The Looming Tower: un attentato allo spettatore

Article by · 2 Marzo 2018 ·

La nuova serie tv di Hulu con Jeff Daniels tratta dell’attentato dell’11 settembre

Il 28 febbraio è uscito il primo episodio di The Looming Tower, prodotto dal canale di streaming americano Hulu, che affronta la tensione tra l’America e Al-Qaeda e la crescente minaccia di Osama Bin Laden.

Il protagonista è John P. O’Neill, (Jeff Daniels) capo della sezione antiterrorismo dell’FBI di New York – persona realmente esistita come la maggior parte dei personaggi presenti. Nonostante l’importanza del suo lavoro, guardarlo mentre lo svolge è estremamente noioso. Principalmente parla di azioni che potrebbero accadere e di come fare per evitare attentati.

In realtà gli argomenti trattati sarebbero interessanti, ciò che lo rende poco avvincente è come vengono trattati. I dialoghi per essere interessanti devono avere dei beat (in poche parole, l’alternanza delle emozioni dei personaggi mentre parlano). Per esempio, cambia chi ha il comando della discussione, si passa dal parlare con calma al litigio o alla minaccia… Avete presente il discorso/monologo del colonnello Landa in Bastardi Senza Gloria? Prima sembrava minaccioso, poi calmo, poi deciso e spietato. Così facendo i dialoghi acquisiscono dinamicità e incuriosiscono lo spettatore. Quelli presenti in The Looming Tower, invece, sono molto piatti ed esageratamente reali.

Forse anche troppa realtà

Non solo i dialoghi, ma anche le azioni sono estremamente realistiche, forse anche troppo. Tutti noi sappiamo che il lavoro degli agenti segreti o dei poliziotti dell’FBI non sono adrenalinici come vediamo al cinema, ma se lo movimentano tanto ci sarà un motivo, no? Capiamoci, è giusto voler raccontare nel modo più fedele possibile gli eventi accaduti, ma forse servirebbe un pochino d’azione in più. La serie pare essere una ricerca fedele, più che un racconto. Il libro da cui è tratto infatti è proprio classificato come non-fiction, ma una serie tv è diversa. Deve intrattenere anche senza aggiungere elementi esagerati o surreali, ma si può fare di più.

Prendiamo House of Cards come esempio. Non è una serie d’azione e i dialoghi sono estremamente reali. Questi sono però divertenti da seguire perché i personaggi sono interessanti.
Per quanto riguarda John, in realtà, la parte più interessante sembra essere quella staccata dal suo lavoro: la sua vita privata. Semplicemente perché ha più relazioni contemporaneamente, ma al di fuori di quello non c’è nulla che ci interessi di lui. Per far capire quanto sia un personaggio noioso, la canzone  che unisce lui e
 una delle sue amanti è un pezzo di musica classica. Quale coppia ha della musica classica come canzone? Poi per carità, non è scelta a caso. Con la seconda amante ha una canzone pop, però dai…

A parte la stranezza che entrambe le donne ascoltino “la loro canzone” prima che lui arrivi, c’è uno scambio di battute esemplare a proposito di ciò che abbiamo scritto poco sopra sui dialoghi.  Eccovelo: lui prende in braccio la donna, che chiede “Hai la pistola nei pantaloni o sei solo felice di vedermi?” (wooo questa non l’avevo mai sentita) e lui risponde “Sai che la pistola la tengo alla caviglia”. Cosa dovremmo farcene noi di questa risposta? Ridere? Piangere? Acquisire un’informazione di cui ci dimenticheremo a breve? Boh.

L’importanza dei fatti come scusa

Probabilmente la risposta alle critiche da parte di chi apprezzerà la serie sarà ma è tratta da una storia vera ed è giusto che li riporti fedelmente. Vero, ma anche no. Dobbiamo ricordarci del media che viene usato. Ne abbiamo parlato nell’articolo sul pilota: se il primo episodio non conquista, il pubblico non seguirà la serie. E questo episodio non prende per nulla. Ricordiamoci anche del fatto che tutti sappiamo come è andata a finire quindi non ci sarà mai una grande tensione da parte dello spettatore. L’unico motivo per cui qualcuno potrebbe essere teso è per ciò che potrebbe accadere ai personaggi (nonostante siano reali non tutti conoscono la loro storia personale). Il problema è che per far sì che uno spettatore si preoccupi per un personaggio è essenziale che ci si affezioni. Ma questo, nel primo episodio non avviene.

È giusto voler raccontare l’11 settembre, ma per farlo con una serie non documentario non ci si deve dimenticare di intrattenere chi la guarda.

Sono il direttore del sito e mi occupo anche del profilo Facebook di WSS?. Quando Mr. Z me lo concede posso uscire dalla mia stanzetta, ma è molto raro.