American Gods 2: il fascino su schermo [recensione]

Article by · 11 Marzo 2019 ·

American Gods, serie tratta dal romanzo di Neil Gaiman e adattata da Brian Fuller e Michael Green per la televisione, è tornata con la seconda stagione. Come sponsorizzato quasi ovunque, ogni settimana uscirà un episodio disponibile su Prime Video (il servizio streaming di Amazon).

La guerra tra vecchi e nuovi dèi

Questo è il fulcro di tutta la serie: gli antichi dèi, dimenticati dalle persone a favore di nuovi, vogliono tornare alla ribalta attraverso una guerra contro questi ultimi, i quali sono ovviamente più tecnologici, moderni e soprattutto concreti. Prima di dare qualsiasi tipo di giudizio, c’è da fare una domanda/riflessione che riguarda solo ed esclusivamente la serie (e non il libro da cui è tratta): ma gli americani sanno che esiste un intero pianeta al di fuori degli USA? Ci è ambientato di tutto, come se fosse il centro della terra e non una nazione come molte altre (sebbene sicuramente leader del mondo). Ci siamo posti questa domanda perché, tra gli dèi del passato,  si vede una divinità indiana in cui, probabilmente, molti indiani residenti in India credono ancora. Quindi, che ci fa lì?

A noi è sorta quindi un interrogativo che scopre diverse possibilità interessanti: e se esistessero diverse versioni di tutti gli dèi, divisi per località? Ad esempio, ricordate la festa di Easter, durante la quale si vedevano diversi Gesù di varie etnie? Ecco, ci sono diversi Gesù perché persone diverse con culture differenti hanno visioni distinte della stessa divinità. Se fosse così per tutti? E se in Europa ci fosse una versione di Odino ancora più potente?

Tutto fascino

Le domande che abbiamo appena condiviso con voi ci portano alla seconda questione. Le serie possono partire dai personaggi e dalla loro forza, da quanto possano essere interessanti (vedi Breaking Bad), oppure dal mondo che viene creato. Prendiamo ad esempio Game of Thrones: sicuramente ci siamo affezionati ai personaggi, ma la vera parte interessante è il mondo e quanto sia spietato, come la magia sia ai margini delle terre conosciute e come sia destinata a distruggere o riunire il mondo.

American Gods pone le fondamenta della maggior parte del proprio potenziale sulla mitologia e, quindi, parla di dèi. Si tratta di una serie che basa la maggior parte dei propri sforzi sul fascino del mondo creato, dando ai personaggi un ruolo (tra mille virgolette) “marginale”. Questo è stato uno dei punti di debolezza della stagione passata: il protagonista ci è del tutto indifferente ed è incapace di guidare lo spettatore all’interno della narrazione. Lascia, infatti, questo compito alla mitologia, la quale è così vasta e interessante e non può far altro che incuriosire.

La serie non è splendida, ma ha un fascino incredibile. Il suo punto di forza (a livello generico e non solo di scrittura) è l’estetica; il forte contrasto dei colori e le immagini ben rappresentano il trip che deve rappresentare il conoscere degli dèi. Durante l’episodio Shadow e le divinità fanno un viaggio (non possiamo aggiungere altro per evitare spoiler) e l’unica parola per descriverlo è metafisico. Si vede che la scrittura, la regia e il montaggio lavorano insieme e hanno lo scopo di sorprendere lo spettatore, dandogli sempre qualcosa che non si aspetta di vedere. E non parliamo di avvenimenti, ma proprio di singole immagini. American Gods sembra un enorme dipinto in movimento.

Si può considerare la storia come secondaria?

Perché no? Deve essere uno spettacolo per gli occhi e lo è. La storia non ci fornirà mai troppe spiegazioni perché (grazie agli dèi) non è didascalica e a Shadow le cose non le spiega nessuno.

Comunque, un po’ di iniziativa Mr. Moon finalmente la prende. Speriamo diventi qualcosa di più oltre a colui che non crede a niente, neanche davanti a una letterale manifestazione divina. Non possiamo fare altro che pregare, perché gli elementi per una buona stagione ci sono.


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