The Deuce: la storia del porno è la storia di tutti noi

Article by · 7 novembre 2018 ·

La seconda stagione di The Deuce termina e dà appuntamento alla sua terza e ultima annata. È stata una stagione cruciale per lo sviluppo dei personaggi principali, che ne sono usciti trasformati e, insieme alla città di New York, hanno imboccato la via del futuro.

Una città viva

Immaginiamo la Deuce (epiteto per la 42esima strada di New York) di fine anni ’70 come un grande ecosistema. Un organismo vivente, si potrebbe definire, governato dalle sue regole e dai suoi movimenti intestini. C’è la torbida economia dei pimp (i papponi) che muovono denaro con il traffico della prostituzione. Ci sono i locali notturni, roccaforti della vita mondana che fungono da macchine da soldi per le famiglie mafiose. C’è l’organo predisposto per mantenere l’ordine e la legge – la polizia – costantemente inadeguato. C’è una nuova amministrazione che tenta di cambiare le cose, scontrandosi però con la dura realtà.
A fare da sfondo a queste dinamiche c’è una cultura in movimento, che si espande e va a influenzare ogni aspetto della società. È l’avvento della pornografia, che trasforma la sessualità, dapprima vissuta unicamente come mero strumento di sfogo degli uomini e come unica possibilità di sostentamento per molte donne, in una forma d’arte in tutto e per tutto.

 

No pain, no gain

The Deuce racconta con estremo realismo la vita dei personaggi che abitano queste vie, siano essi diretti beneficiari di questa trasformazione quando non anche promotori.
È il caso, per esempio, di Eileen/Candy – una straordinaria Maggie Gyllenhaal – la cui vicenda è emblematica di questo processo. Dal lavorare sulle strade per mantenersi, la donna si lancia come regista e si deve fare largo in un mondo di uomini, subendo soprusi e abusi. Alla fine riesce a raggiungere il suo obiettivo, ma per arrivarvi sceglie di rinunciare a tutto, persino alla sua famiglia. Non c’è progresso senza sacrifici, e “Red Hot”, questo il titolo del film, sarà uno snodo fondamentale per la percezione sociale della pornografia. Per la prima volta, il punto di vista privilegiato non è più quello dell’uomo bensì quello del personaggio di Lori; allo stesso tempo il ruolo del protagonista maschile viene affidato ad un uomo di colore, il buon Larry.
Se non è una rivoluzione questa, cosa lo è?

Alle porte del futuro

Il finale è meno drammatico di quanto si poteva pensare, ma probabilmente è giusto così. Le debolezze e le criticità dei personaggi sono in realtà evidenti, seppur nascoste dietro la patina glamour degli anni ’80 che incombono.
Lo sguardo di un Vincent Martino (James Franco) rassegnato, consapevole di essere vittima di un sistema da cui non può fuggire, è significativo in tal senso. Vinnie è un uomo del passato che cerca disperatamente di adeguarsi al presente, finendo per rimanere schiavo della sua quotidianità. Non si libererà mai del fiato sul collo del boss Rudy Pipilo, né della vita che si era faticosamente costruito e che ora lo opprime.
Allo stesso modo anche gli altri personaggi cercano di voltare pagina, consapevoli di doversi reinventare per sopravvivere alla tempesta del cambiamento. Da Harvey a Frankie, da Lori a Larry e Darlene: The Deuce è una serie corale a tutti gli effetti perché riesce a costruire un percorso coerente e di spessore per ognuno di loro.

Il più grande pregio dello show di David Simon e George Pelecanos, però, è il suo saper dialogare con la contemporaneità pur essendo ambientato in un periodo storico apparentemente lontanissimo. I temi trattati sono attualissimi e sono sviscerati con grande maestria, senza risultare didattici o didascalici.
Anche per questo, nel panorama televisivo contemporaneo, davvero poche serie sanno essere profonde e ben realizzate quanto The Deuce.

Qualunque cosa abbia una storia la divoro: film, serie TV, fumetti, libri, videogiochi. Mr. Z dice di stare attento alla linea, ma io rispondo che di cultura pop non è mai morto nessuno. Finora.