Six Feet Under: l’umorismo dei becchini

Article by · 31 luglio 2018 ·

Six Feet Under è una serie HBO andata in onda nel 2001, con protagonista una famiglia di becchini molto particolare.

Far ridere nonostante tutto

Come già detto per Malcolm in the Middle, è la famiglia la vera protagonista della serie. I suoi tre figli, Nate, David e Claire riassumono bene i difetti e i pregi dell’America del tempo in cui la serie è stata concepita. Se Nate è un erotomane seriale e David è un gay rinchiuso nel suo armadio emotivo che teme di fare coming out, Claire è semplicemente un’adolescente in cerca di se stessa, che non si fida di nessuno, neanche della propria madre. Madre che, come Ruth fa notare più volte, è tutto meno che una santa, visto il flirt col parrucchiere alle spalle del marito.

La serie, concepita all’inizio come una sitcom, è virata di molto dopo le prime tre puntate verso la dramedy, raccogliendo così un bacino più ampio di telespettatori e dettando nuove regole per quello che riguarda il tema della serie. Ma qual è il tema della serie?

Uno dei temi può essere sicuramente come noi reagiamo alla morte di qualcuno; si inizia con la morte del padre fondatore della Funeral Home, Nate Fisher Sr. e si chiude con la morte di tutti i Fisher, resi magistralmente dalla chiusura finale con Sia in sottofondo durante il piano sequenza montato ad arte.

I Fisher, per quanto vivano del dolore altrui, non riescono mai a confessare le loro emozioni, diventando così persone intrappolate nel loro ruolo e non riuscendo mai a esprimere cosa provano nel profondo.

I fratelli Fisher

Se Nate (Peter Krauser) e David ( Michael C. Hall) sono ormai adulti e in un certo senso “irrecuperabili”, Claire (Lauren Ambrose) è una ragazzina quando il padre viene a mancare e, paradossalmente, è l’unica che prende la morte del genitore con le spalle larghe e senza versare troppo nella disperazione. Se Ruth ha dei sensi di colpa enormi per aver tradito il compagno di una vita, Claire la prende serenamente e si occupa della riconsolazione degli altri membri, pur stufa di essere sempre considerata strana dagli altri.

David, il classico omosessuale che vive una vita di facciata, è l’antitesi di Nate, che spesso si lancia in storie di sesso brevi ma intense, come quella con Brenda Chenowith iniziata su un aereo e che dura fino alla fine della serie, con alti e bassi non indifferenti. David è calmo, posato e troppo controllato, talmente controllato che quando decide di fare qualcosa di improvviso finisce nei guai. Keith, il suo compagno, è il tipico poliziotto afroamericano che non sopporta le ingiustizie e spesso si trova a litigare con David proprio per il suo nascondersi dietro le facciate a cui tiene tantissimo. David è sicuramente il personaggio più costruito e controllato di tutta la serie, con i suoi modi affettati e che nascondono un urlo d’aiuto.

Nate, al contrario, è il più spontaneo eppure il più egoista, che corre dietro a qualsiasi donna si trovi davanti e che, fino alla fine, non sa minimamente dove stia andando la sua vita e come ci stia andando. Ma a lui pare non interessare e, quando si trova davanti a scelte da cui non può fuggire, allora decide di prendersi le proprie responsabilità.

Affrontare la vita

Claire invece inizia la sua storia durante l’adolescenza, e se non fosse per la famiglia di becchini sarebbe una classica e banale adolescente. Invece tutto di lei parla in modo mortuario, a cominciare dalla sua macchina, una vecchia limousine funebre che il padre le ha dato e rimesso in sesto. Claire non ha paura della morte come Nate e anzi, è quella che si ritrova ad affrontarla meglio di tutti quando succedono certe cose. Claire sa che non può contare sulla sua ingombrante famiglia e prova sempre a cavarsela da sola, anche quando le cose si mettono male per lei.

Ruth, infine, è la madre a tratti più nevrotica del mondo. Fedifraga verso il marito, passa anche lei un altalenante periodo amoroso per poi approdare su un nuovo compagno, affrontando anche l’omosessualità del figlio e il matrimonio dell’altro. Ruth, come David, è preimpostata, tenendo più all’apparenza e all’etichetta che alla sincerità come vorrebbe vivere Nate (anche se pure Nate se la rigira come vuole questa cosa)

Anni dopo la fine di Six Feet Under, ci troviamo ancora “orfani” di una serie tanto ragionata quanto sopra le righe come questa che, per parafrasare la frase iniziale, “ci manca terribilmente”.

Ho poca pazienza e leggo troppi libri; sono fedele solo a Mr. Z.
La mia rubrica “I Dis-adattati!” è nata per guidare tutti coloro che vogliono vedere serie tv tratte dai libri senza brutte sorprese.