Precious: I Dis-Adattati!

Article by · 27 Nov 2018 ·

I Dis-adattati, una rubrica d’informazione sugli adattamenti dai libri di cui (non) si sentiva il bisogno. Membro del team “Ma era meglio il libro!”, si snocciolano a tempo perso le motivazioni per cui una serie/film è riuscita o meno, senza offendere (troppo nessuno).

#24 Precious

Bentornati alla nostra cara rubrica “I Dis-Adattati“! Oggi analizzeremo un film del 2009, Precious, tratto dal romanzo Push dell’autrice afroamericana Sapphire.

Clareece “Precious” Jones (Gabourey Sidibe), una ragazzina afroamericana, vive ad Harlem negli anni ’80. La ragazza, per via del suo background familiare, è semianalfabeta nonostante la sua età avanzata (è un’adolescente) e ha avuto due figli, frutto dello stupro del padre nei suoi confronti. La madre di lei è quasi peggio del padre, perché non l’ha mai difesa e anzi, la considera la radice di tutti i suoi mali.

I Dis di questa storia…

Il vero Dis di questa storia è proprio Precious: già dall’inizio risulta, al contrario di come già visto per Non lasciarmi, è un narratore poco affidabile. Ci fidiamo poco di Precious perché il tono di come viene narrata la storia è tra il tragico e il comico, tant’è che anche quando la ragazza ci presenta la figlia con la sindrome di Down e soprattutto il suo nome (chiamata da tutti Mongo, breve per Mongoloide) non sappiamo se ridere o piangere di quella povera creaturina. A tratti, specie nel libro, la denuncia di violenza contro il padre risulta al limite del reale. Le descrizioni delle violenze sessuali lasciano perplessi i lettori, che vengono catapultati nella camera da letto di Precious per ben due volte. Al contrario del libro, nel film Precious è un narratore più affidabile, specie quando interagisce con gli altri personaggi della storia, non come nel libro dove tutti i personaggi, descritti da Precious, risultano solo uno sfondo dove dei pupazzi si muovono.

…E gli Adattati

Come già detto, l’aver reso i personaggi più tridimensionali nel film, gli ha giovato di gran lunga. Nella pellicola tutti trovano un loro posto e soprattutto danno man forte a Precious, sia nel bene che nel male. Ecco quindi che l’assistente sociale (Mariah Carey), l’insegnante, l’infermiere, diventano delle persone vere, dei personaggi che aiutano in modo positivo la ragazza e che le consentono di uscire dalla vita in cui era impantanata con la madre (Mo’Nique), una donna rozza e volgare che dà alla figlia le colpe del marito, specie per quella sua infedeltà incestuosa ai danni della ragazza. Già, la madre è talmente cieca che ritiene che sia colpa della figlia l’abuso sessuale perpetrato dal padre da quando Precious aveva solo tre anni. Magistrale è l’interpretazione della madre, che le è valsa la candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista, vinto dalla stessa.

Harlem negli anni ’80

La realtà che vive Precious non è facile, specie se sei nera, semianalfabeta e vivi ad Harlem sulle spalle dello stato. Quello stato che paga alla madre il mantenimento della nipote con la sindrome di down, anche se paga il minimo. Quando nasce il secondo figlio di Precious, Abdul, non solo è sano ma è un bambino che spinge Precious alla rivalsa sociale, a cominciare dal diploma scolastico che la ragazza vuole prendere a tutti i costi. Spronata dalla sua insegnante (Paula Patton), Precious trova il coraggio di ribellarsi alla madre e all’ombra del padre, sempre mancante in scena, tolti i flashback che la ragazza ha durante il film per descriverci il loro rapporto malato.

E andandosene di casa, Precious scopre un mondo che mai avrebbe scoperto, come per esempio la compagna della sua docente e il loro rapporto omosessuale. Sì, perché per Precious era impossibile amare qualcuno dello stesso sesso e se nel libro Precious sembrava una ragazza “bigotta” che sfotte un po’ la sua insegnate per quel rapporto, nel film è più matura e manda giù più facilmente il rapporto che la sua insegnante ha, specie andando a vivere con loro (dorme sul loro divano per qualche giorno).

Farcela sì, da sola

Man mano che la storia si svolge, Precious capisce che, per quanto sia sola, ha una rete di persone che si fidano di lei e che la sostengono in ogni cosa che fa. La prima è la sua insegnante, che la sprona a prendere il diploma. Poi le compagne di classe, anche loro ragazze difficili come Precious che, per quanto siano egoiste, cercano di dare una mano alla ragazza come possono, anche se, appunto, vengono da un background di disagio come la nostra protagonista. L’amore che Precious ha per Abdul, che nasce sano nonostante l’incesto, è il motore che fa partire il film dal secondo tempo e che catapulta la nostra eroina in quel vortice di scelte che la portano via da casa sua per sempre. Anche se la figlia con la sindrome di Down resta a casa dalla nonna di Precious, la ragazza è determinata a crescere i suoi figli al meglio, lontana da quella melma umana che era la sua famiglia e i suoi componenti (tolta nonna).

Tirando le somme

La potenza di questo film sta proprio nella sua base, il libro, che per quanto sia breve, traccia un affresco della vita afroamericana negli anni ’80 veritiero, senza inutili pietismi o buonismi di alcuna sorta. Questo è un film ben girato e ben scritto che, a ragione, ha vinto l’Oscar come miglior sceneggiatura non originale. La visione, quindi, non solo è consigliata ma anche la lettura del libro, se si vuole fare un paragone a 360° delle due cose. Certo, la storia non è facile e a volte ci scapperà qualche lacrima, ma saranno ben giustificate.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.