Super Drags: le superchicche Drag Queen di Netflix

Article by · 16 Nov 2018 ·

Super Drags è una serie animata brasiliana vietata agli under 14 creata da Anderson Mahanski, Fernando Mendonça e Paulo Lescaut, è sbarcata su Netflix il 9 novembre.

Omosessualità e super poteri

L’idea di base è così assurda da risultare geniale: fare le super chicche, ma versione drag queen. Questo è bastato a farci amare l’idea della serie; poi abbiamo visto i cinque episodi della prima stagione e ne abbiamo avuto la conferma.

Le protagoniste sono tre: Patrick/Scarlet, Ralph/Lemon e Donizete/Safira. I tre, o le tre, come più volte si definiscono, sono amiche e lavorano in un piccolo centro commerciale; a renderle davvero speciali, però, è la loro identità segreta da Super Drags, che dona alle tre poteri magici. Ciò che combattono non è solo l’omofobia, ma la limitazione della libertà. I nemici delle Super Drags sono due: il primo è il presidente (omofobo) Sandoval, che tanto ricorda il neo eletto Jair Bolsonaro; la seconda è la drag queen Lady Elza, che vuole diventare famosa.

Il tutto gira attorno a una cantante, icona gay nel Brasile e nel mondo, tale Goldiva, e al suo concerto, ai quali tutti i gay della città vogliono partecipare.

Nessuna morale

Prima di continuare è giusto chiarire una cosa: questa serie non è come Sense8, non vuole “sensibilizzare” lo spettatore, vuole semplicemente divertire, con leggerezza e volgarità. Tanto per cominciare è piena di peni e oggetti a forma fallica. Se pensavate che in Big Mouth ce ne fossero tanti preparatevi, perché qui farete difficoltà a trovare scene senza cazzetti nascosti e, di tanto in tanto, qualche vagina.

La serie, fortunatamente, non si regge in piedi solo sulla sua idea, ma ha anche un ottimo sviluppo dei tre protagonisti. Ovviamente non aspettatevi di trovarvi difronte protagonisti come Bojack, non si tocca quel livello di complessità, ma in un contesto volgare e a volte stupido, funziona alla grande.

Tutte e tre sono assolutamente esagerate, anche se in modi diversi. Patrick è quella stronza, che insulta tutti e muove un po’ l’indice per far capire che sta giudicando nel caso le sue parole non bastassero; Donizete è una bambinona, che ama gli anime, i videogiochi e Netflix, o, più banalmente, una nerd; infine c’è Ralph, una piccoletta sovrappeso estremamente insicura sul proprio aspetto, ma che compensa (indovinate un po’) con l’intelligenza.

Niente di nuovo, no, ma si viene a creare un mix perfetto che vuole mostrare sì gli stereotipi gay, ma senza banalizzare. È volutamente autoironico perché, come detto, non deve sensibilizzare, non è fatto per far aprire la mente a chi odia la comunità LGBTQ+, ma è fatta per chi vuole divertirsi e ridere.

Tra stereotipi e riflessioni

Ovviamente, non siamo di fronte a un capolavoro e di difetti ne possiamo trovare senza difficoltà. Il primo è che in quel mondo o si è gay o si è omofobi, non sembra ci siano spazi per le vie di mezzo. Tuttavia chissenefrega, non c’è tempo nelle cinque puntate per inserire troppi personaggi o argomenti, non è un cartone che vuole fare la morale. Inoltre, quella città sembra avere una quantità di gay/lesbiche veramente spropositato, è probabilmente la prima serie dove gli etero sono una netta minoranza. E questo non è nemmeno un difetto, è solo un po’ improbabile.

Una elemento molto interessante è dato dal fatto che loro combattano solo per i diritti LGBTQ+ (sigla sulla quale ironizzano data la sua lunghezza e mancanza di vocali). Il motivo, probabilmente, è perché sono tutti gay e perché è un’estremizzazione, nessuno è razzista e la propaganda di Sandoval è solo anti-gay. Non sappiamo nulla di cosa possa prevedere il suo programma politico, ma solo che odia i gay – in un episodio, apre un centro di cura dall’omosessualismo (termine da lui stesso usato).

Forse saremo ripetitivi (ma in effetti è difficile parlare di una serie che riesce praticamente a fare al 100% ciò per cui è stata creata), Super Drags nasce da un’ottima idea che porta avanti con volgarità, oscenità ed esagerazione; non mostra il mondo gay, ma lo sbatte in faccia senza moralismi.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.