Sacred Games: il poliziesco indiano su Netflix

Article by · 9 Lug 2018 ·

Il 6 luglio è arrivato su Netflix Sacred Games, un poliziesco indiano tratto dall’omonimo romanzo di Vikram Chandra. Questa serie, otto puntate per un’ora l’una, è una delle sette attuali produzioni originali Netflix India.

Sacred Games inizia con due puntate dove l’eroe è il cattivo

Più o meno. La storia parte con Sartaj Singh, un poliziotto disilluso che sognava di poter fare la differenza. Dopo anni passati a dover sopportare la corruzione di tutti i giorni all’interno della stazione di polizia e i crimini senza fini della città, ormai Sartaj ha perso la speranza. Se da bambino sognava di diventare qualcuno di importante come suo padre, ora invece semplicemente sembra non poterne più. Di tutto. Perfino la moglie lo ha lasciato e ormai gli è rimasto solo il suo migliore amico. Ora, parlandone così, Sartaj sembra un po’ il poliziotto made in USA oscuro e imbronciato. E forse è questa l’idea che vorrebbe ridare in parte. L’effetto che fa invece è diverso, probabilmente per via dell’ambientazione in cui si trova, dove la corruzione è esplicita e il “male” è parte della vita comune di tutti. Non c’è nessuna famigliola alla Mulino Bianco, ma neanche solo sofferenza e morte. La situazione di Sartaj non è diversa da quella di tutti gli altri.

E poi tutto cambia quando gli telefona Dio. O meglio, quando lo chiama Ganesh Gaitonde, un boss della malavita, potentissimo e pericolosissimo, sparito nel nulla 16 anni prima. E così, dopo circa i primi 10 minuti la storia si sposta quasi totalmente su Ganesh che parla della sua vita travagliata. Tragica, sì. Interessante, certo. Ma i lunghi flashback che mostrano come il lord della malavita abbia raggiunto il suo successo finiscono per riempire buona parte delle prime due puntate, allontanando il focus da quello che sarebbe dovuto essere il protagonista.

Una corsa contro il tempo che parte lentamente

Tra le tante cose che dice Ganesh, il “cattivo” avvisa Sartaj di un imminente e non meglio definita tragedia. Il cooldown verso questo momento si vede ancora prima che venga dato l’avviso. E, malgrado questo, si passano le prime due puntate di Sacred Games a girare attorno alla situazione. Che non sarebbero tantissime, non fosse che la serie in questione dura otto puntate. Cosa accadrà o perché accadrà dopo due puntate non si sa. Il rischio che alla fine la situazione arrivi a un veloce declino senza i necessari step o approfondimenti c’è.

Tuttavia, visto che è un thriller e che si andrà a toccare l’anima più oscura dell’India e dei suoi attori, c’è da dire che la situazione del paese viene presentata molto bene. In questo forse ricorda più una serie italiana, rispetto a una made in USA. Non sembrano esserci eroe e antieroi, ma tante persone grigie in un mondo che tende al nero.

Quindi, com’è Sacred Games?

A chi piace il genere è qualcosa da consigliare. E anche gli altri possono farci un pensierino, soprattutto per il fatto che mostra un mondo diverso e distante da quello a cui siamo abituati, con tante differenze, ma anche tante similitudini. E se parte di queste similitudini sono date sicuramente dalla necessità di Netflix di rendere questo prodotto internazionale, è improbabile che l’intervento dell’azienda sia stato totale.

Detto questo, la serie, almeno nelle prime due puntate, non mostra qualcosa di particolarmente innovativo, andando a inserirsi tra le tante serie thriller/poliziesche esistenti al mondo. Il che non è necessariamente un male, ovviamente. Forse non verrà ricordata negli eoni avvenire, ma neanche dimenticata subito perché fatta male, almeno.

C’è solo una cosa che lascia dubbiosi: ma davvero in India vanno così di moda i baffi?

Visto che Mr Z e io apprezziamo entrambi la frase Sapere è potere ho il compito di gestire le news, nel tempo libero scrivo anche qualche articolo.