Regista, sceneggiatore e docente [intervista ad Andrea Tomaselli]

Article by · 14 giugno 2017 ·

La scorsa settimana abbiamo incontrato Andrea Tomaselli, regista indipendente attualmente al lavoro sul film Reveal (che vi invitiamo a supportare su produzionudalbasso e a seguire su Facebook).


Chi è Andrea Tomaselli?

Sono un regista, sceneggiatore, scrittore e un docente. Svolgo diverse attività perché mi piace muovermi in diversi campi (come quello della docenza), ma anche da narratore spazio tra diversi linguaggi. Invecchiando non sono riuscito a scegliere uno tra questi ambiti e continuo a surfare da un all’altro.

Come mai hai scelto di fare cinema indipendente?

Per due motivi: il primo è molto pragmatico, amo la narrazione con elementi fantastici, da quelli surreali a quelli più di genere (come fantasy e fantascienza per fare due esempi). Il cinema italiano in questo frangente storico è molo refrattario alla narrazione di genere, sia per questioni di budget che per motivi culturali. Quindi, se avessi voluto fare il cinema che mi piaceva dovevo trovare delle strade alternative a quelle “ufficiali” e più ricche a livello di budget.

Poi c’è un motivo filosofico e politico: io credo molto nella ricchezza di un cinema che sappia spaziare a livello di registri, stili e genere. Il cinema italiano degli ultimi 30 anni mi preoccupa, lo trovo schiacciato su un’unica gamma e rischia di creare prodotti in serie. Nel mio piccolo, quindi, sia da operatore culturale che autore, cerco di aprire e ampliare la gamma di film italiani.

Adesso sei al lavoro sul tuo secondo lungometraggio “Reveal”: cosa puoi dirci a riguardo?

Reveal sarà il mio secondo lungometraggio. Il primo Zooschool aveva una componente horror/splatter che subentrava negli ultimi 20 minuti, era appunto un ibrido tra una denuncia sociale e l’horror. Reveal, invece, è un più semplice distopico con elementi a cavallo del fantasy e la fantascienza. Sempre un film di genere, ma più netto. È una fantascienza d’autore, dato che è un film a microbudget (non potendo spendere su effetti speciali e visivi). La fantascienza viene raccontata tramite scelte diagetiche, narrative e in parte con il make-up.

È un film che nasce con la volontà di mettere assieme vari artisti, sceneggiatori, attori, direttori della fotografia ecc… che hanno creduto da subito nel progetto e sono produttori come me. Questo ci ha permesso di coprire tramite le nostre prestazioni gran parte del budget, dopodiché rimangono delle spese da coprire per la quale abbiamo iniziato una campagna di crowdfunding (che trovate qui).

Ci puoi raccontare qualcosa sul film?

La trama racconta di un mondo simile al nostro, dove da cinque anni ci sono dei fenomeni luminosi, raggi di luce più forti e intensi di quelli solari che per neanche un minuto si manifestano in diverse parti del mondo in modo casuale. Nessuno è mai riuscito a capire come e quando si manifesteranno, si sa solo che avvengono ogni giorno.

L’unica rilevanza statistica è che chi guarda la luce cade in una forte depressione che porta al suicidio. A distanza di anni ne avvengono miliardi mettendo a rischio la razza umana.

Il protagonista è un essere di un’altra dimensione in grado di individuare i possibili suicidi, farli viaggiare nel loro futuro. Si tratta di un viaggio metacognitivo nella loro stessa vita fino al suicidio, dando loro la possibilità di guarire e non uccidersi.

La sua missione è salvare più umani possibili ed è simile a noi esteticamente, ma è atarassico. Ha delle emozioni ma non le usa come noi per relazionarsi con gli altri, ma le riconverte in capacità empatiche e di viaggio nel tempo.

All’inizio sventa diversi suicidi, finché non incontra una bambina e una ragazza (depresse per via della luce) e in lui scatta qualcosa: si affeziona fortemente alla bambina diventandone un genitore adottivo mentre della ragazza si innamora. 

A questo punto si trova davanti a una scelta radicale, se salvarle e continuare a svolgere la sua missione oppure abbandonare la missione e vivere una vita normale e affettiva con al bambina e la ragazza.

È diviso perché affezionandosi e vivendo le emozioni come gli umani perderebbe i suoi poteri e non avrebbe la certezza di riuscire a salvarle.

Salvandole con i poteri invece perderebbe le sue emozioni e l’affetto nei loro confronti.

In questo periodo sembra ci sia un ritorno del genere in Italia con film come “Lo chiamavano Jeeg Robot“, “Il Ragazzo Invisibile” e “I Peggiori“.

Indubbiamente negli ultimi anni ci sono questi tentativi che rimangono tali e non fanno letteratura. Di questi film l’unico valido è “Jeeg Robot”, dove il regista è anche produttore dato che non ha trovato finanziatori e ha dovuto praticamente ipotecare la casa a Roma nonostante fosse il figlio di un produttore e quindi avesse dei contatti. È un episodio completamente autarchico e ben riuscito, infatti la Lucky Red sta producendo il suo nuovo film e mi auguro che questo cominci a fare sistema.

Dovremo comunque vincere una resistenza, un’abitudine che il nostro sistema farà a livello culturale. Quando Luc Besson fece uscire Nikita in Francia fu come “Jeeg Robot” da noi, perché il cinema francese non è diventato di genere dopo Nikita, ma lo è ora che sono passati 15-20 anni. Ci vuole pazienza e aspettare, questi sono segnali molto positivi.

Inoltre “Jeeg Robot” si è appoggiato molto al genere mafioso ed è più vicino a quello che non a un film supereroistico (infatti le scene migliori sono dello Zingaro). In realtà, questo non è del tutto un male e va bene appoggiarsi a qualcosa di facile dato che hanno investito molti soldi.

Noi su Reveal non avendo soldi invece possiamo sperimentare in maniera più netta e radicale senza preoccupazioni.

Come mai hai deciso di fare cinema qua a Torino?

Io sono arrivato qua per studiare alla Scuola Holden dove oggi sono un docente, sono dentro al “giro” della Holden da quasi vent’anni. Devo dire che la Holden ha creato a Torino un polo creativo e artistico molto importante, perché ha una trasversalità della narrazione. A me non piace un tecnicismo esagerato, preferisco quando diversi autori mescolano il loro linguaggio: in questo senso la Holden ha creato in decenni una comunità.

In più, Torino parte da zero. Essendo io molto critico credo che un luogo che parte da zero dia delle agevolazioni anche a livello di atteggiamento e mentalità. Fossi stato portato per la commedia sarei andato a Roma nel cinema mainstream, visto che il nostro Paese è molto portato per la commedia.

Tempo fa abbiamo parlato di scuole di cinema con Nicola Guaglianone. Diceva che è un errore far credere agli studenti di essere autori o artisti quando invece dovrebbero insegnare loro un lavoro.

Questo non è sbagliato nella misura in cui in Italia c’è pochissima preparazione tecnica e non sono tanti quelli che lavorano arrivando dalle scuole. Le cinematografie sane come quella statunitense mostrano che la maggior parte di chi lavora arriva dalle scuole. È giusto che le scuole si concentrino sulla preparazione tecnica ed è giusto abbandonare l’idea romantica della scrittura, perché ha prodotto in Italia molta approssimazione.

Detto ciò, esiste una via di mezzo: non bisogna specializzarsi troppo perché poi c’è il rischio di diventare un cinema di mero intrattenimento di prodotti perfetti da un punto di vista tecnico e formale ma senz’anima.

Quando vedo un film di genere mi accorgo della differenza tra film nati da sofferenze e urgenze (degli autori) da quelli nati solo per motivi commerciali. Bisogna stare sempre nella giusta misura.

Un tuo film di genere preferito italiano e uno straniero?

Un film italiano è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che rientra nel genere poliziesco che in quegli anni spopolava in Italia. È l’esempio perfetto di un film di genere di alta qualità, complessità e profondità.

Ci tengo a dire anche un altro film sempre italiano di Giuseppe Tornatore, Una pura formalità (che è simile a Sesto Senso ma dieci anni prima). Quella è una delle grandi occasioni perse del nostro cinema perché quando lui fece quel film essendo di genere non venne capito dalla critica ed è stato distribuito male nei cinema.

Chiaramente se ne parlano male e la produzione non ci crede il film non va. Invece se il sistema Cinema Italia lo avesse sostenuto, poteva avere successo e cominciare una strada per il cinema di genere in Italia (che non è mai cominciata).

Per quelli stranieri evito i capolavori che tutti conosciamo e dico Under The Skin che è un film inglese di fantascienza indipendente con gli alieni. Con poco budget c’è una qualità di messa in scena, regia e scrittura veramente alta. Uno dei miei film di genere preferito degli ultimi anni.

Se invece parliamo di autori per me Denis Villeneuve è un genio, un grande autore di genere di questa generazione.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.