American Gods: idolatrie del nuovo secolo.

Article by · 1 Maggio 2017 ·

L’attesa è finita: l’attesissima serie di American Gods, adattamento del famoso romanzo di Neil Gaiman, è andata finalmente in onda e noi di Why So Serial l’abbiamo vista a tempo di record.

L’inizio è avvicente e introduce molto bene i temi ricorrenti della saga: un narratore onnisciente, alla sua scrivania, ci narra cosa fosse per i vichinghi il concetto di “divino” e come fosse strutturato, compresi i sacrifici umani e le guerre che andavano a compiersi.

Il nostro protagonista, Shadow Moon (Ricky Whittle di The 100), scopre, tramite il direttore del carcere dov’è rinchiuso, che la moglie è morta a due giorni dal suo ritorno a casa e che dovrà andare al funerale. Abbattuto e triste per la notizia, s’imbatte in aeroporto in un eccentrico vecchio, Mr. Wednesday. Il vecchio lo pressa di domande finché l’uomo non accetta di lavorare per lui. Se a primo impatto il suo datore di lavoro sembra strano, Shadow capirà che la situazione è molto più bislacca di quanto non creda, ritrovandosi poi in situazioni estreme proprio per quel lavoro.  Ma perché proprio lui? E perché quell’uomo così anziano è minacciato da tutta quella gente? E chi è il tizio strano che lo rapisce e lo carica su una limo, minacciandolo in tutti i modi?

Scritto ormai quasi vent’anni fa, American Gods è uno dei primi romanzi di Gaiman dopo la chiusura del fumetto cult Sandman, iniziato negli anni ’80 e finito in prossimità del 2000.

Gaiman, che è il produttore della serie televisiva, ha dato molte dritte ai registi (gli indimenticabili Fuller e Green, noti al pubblico per Hannibal e Heroes).

La caratterizzazione dei personaggi è molto buona e anche i personaggi più “marginali” nella serie appaiono ben esposti e resi al meglio. La regia, delirante e distorta, rende quanto e come Shadow tema di essersi ritrovato in un solito guaio più grosso di lui. Ci sono stati dei picchi nella puntata che ci hanno davvero fatto esclamare “WOW!”.

Nonostante le critiche di alcuni sulla resa della regia nella prima puntata, l’episodio è ben girato e le scenografie sono bellissime, ricreando quei bar malfamati, i cimiteri e le chiese immaginate da Gaiman che, molto spesso, hanno creato confusione nei lettori e addirittura fanart per visualizzare al meglio quanto avevano letto poco prima. La serie, secondo lo zoccolo duro dei fan, potrebbe essere finalmente l’occasione di vivere ancora meglio l’opera di Gaiman senza rinunciare a una buona serie televisiva che rappresenta al meglio quei personaggi che hanno accompagnato, più o meno, molti ragazzi durante la loro adolescenza.

Sul destino della serie in quanto adattamento, staremo a vedere: la Starz ha già rinnovato per una seconda stagione e non ci è ancora dato di sapere quanto sarà lasciato della trama originale e quanto sarà cambiato, con influenze che forse verranno prese proprio da Sandman (almeno secondo voci di corridoio).

Inoltre, l’uomo seduto allo scrittoio all’inizio, cosa c’entra con tutta questa storia contorta? Tenetelo bene a mente perché, in qualche modo, vi ha già svelato gran parte della serie senza essere troppo brusco, introducendovi a quella che, secondo voci di corridoio nel libro, sarà una vera e propria guerra civile con due fazioni ben distinte.  Escluso Shadow, che, purtroppo per la sua indole, si trova sempre in mezzo ai guai pur non avendo la vaga idea di cosa stia davvero succedendo.

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