The Outlaw King: Chris Pine alla conquista della Scozia

Article by · 12 Nov 2018 ·

L’inizio di un nuovo mese significa l’arrivo di nuovo prodotti originali Netflix. E se le serie sono sempre attese con ansia, i film tendono ad avere un destino ben diverso. Spesso poco amati, scartati nella lista di cose da vedere o deludenti, i lungometraggi della grande N non hanno un’ottima fama. Ma The Outlaw King, diretto da Mackenzie, che ha anche lavorato alla sceneggiatura, merita un posticino nel nostro cuore. Soprattutto se amate i film storici.

The Outlaw King: l’indipendenza della Scozia “storicamente corretta”

O, almeno, storicamente corretta per quanto lo possa permettere un film della durata di un paio d’ore. Chris Pine è Robert Bruce, futuro Roberto I di Scozia, che riuscirà a sconfiggere gli inglesi e rendere la Scozia indipendente.

Non è un documentario o una lezione di storia. La lotta per l’indipendenza della Scozia è durata molto più a lungo di quanto questo film non lasci percepire. Eventi che sembrano svolgersi in pochi mesi nella realtà hanno richiesto molto più tempo. Malgrado questo, però, The Outlaw King è un film ben fatto, che fa del suo meglio per essere il più realistico e corretto possibile, data la sua breve durata, mantenendo però vivo l’interesse del suo pubblico.

Diventa facile, soprattutto quando si è davanti a biografie o film storici, pendere troppo da una parte o dall’altra. Rischiare così di romanzare eccessivamente, dando vita a qualcosa di molto inverosimile solo per renderlo cinematografico. O, al contrario, raccontare gli eventi troppo da distante, finendo con il perdere l’interesse di chi guarda per via di una narrazione noiosa e pesante.

Qui invece Robert Bruce è al centro della storia, ma senza che i fatti vengano snaturati a favore della spettacolarità, mantenendo il racconto reale e viva l’empatia nei confronti dei personaggi.

Davide contro Golia

Le due fazioni, scozzesi e inglesi, sono delineate con chiarezza fin dall’inizio, così come i loro capi. Robert è un uomo che fa del suo meglio per essere giusto, ha a cuore il benessere del suo popolo e non cerca lo scontro fine a se stesso. Il suo avversario è l’opposto. Vuole la gloria e l’assenso del padre. Il futuro Edoardo II è un po’ vile, un po’ viziato e privo di rispetto. La stessa divisione netta si vede anche su coloro che seguono i due, in una lotta tra chi difende la sua terra e chi, con arroganza, vuole solo distruggere e conquistare.

E se gli scozzesi sono piccoli, in confronto agli inglesi, senza cavalli e archi lunghi, provati da anni di guerra e tasse, combattono comunque con il cuore, al contrario degli avversari. Diventa impossibile non tifare per loro. Qui sta il trucco. In mezzo a una quantità di eventi e momenti realmente successi, vengono raccontati tanti piccoli istanti di diversi personaggi, dalla parte degli scozzesi. Gli inglesi invece sono l’Impero, di una ferocia simile a quello di Star Wars. Anche se è ovvio che in parte questo sia stato romanzato, facendo apparire una parte troppo buona e l’altra troppo cattiva, non è importante. Ci si trova in un mondo che sembra un po’ leggendario e ricorda quasi una storia raccontata da un nonno scozzese: è di parte, lo sappiamo, ma rimane tutto molto bello.

Sangue, fango, nudo e piani sequenza

Si sente spesso parlare di realismo per giustificare sangue e crudeltà in diverso tipo (vero, GOT?), quasi a usare questa parola a mo’ di scusa. In The Outlaw King la violenza non manca. Ci sono squartamenti, persone infilzate e gole tagliate. Lo stesso si può dire di momenti di nudo di diverso tipo. Si passa dal sesso romantico tra Robert e la moglie Elizabeth, al Re di Scozia che si lava, fino a momenti che precedono stupri. Il tutto però senza mai essere “cheesy”, ma con un senso all’interno del contesto in cui si è.

La fiducia verso Netflix viene ripagata, trovandosi davanti a un film ben fatto, scritto, diretto e recitato. E con più piani sequenza di quanto si possa aspettare. Capaci di aggiungere un po’ di carattere a una pellicola che, come molte altre del suo genere, all’inizio può sembrare più lenta del dovuto. Una volta iniziata la guerra però il movimento non manca.

Infine un piccolo dettaglio: Elizabeth. La giovane moglie di Robert, che sarebbe potuta essere tranquillamente la donzella da salvare, proteggere e rapire, pur avendo poche scene a sua disposizione dimostra tutto il carattere che può. Come Robert e tutti coloro che lo seguono è consapevole dei rischi che corre e non è senza paura. Ma proprio malgrado questa paura le sue (e le loro) scelte diventano ancora più impegnative e coraggiose. Considerando che spesso nei film storici (e non solo) i personaggi femminili vengono ridotti a poco più di soprammobili, questo piccolo cambiamento di rotta non è male.

Visto che Mr Z e io apprezziamo entrambi la frase Sapere è potere ho il compito di gestire le news, nel tempo libero scrivo anche qualche articolo.


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