Sulla Mia Pelle: un film (troppo) italiano

Article by · 16 settembre 2018 ·

Prodotto da Netflix e con protagonista Alessandro Borghi, Sulla Mia Pelle racconta la vicenda umana e giudiziaria di Stefano Cucchi e degli avvenimenti che hanno portato alla sua morte, facendo riflettere sul sistema penale italiano.

Metti che una mattina non ti svegli più

È così che inizia il film: con la scoperta da parte del personale della struttura ospedaliera dove Cucchi era in osservazione, che il ragazzo è morto durante la notte.

La telecamera ci porta dentro la sua stanza, insieme agli infermieri, ci mostra la sua schiena, il suo letto, l’agitazione dei medici che subito danno l’allarme. Ma non ci mostra la sua faccia. Quella ci aspetta più tardi.

Da qui, la storia ci riporta indietro di sette giorni e ci racconta chi era Stefano Cucchi, senza pietismi, senza fronzoli, mostrandoci un essere umano della periferia romana. Ex-tossico, piccolo spacciatore, impiegato presso l’ufficio del padre, pugile amatoriale.

Non un santo, non un diavolo, nemmeno un martire. Un essere umano.

Tutto inizia giovedì

Il racconto prosegue con l’arresto di Cucchi, la scoperta di dosi di hashish sulla sua persona, la perquisizione a casa dei genitori. Servendosi dei rapporti di polizia e delle carte del tribunale, oltre che delle testimonianze dei presenti, Sulla Mia Pelle traccia un quadro realistico di un caso controverso, dove emerge un certo grado di colpevolezza di Cucchi, da un lato, e la prepotenza delle forze dell’ordine dall’altro.

La sinossi di Sulla Mia Pelle è aderente, attenta, scevra da interpretazioni artistiche della vicenda, un’opera che vuole raccontare la realtà, non interpretarla.

Fino a quando il racconto non si interrompe, di fronte a una porta chiusa di una caserma, e Stefano torna in scena coperto di lividi. Un buco nero in mezzo a un racconto quasi documentaristico che riflette la torbidezza di questa vicenda, negata e coperta dai responsabili.

Cronaca di una morte annunciata

Come nell’opera di Marquez, Stefano sfila di fronte a una lunga serie di addetti ai lavori: guardie carcerarie, carabinieri, giudici, infermieri, dottori, avvocati, uscieri, autisti, detenuti, segretari, portinai, inservienti…

Tutti vedono, nessuno fa niente per fermare ciò che accadrà. Tutti constatano che Cucchi è ferito, ma questi nega la sua condizione, spaventato dalla possibile reazione delle guardie. Fino a quando, e qui la bravura di Borghi straripa, non scoppia al momento dell’entrata in carcere e confessa tutto: il pestaggio da parte dei Carabinieri, le intimidazioni, la paura delle ritorsioni.

Queste sono accuse gravi. Questo gli rispondono: il sistema continua a girare, complice e indifferente, fino a quando le condizioni di Cucchi non peggiorano così tanto da doverlo ricoverare nell’ospedale, dove alla fine morirà.

Molto più di un giovane ammazzato

Sulla Mia Pelle non si limita a essere un film biografico: come dicono le didascalie finali, Cucchi è il cento quarantottesimo morto in carcere. Alla fine dell’anno si arriverà a centosettantadue. Solo grazie all’impegno della sorella di Stefano il caso arriverà all’attenzione dei media nazionali.

Sulla Mia Pelle non è un film “necessario” perché ci parla della tragedia di un ragazzo. Sulla Mia Pelle è un film necessario perché ci parla di un sistema dove membri delle forze dell’ordine possono esercitare violenze inaccettabili e contare su una catena di omertà e scarico di responsabilità per cavarsela. Ci parla di un sistema dove le persone possono morire senza mai ricevere giustizia, senza che nessuno risponda per i loro diritti violati e per i soprusi subiti. Sulla Mia Pelle ci racconta un sistema, quello italiano, dove si può morire nell’indifferenza generale.

Al di là della buona realizzazione tecnica e della stupefacente interpretazione di Borghi, questo film merita di essere visto perché non parla solo di Stefano Cucchi, ma parla di tutti noi.

La mia vita è fatta di serie TV e film a livello da tossicodipendenza. Dicono che ho un problema, ma Mr. Z dice che finché faccio le recensioni va tutto benissimo, quindi…