che si trova la forza di questo pilot, ottimo ad introdurre ad atmosfere uniche. Si è catapultati in un mondo in cui si ha il bisogno di essere sontuosi, radiosi e cangianti di fronte ad un pubblico in visibilio. Esprimere il proprio essere con il linguaggio del corpo e con una seconda pelle fatta di seta e cotone. Come principi e principesse, apparentemente usciti da una favola.

Pose si presenta così, come una grande fiaba moderna, in cui le questioni identitarie di genere diventano centrali. Un grande inizio per un altro colpo di genio di Ryan Murphy, l’ultimo per FX prima di trasferirsi su Netflix.


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