Rimetti a noi i nostri debiti: il primo film italiano di Netflix

Article by · 4 maggio 2018 ·

Oggi 4 maggio 2018 è uscito Rimetti a noi i nostri debiti, il primo film italiano prodotto da Netflix, con Claudio Santamaria e Marco Giallini.

Così uguale, ma così diverso

Ancora una volta in Italia si parla di un poveretto a cui la società sembra aver voltato le spalle, come la protagonista di Metti la nonna in freezer. Ancora una volta il protagonista è costretto a fare qualcosa che non vuole, che va contro la sua morale, per liberarsi dei propri debiti.

C’è un ma questa volta, perché per fortuna non si parla di mafia, come spesso si fa qui nel Bel Paese, ma di banche e di chi i debiti li riscuote per lavoro. Un lavoro legale. Guido (Santamaria) viene licenziato dal suo lavoro e non è in grado di pagare il proprio debito con la banca. Si rivolge quindi all’agenzia che riscuote i debiti dicendo che l’unica cosa che ha da offrire è il proprio tempo. Avrebbe lavorato per loro gratuitamente fino a estinguere il debito che pende sulla propria testa.

Gli viene affiancato Franco (Giallini), un uomo che fa questo lavoro da anni ed è uno dei migliori nel campo della riscossione dei debiti. Con lui scopriamo che ci sono tre modi per riscuotere i debiti per tre tipi di debitori:

  1. L’umiliazione. Vale per i ricchi che i soldi li hanno ma non li vogliono dare: quindi vanno letteralmente stalkerati con una toga addosso urlando ai quattro venti quanti soldi devono e da quanto tempo.
  2. La violenza. Questo vale per i poveracci, per quelli che i soldi se li sono persi chissà come e quindi il debito va ricordato loro a manganellate.
  3. Il dialogo. Questo vale per le persone per bene che i soldi che hanno li usano per sopravvivere ai quali, forse, può essere tolto il debito perché insaldabile.

Non farti coinvolgere, mai

Questa è la filosofia di Franco, essere uno stronzo non è un lavoro facile. Per certi versi è più semplice picchiare un uomo che guardarlo negli occhi. Da un punto di vista tecnico, il lavoro lo può fare chiunque: non servono conoscenze particolari, è un lavoro che si impara in pochi mesi. Il punto è sopportarlo, riuscire a essere stronzi a stalkerare la gente, a prendersi le denunce e fare sempre la parte del cattivo.

E qui sta il fulcro del film, non seguiamo mai un caso in particolare, non c’è un debitore difficile da raggiungere, di loro non ce ne frega niente: noi seguiamo il rapporto tra i due, tra i vecchio e il giovane, il maestro e l’apprendista.

Franco è un personaggio sopra le righe, che si diverte sempre e vuole aggirare le regole. Non le leggi, le regole. C’è una scena in pizzeria in cui umilia di proposito una cameriera e gli piace. Lo fa per insegnare a Guido il mestiere, per fargli capire che il loro lavoro sarà sempre così. È questo che ci piace di lui, perché tutti noi in fondo vorremmo essere un po’ stronzi e avere sempre la situazione in pugno.

Guido, invece, è il tipico personaggio che entra in una gang mafiosa e può finire in due modi: o gli piace e diventa il migliore nel suo campo o non regge la pressione e se ne va (in genere muore, ma non è questo il tipo di film).

Promosso senza debiti (forse)

Il film funziona dall’inizio alla fine, ha la capacità di raccontare una tematica a noi sempre più vicina in modo diverso, forse nuovo. Il motivo per cui più volte si è fatto il paragone con la mafia è proprio perché finalmente siamo in grado di fare un film così, senza pistole o senza essere una commedia. Intendiamoci, ce ne sono già stati e ce ne sono ancora, quello che intendiamo è che questo non è il film di un grande regista come può essere Sorrentino, ma un film per un pubblico internazionale, trasmesso appunto sul più grande portale di streaming del mondo.

Il punto è che questo è l’ennesimo tassello del cambiamento del nostro cinema.

E ora, dopo tutte queste lodi, i commenti negativi. Sicuramente non è il film più veloce della storia, richiede un po’ di impegno ma, appunto, non è Sorrentino. Il punto è che, per quanto possa intrattenere, non lascia molto, non è un film che ti entra nel cervello facendoti pensare per ore e ore. Sicuramente merita di essere visto, ma (anche se in parte speriamo di sbagliarci) non è qualcosa che entrerà nella Storia del cinema. O neanche nei cuori degli spettatori come è successo con La Casa Di Carta.

Altra piccola nota negativa è sul dramma interiore di Franco: è giusto raccontare senza esser invadente, ma forse lo si poteva mettere in scena in un modo più ottimale. In ogni caso, i pro surclassano i contro. Guardate questo film e, se volete, amatelo anche.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.