Unsane: l’angoscia firmata Steven Soderbergh

Article by · 6 Lug 2018 ·

Unsane è il nuovo film di Steven Soderbergh, noto per essere stato girato con un iPhone invece che con telecamere professionali. In questo thriller psicologico Claire Foy è Sawyer Valentini, un’analista che viene trattenuta contro la sua volontà in un istituto psichiatrico.

Dalle stelle alle stalle

Claire Foy ha raggiunto la fama in tempi recenti grazie al ruolo di Elisabetta II nella serie di Netflix The Crown. Abbandonate le vesti della royal family la troviamo all’inizio di questo film come un’impiegata del tutto comune. Sawyer Valentini lavora dietro ad una scrivania, è una donna in carriera che, nonostante le apparenze, si porta dentro un terribile peso ed un’angoscia asfissiante. L’essere oggetto di stalking da parte di uno psicopatico, infatti, la porta a cercare aiuto in un istituto a prima vista insospettabile. Peccato che da Highland Creek (questo il nome della struttura) non se ne andrà tanto facilmente.

Attenzione a dove metti la firma

Non è un consiglio banale o una pubblicità progresso, è quello a cui avrebbe dovuto pensare la povera Sawyer prima di dare autorizzazioni siglate. Highland Creek, infatti, truffa i propri pazienti detenendoli legalmente fino ad incassare soldi delle loro assicurazioni mediche. È la stoccata politica che Soderbergh rivolge al sistema sanitario americano, mai davvero interessato alla salute dei pazienti. Il denaro che muove l’economia non può che contaminare il settore medico, trasformando una proposta di aiuto in una vera e propria truffa.

Sawyer e gli altri “pazienti”, oltretutto, sono trattati come dei veri e propri malati di mente. Vengono somministrate loro medicine, vengono sedati non appena alzano la voce e alla peggio legati ai letti. Ci sono anche le celle di isolamento e uno scantinato per chi non si comporta bene. In questa ambientazione, che ricorda tantissimo l’ospedale di One Flew Over the Cuckoo’s Nest, ma anche nella sua routine destabilizzante il recente Legion, si svolge praticamente tutta la vicenda, con pochissime eccezioni.

Il trauma di Sawyer

Se già l’essere rinchiusi contro la propria volontà in un manicomio non è allettante, si immagini che il proprio stalker faccia finta di essere uno degli infermieri. È proprio sull’asse del rapporto David Strine (il sociopatico criminale) – Sawyer che viaggia tutta la seconda metà del film. Un’ossessione da parte dell’uomo, dalla quale la donna ha provato a fuggire più volte. Si era persino trasferita per scappare dal pericoloso individuo, il quale è convinto di aver trovato in lei la donna della propria vita. L’attaccamento morboso di David diventa un modo per mostrare l’ansia che vive una persona in questi casi. Come difendersi da qualcuno tanto instabile e senza scrupoli, che non si fa problemi ad uccidere qualcuno per raggiungere il suo obiettivo?

Il finale dolceamaro è chiaramente un avvertimento. Laddove il cattivo è sconfitto, il mostro è morto e le preoccupazioni dovrebbero sparire, ecco che rimangono le cicatrici. Un trauma che non può scivolare facilmente sulla pelle di Sawyer, ma che le rimane attaccato e la tormenterà per il resto della sua vita.

Unsane è progettato da Soderbergh per esaltare le ottime capacità recitative di Claire Foy, è evidente fin dalle prime inquadrature. Non è però solo un esercizio di stile ma un buon thriller, che probabilmente non resterà nella storia del cinema ma sicuramente tormenterà i nostri incubi per un po’.

Dopo l’ottimo Logan Lucky, dunque, il talentuoso regista dimostra di non aver perso lo smalto che lo contraddistingue, lasciando l’acquolina in bocca per i suoi prossimi progetti. Il primo girerà intorno al mondo dell’NBA, il successivo si concentrerà sulle implicazioni politiche del recente scandalo Panama Papers. Insomma, di carne al fuoco ce n’è.

Qualunque cosa abbia una storia la divoro: film, serie TV, fumetti, libri, videogiochi. Mr. Z dice di stare attento alla linea, ma io rispondo che di cultura pop non è mai morto nessuno. Finora.