After Life: la vita dopo la morte secondo Ricky Gervais [recensione]

Article by · 17 Marzo 2019 ·

After Life è disponibile su Netflix dall’8 marzo. Scritta e diretta da Ricky Gervais, la serie racconta la vita di un uomo duramente colpito dalla recente morte della moglie.

Vivo o morto

Vita e morte sono concetti che appartengono a tutti gli esseri viventi. Dal lombrico che striscia nel sottosuolo agli uccelli che volano tra le nuvole. È apparentemente facile distinguere cosa è vivo da cosa non lo è. Solitamente se il lombrico o l’uccello si muovono, li consideriamo vivi. Quindi essere vivi è tipicamente collegato al concetto di essere animato, la possibilità di muoversi autonomamente dovrebbe definirci in tale stato.
Ricky Gervais non sarebbe d’accordo. E il suo ultimo progetto, After Life, lo spiega molto bene.

Il buon Ricky interpreta Tony, uomo vivo solo per modo di dire, un giornalista che ha subito un grave lutto. Sua moglie Lisa, infatti, è da poco morta a causa di un cancro al seno, lasciando lui e il loro cane, Brandy, in una casa che appare ora tremendamente vuota. Lisa “comunica” con Tony attraverso dei video girati durante la sua degenza in ospedale, attraverso i quali cerca di consigliare al marito un modo per affrontare la sua morte e andare avanti. La realtà è che la morte di Lisa è anche la morte di Tony. L’uomo si abbandona ad uno stato di totale trascuratezza, pervaso da un nichilismo tragico e dalla continua voglia di spezzare anche l’ultimo barlume di vita che scorre in lui. Quest’ultimo rappresentato dal suo adorabile cane, il cui amore gli impedisce più volte di suicidarsi.

La tragicomicità caustica di Gervais

Raccontata così, After Life sembrerebbe un dramma puro e crudo, e invece durante la visione si ride moltissimo. Gervais, infatti, coniuga il suo cinismo con una comicità da commedia nera che non risparmia nessuno, volta a scardinare le contraddizioni insite nei comportamenti umani e nell’insensatezza della vita stessa. Una black comedy pervasa costantemente da un eccesso di malinconia che sembra scaturire direttamente dall’animo devastato di Tony. È un piccolo trattato esistenzialista nel quale il comico inglese rappresenta la sua visione affranta e disincantata della vita, e lo fa provocando un misto di ilarità e fastidio nello spettatore, pungente come in tutti i suoi spettacoli ma perfettamente coerente con la storia che vuole raccontare.

Tra l’altro, Tambury è uno splendido paese rurale inglese nel quale convive un ecosistema molto vario di umanità. Dall’invadente postino Pat all’assillante Brian, che cerca in tutti i modi di far sì che il suo nome appaia sul giornale. Ogni personaggio di After Life, che ruota in qualche modo intorno a Tony, ha la sua particolarità e la sua weirdness, caratteristiche che non oscurano la figura del protagonista ma completano la sua caratterizzazione attraverso il loro rapporto con lui. Per esempio, nel processo di recupero di Tony hanno un grandissimo peso la vicinanza di Daphne, la sex worker come si definisce lei, e Penelope, la vedova con la quale si incontra regolarmente al cimitero. Così come l’irrilevanza comica dei fatti di cronaca raccontati dalla Tambury Gazette, da bambini ciccioni che suonano il flauto con il naso o famiglie che disegnano i baffetti ai loro neonati perché assomiglino a Hitler.

Viaggio all’inferno e ritorno

After Life può quindi essere considerato come una riflessione toccante e personale da parte di Gervais sul rapporto tra la vita e la morte. Un equilibrio fragile tra due stati dell’essere che non sono semplicemente deducibili dalla biologia ma in modo particolare derivano dalla condizione interiore di un individuo. E, alle volte, il lutto e il dolore della perdita si possono superare solo attraverso un percorso personale. L’impertinenza delle persone che ti stanno vicino, sebbene spinti da intenzioni nobili, rischia di essere un ostacolo alla buona riuscita della propria ripresa emotiva. Tutti hanno i loro problemi, questo si sa, ma dal punto di vista di chi soffre, nessuno riesce mai a capire fino in fondo il proprio dolore.

Ricky Gervais affronta i suoi demoni e offre una visione estremamente soggettiva della possibilità di superare un momento di dolore che uccide, letteralmente, la voglia di vivere di qualunque persona. After Life è una piccola perla che non si schiera e non pretende di avere la soluzione al problema, ma ne dà una sua interpretazione riuscendo ad essere anche un ottimo prodotto di intrattenimento.


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