Trama o personaggi: addentrarsi nella natura delle storie

Article by · 7 marzo 2018 ·

IL FOCUS DELLA STORIA

Serie tv e film raccontano storie di ogni forma e dimensione, molto diverse le une dalle altre. Tuttavia, ci sono due elementi comuni che appartengono a ogni racconto: la trama e i personaggi.

Una prospettiva su cui cercare di distinguere le varie narrazioni cinematografiche e televisive è quella usata spesso dagli “addetti ai lavoro” tra high concept e low concept.
Un po’ genericamente, le storie “high concept” sono quelle in cui la trama e l’azione sono l’elemento fondante la narrazione, mentre quelle “low concept” sono spesso più incentrate sui personaggi e i loro personali universi.

Ma parliamone un po’ più da vicino.

(N.B : per concept si intende l’essenza prima, il DNA di una storia. Senza il proprio specifico concept, una storia non esisterebbe. Per esempio, The Walking Dead senza zombie non sarebbe The Walking Dead)

HIGH CONCEPT

Le storie appartenenti a questa categoria riesco ad essere esposte in una o due frasi, raccogliendo così in poche parole di cosa tratta il racconto.

Il Signore degli Anelli è senza dubbio un High Concept e può benissimo essere esposto in poche parole: “In un mondo fantasy, Frodo, un hobbit della contea, deve gettare l’unico anello, nel monte Fato, luogo in cui è stato forgiato.”

Un altro esempio è True Detective, prima stagione: “Due detective danno la caccia a un serial killer per diciassette anni”

E ancora, Game of Thrones: “In un mondo fantasy, le grandi casate del continente occidentale lottano per il controllo del trono di spade.”

Il fatto che queste storie possano essere riassunte in poche righe, non significa che tutto ciò che offrono termini in quella breve descrizione. C’è sempre molto altro.

L’essere high concept indica genericamente che la storia raccontata è imprescindibile da quell’avvenimento: non esiste un Signore Degli Anelli senza l’anello del potere, un True Detective senza l’indagine estesa temporalmente, un Game of Thrones senza lotta per il trono.

Gli high concept sono generalmente le storie più facilmente vendibili, perché il loro focus narrativo è esterno e, dunque, facilmente comprensibile da qualunque spettatore. I personaggi hanno, in altre parole, un obiettivo esterno ben preciso.
Spesso gli high concept posso nascere da scenari ipotetici che rispondo alla domanda “E se…?”, creando mondi dove è possibile rappresentare questi “universi” alternativi.

E se stessimo vivendo in un mondo simulato, mentre siamo tenuti addormentato dalle macchine che ci coltivano per estrarre calore ed elettricità dal nostro corpo? (Matrix)

LOW CONCEPT

Le storie di questa categoria sono tutte quelle che non sono high concept, la cui trama è difficile da riassumere in uno e due frasi restituendo una visioni rappresentativa della narrazione.

Pulp Fiction è un ottimo esempio di low concept: benché esistano nel film elementi ricorrente forti come, per esempio, la valigetta, è pressoché impossibile identificare due, tre elementi precisi da cui il film non può prescindere.

Tutte le sit(uation)-com(edy) sono low concept, in quanto, per loro stessa natura, sono storie che propongono situazioni più che trame. Anche la stragrande maggioranza dei dramedy sono low concept, in quanto la narrazione investe al 100% sui personaggi e sulla loro dipanarsi.

Friends è un low-concept: dire “sei amici si ritrovano a convivere in due appartamenti nello stesso pianerottolo” non dice davvero ciò di cui la serie tratterà, n’è ci restituisce un’idea di ciò che avverrà o che vedremo.

PROBLEMATICHE

Non sempre, però, è così facile individuare a quale categoria appartenga un prodotto.

Prendiamo, per esempio, How I Met Your Mother. Questa sit-com è caratterizzata dalla voce narrante onnisciente del Ted (protagonista) del futuro che sta raccontando ai suoi figli (e a noi) come appunto ha conosciuto la loro madre.

Questo elemento-cornice è ciò che caratterizza la serie: senza di esso, effettivamente, perderebbe la sua identità.

“Il protagonista racconta ai propri figli come ha conosciuto la loro madre”. Da questa frase, e sapendo che la storia sarà di genere sit-com, ci si riesce a immaginare, almeno vagamente, come la storia potrà presentarsi.

Si tende tuttavia a considerare anche questo prodotto un low concept in quanto è una sit-com e il fulcro narrativo risiede nei personaggi.

Il fatto che i low concept siano spesso associati all’analisi più approfondita dei personaggi è un punto problematico: infatti i personaggi, in realtà, cambiano molto di più nelle storie high concept (non sempre ma, in linea di massima, succede) rispetto a quelle low concept.
Frodo, alla fine del suo viaggio, è talmente cambiato che, nonostante il pensiero della Contea lo abbia sostenuto per tutta la sua avventura, non riesce a più a sentirsi a casa ed è costretto a partire con gli elfi.

Nelle sit-com, invece, i personaggi rimangono spesso immutati, in modo da ricreare all’infinito situazioni simili sulle quali uno possa costruire episodi divertenti e bizzarri.

CONCLUSIONI

Benché esistano storie chiaramente identificabili come high o low concept, ci sono senza dubbio racconti di più difficile classificazione.

Dal punto di vista produttivo, che è poi la ragione per la quale è nata questa distinzione, è molto utile dichiarare se la storia che si vuole raccontare sarà un high concept o un low concept. Per questioni di budget e target gli high concept sono infatti generalmente molto più costosi degli altri.

Dal punto di vista narrativo, possiamo forse riprendere la semplice distinzione tra trama e personaggi del titolo dell’articolo. Gli high concept sono quei racconti dove la trama è più urgente e la narrazione è più trainante rispetto all’esigenza di sviluppare i personaggi: saranno poi i personaggi che, nel seguire la storia, presenteranno profondi cambiamenti.

I low concept sono quindi caratterizzati dalla mancanza di una storia lineare o comunque una storia che tende a un obiettivo preciso. I personaggi stessi sono la “trama” e le loro relazioni gli uni con gli altri creano situazioni su cui può svilupparsi la narrazione. Spesso i personaggi dei low concept non sanno bene cosa vogliono o cosa dovrebbero fare.

Possiamo forse dire quindi che la prospettiva narrativa delle storie low concept mira a rappresentare il comportamento umano nella sua assenza di fine, mentre quella high concept vede i personaggi guidati verso un obiettivo esterno preciso, con spesso una posta in gioco che va al di là di se stessi o del loro piccolo microcosmo. Possiedono, quindi, una finalità.

Scrivo articoli e tengo una rubrica per chi è interessato a sistemi e società. Il mio vero obiettivo è però scoprire chi diavolo sia Mr.Z – se sapete qualcosa, spedite piccioni viaggiatori.