Stronger: il film con Gyllenhall che cerca la sua forza

Article by · 7 luglio 2018 ·

Stronger è un film del 2017 che racconta la storia di Jeff Bauman, uno dei sopravvissuti all’attentato alla maratona di Boston, che dopo l’attacco perse le gambe ma aiutò a identificare gli attentatori. Il ruolo di Bauman viene interpretato da Jake Gyllenhall.

Una storia sul saper affrontare la vita

Il film comincia con la vita di Bauman pochi giorni prima di rimanere coinvolto nel bombardamento della maratona, mostrandolo come un nativo di Boston, ben integrato nella sua comunità, volenteroso ed entusiasta, ma poco propenso a prendersi impegni e fare scelte nella sua vita. Questa sua immaturità ha causato la fine del rapporto con Erin, la ex-fidanzata che comunque continua a girargli attorno.

La sua esistenza subisce un brusco scossone quando accade l’imprevedibile: una bomba esplode proprio accanto a lui, ferendolo gravemente e costringendo i medici ad amputargli entrambe le gambe. La tragedia porta tutta la sua famiglia, inclusa Erin, intorno a lui per aiutarlo nel momento del bisogno.

Ma tutto l’amore e l’attenzione che riceve ben presto mettono in luce la sua debolezza e la sua incapacità di affrontare le persone e i loro problemi. Ben presto tutti quelli che lo circondano cominciano a stancarsi del suo atteggiamento e Jeff rimane solo di fronte a una scelta: rimanere a terra o provare a rialzarsi.

L’attentato che racconta una città

Per quanto Stronger sia un film che si ispira a fatti reali, riesce a raccontare la sua storia senza sfociare nel politico o nella critica spicciola. Un esempio è il momento della cattura del terrorista responsabile dell’attacco, un momento solo visto e non partecipato, che accade quasi subito e che non porta alcun risultato nella vita di Jeff.

Stronger mantiene una sobrietà ammirevole e mostra la vita di Jeff e della comunità di Boston con una razionalità che allontana questo film dal filone un po’ sciovinista e morboso dei film post-catastrofe dove le vittime sono carne da macello per una passerella dell’indignazione.

Persino la solidarietà tutta americana dei cittadini di Boston diventa di troppo, quando durante una manifestazione di solidarietà a una partita di hockey questa causa un attacco di panico a Jeff.
In sostanza, David Gordon Green ha diretto un film abbastanza maturo da ammettere che il patriottismo americano può essere invadente e che un handicappato può essere stronzo

Perdere le gambe non ti rende un santo

Ma imparare a camminare senza, sì. Stronger non cade nel facile pietismo e Gyllenhall si impegna a mostrarci un personaggio imperfetto, simpatico ma anche snervante, che non diventa migliore perché perde le gambe e il mondo si impietosisce, ma perché capisce che se non trova il modo di rimettersi in piedi verrà abbandonato da quelli che lo amano.

La performance di Gyllenhall è davvero convincente, intensa nel mostrarci lo stress post traumatico di Jeff, dolce e allegra nell’interpretare l’amore per Erin e per i suoi fratelli. Però a volte si ha l’impressione che questo amore sia un po’ unilaterale, visto che Erin e i fratelli (e tutto il resto di Boston) non sono altrettanto bravi nel mostrarlo.

Il che è un po’ il dramma di tutti i film con un cast di semisconosciuti costruito attorno a una superstar: finisci per ricordarti solo di lui.

Una biografia centrata… peccato sia noiosetta

Con tutte le lodi possibili, dalla sceneggiatura a una regia ben congegnata, Stronger non riesce a trovare quella forza di cui avrebbe bisogno per fare un vero impatto.

Potrebbe essere una grande storia di crescita personale e di rivalsa sulla vita, ma la sua mancanza di sapore lo riduce a essere quel film che si guarda di rito a scuola per giustificare due ore buche. Tutti saranno contenti di averlo visto, nessuno sentirà il bisogno di rivederlo.

La mia vita è fatta di serie TV e film a livello da tossicodipendenza. Dicono che ho un problema, ma Mr. Z dice che finché faccio le recensioni va tutto benissimo, quindi…