The Square: System and Society

Article by · 23 gennaio 2018 ·

System and Society: una rubrica che, attraverso l’analisi di film e serie televisive, mette sotto la lente d’ingrandimento come vengono rappresentati e trattati i sistemi (che siano sociali, morali, ma anche semplicemente narrativi) e le società, ovvero quanto l’agire dei personaggi è influenzato dall’ambiente sociale in cui sono inseriti.

—ATTENZIONE SPOILER—- Si consiglia la lettura a coloro che hanno già visto le serie tv e i film trattati!


THE SQUARE: I VIBRANTI CONFINI DELL’INDIFFERENZA

All’interno del quadrato, condividiamo gli stessi obblighi e gli stessi diritti: siamo tutti uguali.

Il film The Square (uscito nel 2017, che abbiamo recensito qui) racconta la storia della nostra società narcisista e opulenta attraverso gli occhi di Christian (Claes Bang), curatore di una mostra d’arte contemporanea di Stoccolma. Di come, sebbene si teorizzi la solidarietà tra tutti gli esseri umani, si finisca invece agli estremi opposti, ad agire solo per se stessi.

La nuova opera d’arte del museo d’arte contemporanea di Stoccolma, “The Square”, rappresenta infatti un ideale al quale la società tende (almeno in via teorica). Una società che include chiunque, dove la fiducia e la capacità di aiutarsi l’un l’altro sono le fondamenta della comunità. O almeno così dovrebbe essere.

SYSTEM

L’immagine, il prestigio, il politicamente corretto “ad ogni costo”, sono sottoinsiemi del capitalismo culturale esasperato che la storia mette in scena, e che tutti rispettano solo finché necessario.

E così Christian pronuncia un discorso per introdurre l’opera “The Square”. È un discorso efficace, carico di buone intenzioni: tutti i ricchi e ben vestiti ospiti applaudono con forza. Ma quando il cuoco, subito dopo la fine del discorso di Christian, presenta il menù del pranzo, nessuno gli presta attenzione: non è così importante, è solo il cuoco.

Fin dai primi istanti in cui il quadrato della fiducia è stato introdotto nella storia, abbiamo una persona dentro al suo perimetro e un’altra fuori, lontano dai riflettori, che non viene notata se non si mette a urlare.

Il quadrato è in realtà vuoto, perché è stato creato da coloro che non hanno bisogno di esserci dentro: i lati della questione non sono altro che impenetrabili confini che separano i privilegi e tengono ben distanziate le classi sociali.

Dunque porre l’accento sulle grandi questioni sociali non è la via giusta per ottenere dei risultati? Dipende da come le questioni vengono trattate. Gli squali del marketing digitale hanno fatto esplodere una bambina bionda mendicante per attirare l’attenzione dei media: un gesto moralmente riprovevole che, però, ha avuto un grande seguito perché la trasmissione delle informazione è amorale.

THE SQUARE IS A SANCTUARY OF TRUST AND CARING

Similmente, è giusto che Christian si sia dovuto dimettere a seguito di questo incidente? Il film propone molte problematiche sia di carattere sociale, morale e, soprattutto, umano.

Più il sistema si responsabilizza verso tutti gli esseri umani, più il film sembra dirci che l’esercizio di umanità e empatia viene esonerato nella quotidianità: nessuno avrebbe aiutato la donna inseguita dall’incazzato compagno se lei esplicitamente non l’avesse richiesto. E quando Christian e un altro uomo hanno completato con successo la missione di protezione della donna, vivono un momento celebrativo della loro grandezza.

Quello che emerge è dunque che le persone sono inserite in un incrocio di sistemi, dal capitalismo ai media, dalla fama alla classe sociale, che porta alla trappola più micidiale: l’indifferenza. E, nel momento che essa è incastrata solidamente tra le mura della nostra quotidianità, l’incapacità di avere un contatto onesto e umano al di fuori dai lati del pregiudizio viene mostrata senza veli.

SOCIETY

Tra opulenza e indifferenza, chi sono le persone di cui si parla? Sono i cittadini del primo mondo, figli dei paesi più avanzati del globo, che se da una parte sentono la responsabilità di “fare qualcosa”, dall’altra non riesco ad andare oltre al “dire qualcosa”, perché esiste una difficoltà strutturale nell’aiutare il prossimo e nell’avvicinarsi a esso. Se un messaggio di solidarietà può essere un buon inizio, nella pratica Christian è incapace di continuare su questo percorso e, quando fa un tentativo, spesso risulta goffo e inefficace.

La frazione di popolazione che il film prende in esame è la società svedese. Uno dei paesi più ricchi e avanzati del mondo, che tuttavia presenta numerosi problemi (di certo comuni a molte altre società del primo mondo).

Da qualche anno, in Svezia sono arrivati parecchi mendicanti rom, che hanno deciso di fare l’elemosina lì piuttosto che restare in Romania in condizioni ben peggiori. Questo fenomeno ha fatto discutere l’opinione pubblica svedese e ha creato conflitti e dibattito tra le varie forze politiche su come gestire la questione.

Nel 2015, due mendicanti hanno deciso di accettare l’offerta del direttore artistico Anders Carlsson di venire esposti nel suo museo d’arte per due ore al giorno. Questa iniziativa è stata presa per invitare la gente a riflettere sull’ingiustizia sociale e su perché tollerino questo così grande divario tra le persone.

Le questioni trattate da The Square hanno quindi una grande risonanza con la realtà, nonostante il film sia a tratti surreale e tendente all’assurdo. Christian ha molti dubbi nel compiere il suo piano per recuperare il suo portafoglio non perché crede di fare una cosa sbagliata, ma piuttosto perché prova molta diffidenza nei confronti della gente di quel palazzo, nel suo immaginario così diversa.

E piano piano il film dipana l’ipocrisia del protagonista e, in fondo, un po’ di tutti noi. La visione del regista Ruben Östlund non è mai moralista e mostra come non ci sia malignità nell’indifferenza, ma una serie di fattori umani (quali incertezza emotiva, ego) e sociali (il privilegio, i soldi, la classe sociale) che ostacolano il raggiungimento dell’ideale di solidarietà umana a cui tendere: i sistemi che generano una società dell’indifferenza sono senz’altro inadeguati agli obiettivi che ci si è proposti di raggiungere.

Il film ovviamente non offre soluzioni a un problema di tale portata. Christian però sembra cambiato alla fine del film, sembra che davvero sia dispiaciuto di non essere riuscito a mettere le cose a posto con il ragazzino. Ma forse il dispiacere è radicato più nel fallimento personale che in ragioni altruistiche. Forse è solo una piccola pausa tra una fase dell’indifferenza e l’altra. 

Scrivo articoli e tengo una rubrica per chi è interessato a sistemi e società. Il mio vero obiettivo è però scoprire chi diavolo sia Mr.Z – se sapete qualcosa, spedite piccioni viaggiatori.