Sharp Objects: sospesi nel tempo con Amy Adams

Article by · 10 luglio 2018 ·

Sharp Objects è la nuova serie HBO creata da Marti Noxon e diretta da Jean-Marc Vallèe, basata su un romanzo di Gillian Flynn (Gone Girl). Amy Adams è Camille, una reporter che torna nella sua città natale per scrivere un articolo sul rapimento e l’omicidio di due ragazze del posto.

Amy Adams vive fuori dal tempo

Sharp Objects lo mette in chiaro fin dall’inizio. Camille Preaker, la protagonista, non ha una connotazione spazio-temporale definita, anzi. La sua mente viaggia tra i ricordi di una dolorosa infanzia, attraversa una tormentata adolescenza e si ricongiunge ad un asettico presente. Un presente nel quale la donna annebbia la sua mente con alcool e medicinali, incapace di trovare un equilibrio tra la sua malinconia e il grigiore del mondo che la circonda. E così si accavallano flashback e visioni oniriche nelle quali distinguere sogno e realtà diventa un’impresa. Il montaggio è ottimo nel concatenare le memorie e le esperienze di Camille, riuscendo a raccontare una vita problematica in poco meno di un’ora.

Il ritorno a Wind Gap, la cittadina del Missouri, rappresenta dunque il fattore che amplifica la nevrosi di Camille. Un luogo che rievoca i ricordi della donna e la porta a confrontarsi con gli eventi più traumatici del suo passato, in primis la morte della sorella e il rapporto disfunzionale con la madre.

Scomparsa

Non è ancora chiaro su cosa voglia concentrarsi maggiormente Sharp Objects; se sulla sua interessante protagonista e i suoi traumi o sull’indagine che sottende la trama di questo pilot.
Da sinossi lo spettatore è già consapevole che il passato di Camille è strettamente connesso agli eventi del presente. È noto infatti che la protagonista vanta una permanenza in un ospedale psichiatrico di cui non si è fatto ancora accenno. Tuttavia c’è da chiedersi quanto la parte mistery del racconto si impadronirà della trama principale: siamo di fronte ad una sorta di nuovo True Detective? O è solo un pretesto per approfondire maggiormente i personaggi femminili, come nel precedente lavoro televisivo di Vallèe, Big Little Lies?

Se non ci è dato conoscere il futuro, quello che possiamo fare adesso è concentrarci su questo primo episodio. “Vanish”, questo il titolo, è ottimamente scritto dalla Noxon e trasporta lo spettatore lungo le atmosfere ansiogene che caratterizzeranno lo show. Ogni elemento tecnico, dalla regia alla fotografia, è studiato per rendere terrificante lo spazio fisico in cui si muove Camille. Amy Adams, d’altronde, si adatta perfettamente al ruolo, dimostrando ancora una volta le sue straordinarie doti espressive. Quello che traspare dal personaggio è una tendenza all’isolamento e alla solitudine; la vediamo più spesso sola che in compagnia e Vallèe propone continuamente inquadrature che la mostrano riflessa in altre superfici (specchi, lampade). Suggerisce forse che quello che vediamo della donna non è altro che una sua immagine riflessa? Chi è davvero Camille Preaker?

 

Una città, un milione di guai

La città come microcosmo isolato nel quale un evento tragico sconvolge le vite degli abitanti non è certamente una novità. La lista di narrazioni che partono da questo assunto è infinita, si citano a memoria Twin Peaks, Broadchurch, Dark. Anche Sharp Objects racconta di una popolazione devastata e colpita nel profondo dalla crudeltà di un assassino. Il ritrovamento in questo episodio del cadavere di Natalie Keene, abbandonato in un vicolo, è esemplare del livello di terrore a cui Wind Gap deve abituarsi. È la stessa Camille a rendersi conto di quello che la aspetta, trovandosi nel luogo dove viene rinvenuto il corpo. Se già la sua mente viaggiava in luoghi oscuri, il confronto con l’oscurità stessa potrebbe portarla a perdersi per sempre.

Il primo episodio di Sharp Objects funziona perché capace di creare un’atmosfera intrigante e inquietante. Il team creativo di altissimo livello non tradisce le attese e introduce lo spettatore in un mondo di angosce e rimpianti, di ansie e nevrosi. Un dolore che assume molteplici forme ma che è sempre riconoscibile e terribile da affrontare.

Qualunque cosa abbia una storia la divoro: film, serie TV, fumetti, libri, videogiochi. Mr. Z dice di stare attento alla linea, ma io rispondo che di cultura pop non è mai morto nessuno. Finora.